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Reyes Mata Iii
Un museo rurale circondato dallo sprawl
6 Febbraio 2012
Dalla stampa
Quando un ragazzino da cinquanta chili incontra davanti a casa un toro da una tonnellata e mezza non c’è partita. Magari però si poteva evitare. Deseret News, 5 febbraio 2012 (f.b.)

Titolo originale: NM farm, ranch museum adjusts to urban sprawl - Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

LAS CRUCES, New Mexico — Nei ranch da queste parti c’è un paio di semplici regole da seguire: non mancare alla parola data, non cercare di fare il furbo quando arriva il tuo turno di sistemare il fieno, ma soprattutto non dar mai – assolutamente mai – da mangiare le patatine al bestiame. “Certo hanno un buon sapore, loro le mangiano, ma non gli fanno bene” spiega Mark Santiago, direttore del New Mexico Farm & Ranch Heritage Museum sulla Dripping Springs Road fuori da Las Cruces. Coi nuovi quartieri che arrivano a lambire i terreni del museo, anche la vita di campagna deve adesso adattarsi a quei curiosi cittadini che sbirciano dentro al ranch. Così Santiago deve stare a pensare alle patatine — che qualcuno ha offerto al bestiame — o alle carte di caramelle, e a tutta la serie dei rischi che corre la gente di città incontrando le bestie, mentre attraversa la tenuta di 19 ettari dedicata alla memoria di tremila anni di storia dell’allevamento in New Mexico.

Quando il museo ha aperto nel 1998 era circondato da spazi aperti. “Adesso siamo circondati da edifici” continua Santiago, indicando dal sentiero sabbioso i quartieri circostanti che confinano con quella che era una zona totalmente isolata. L’unica soluzione adesso sarebbe di costruire una recinzione tutto attorno al ranch per controllare gli incontri fra la gente e il bestiame, soprattutto i ragazzini che ci passano attraverso e potrebbero pensare di scavalcare le palizzate che già ci sono per avvicinarsi di più agli animali. “Il nostro timore è che con sempre più spazi residenziali e attività varie che crescono attorno al museo, finiremo per diventare un’isola rurale in un oceano urbano”.

A agosto si è inaugurata la scuola superiore Centennial — migliaia di studenti, personale e altri addetti che si muovono a qualche centinaio di metri di distanza – e chi lavora nel ranch spera che almeno con una recinzione si possa evitare una tragedia, se qualche studente volesse avventurarsi nella zona delle stalle. La scuola una recinzione d’alluminio ce l’ha, ai margini, ma oltre c’è il deserto senza alcun ostacolo, fino alle palizzate dietro le quali si trova il bestiame. “La gente non capisce quanto sono pesanti”, racconta Greg Ball, responsabile di gestione, e si riferisce ad alcuni degli animali del ranch. Abbiamo qui un toro che pesa circa una tonnellata e mezza. Per quanto tu gli possa voler bene, basta che faccia un movimento sbagliato e ti schiaccia, fine del divertimento”.

I responsabili del museo si sono rivolti all’Ufficio Cultura – quello che dà i finanziamenti – per costruire la recinzione. A luglio l’ufficio ha presentato alla commissione finanze statale una richiesta di complessiva per tutto il territorio di 16 milioni di dollari, spiega la responsabile Anne Green-Romig, nella quale erano compresi i 750.000 per la recinzione di sicurezza “spiegando chiaramente il motivo e il contesto” precisa. Ma da qui alla scadenza del governo il 16 febbraio la distribuzione dei finanziamenti può modificarsi: “Si sa quello che entra, ma non quello che esce”. Anche se si dovesse finanziare tutto quanto, il governatore potrebbe comunque esercitare un diritto di veto condizionando i finanziamenti. Dopo l’erogazione c’è ancora aperto l’equilibrio nella distribuzione dei fondi nel territorio dello stato. Dave DeWitt, presidente del comitato da cui dipende il Farm & Ranch Heritage Museum, è convinto che quel recinto sia “una questione di sicurezza da risolvere ora, non da rinviare. Animali grossi, pericolosi, voglio evitare che qualcuno si faccia male. Vogliamo che il nostro museo non danneggi nessuno”.

Aggiunge il direttore Santiago: “C’è un toro da una tonnellata e mezza, e un ragazzino da cinquanta chili scarsi: chi vince? Questo è il nostro problema”

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