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Pierluigi Cervellati
Un profeta, cento fantasmi
18 Aprile 2007
Recensioni e segnalazioni
La lezione di Cederna è stata dimenticata? Amare considerazioni in margine al volume IBC "Un italiano scomodo". Dal Corriere della Sera, ed. Bologna, 18 aprile 2007

Maria Pia Guermandi e Valeria Cicala, brave e coraggiose, sono riuscite a pubblicare «Un italiano scomodo. Attualità e necessità di Antonio Cederna » (Bonomia University Press). Brave già nel titolo. Cederna è attuale come all'inizio della sua attività e sarebbe indispensabile ricordarlo sempre, non solo in occasione del decimo anniversario della morte. Brave perché sono riuscite a legare i ricordi personali (del tutto inedito quello di Giulia Maria Crespi) sull'uomo scomodo e il suo profilo di giornalista denigrato come inutile «Cassandra ». L'incisiva selezione dei suoi testi, che sembrano scritti oggi, dimostrano la nostra scellerataggine. Antonio Cederna non è stato solo un agguerrito difensore del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. E' stato un precursore, un drammatico augure, dello scempio culturale che ha devastato (e continua a devastare) l'Italia.

Maria Pia Guermandi, archeologa anche lei come Cederna, nella bellissima introduzione mette in luce il «combattente di una infinita battaglia di civiltà». Ricorda l'amico che scrisse: «Cederna non ha vinto. Non poteva vincere». Concorda con questo parere, ma precisa come la sua battaglia abbia aumentato, nonostante il permanere della rendita fondiaria, la sensibilità verso il mantenimento e la manutenzione dei beni culturali. E abbia diffuso, nonostante il sostegno dato dallo Stato al turismo di rapina, una più matura consapevolezza culturale della fragilità del nostro territorio, «bene irriproducibile ».

Cederna non ha perso. I perdenti siamo noi. Anche noi, emiliano-romagnoli, abbiamo dimenticato la lezione di Cederna. Abbiamo dimenticato il suo incitamento alla pianificazione quale «unica soluzione » per progettare presente e futuro.

Le due curatrici lavorano presso l'Istituto dei Beni Culturali, l'istituto regionale che ha sostenuto la pubblicazione di questo libro. Oltre che brave, hanno avuto - dunque - molto coraggio. La Regione Emilia- Romagna ha abdicato sul fronte della pianificazione territoriale e ha accantonato il piano elaborato alla fine degli anni Ottanta. Proprio quando Cederna citava l'Emilia-Romagna come esempio, sia per la salvaguardia del paesaggio che per la politica di tutela dei centri storici. Adesso anche l'Istituto — sorto come supporto della pianificazione e programmazione dei beni culturali della Regione — sembra lanciato verso la disoccupazione. Ci lavorano oltre un centinaio di persone, ma di ricerche sul territorio e sull'ambiente nemmeno l'ombra. Solo sui centri storici è ritornata una nefasta attenzione: l'obiettivo è riuscire a inserire al loro interno l'architettura moderna. Convegni e perfino filmati per convincere che il restauro della città storica impedisce all'architettura moderna di manifestarsi. «Sciagurati» li avrebbe definiti Cederna. Ed è assai preoccupante osservare come sempre più spesso l'Istituto sostenga, anche partecipando direttamente, iniziative tese a cancellare quelle stesse leggi che la Regione si era data negli anni in cui si cercava di mettere in pratica l'etica di Antonio Cederna.

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