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Mauro Lissia
Tuvixeddu, stop ai lavori fino alla sentenza
2 Aprile 2008
Sardegna
Come avevamo anticipato ieri, il Consiglio di stato ha fermato i lavori di distruzione della grande necropoli in attesa della sentenza di merito. La Nuova Sardegna, 2 aprile 2008

CAGLIARI. Sul cemento di Tuvixeddu si decide il 30 maggio, ma prima che il Consiglio di Stato depositi la sentenza d’appello, che sarà anche definitiva, nessuna delle tre imprese impegnate nei lavori sui colli punici della città accenderà i motori delle betoniere. Tutto fermo, in base a un accordo proposto dai legali di Coimpresa, accolto dal presidente della sesta sezione Giuseppe Barbagallo e avallato dai difensori delle parti pubbliche e private in causa. La Regione ha insistito perchè si andasse alla sospensiva, il giudice ha preferito la linea del rinvio.

Non c’è spazio per i trionfalismi e neppure per la delusione: i giudici amministrativi romani hanno scelto di non esprimersi sulla richiesta avanzata dalla Regione, dal ministero dei Beni culturali, da Italia Nostra e da Legambiente di sospendere l’efficacia della sentenza con la quale il Tar Sardegna ha bocciato i vincoli imposti dalla giunta Soru, accogliendo integralmente i ricorsi di Coimpresa, Comune e Raimondo Cocco costruzioni. La scelta di non decidere è legata a due necessità: quella di affrontare con calma la montagna di faldoni che raccontano la complessa vicenda politico-amministrativa di Tuvixeddu e l’altra, non meno importante, di ridurre a una sola udienza il prevedibilissimo scontro fra i due schieramenti di avvocati, pronti a darsi battaglia in vista di un obbiettivo diventato centrale al di là del valore storico dei colli cagliaritani. Scelta logica, perchè una decisione sulle istanze di sospensiva sarebbe stata certamente letta, in un clima così teso, come un’anticipazione di giudizio. I giudici hanno preferito evitare il rischio, richiamando le parti al buon senso: due mesi di tempo a disposizione di tutti ma a bocce ferme, perchè i beni in discussione non vengano pregiudicati con nuovi colpi di bulldozer e i legali possano affilare le armi per una contesa che sarà finale. Al patto hanno aderito formalmente anche i difensori dell’impresa Cocco - gli avvocati Benedetto e Antonello Ballero - malgrado il decreto cautelare di stop ai lavori, firmato il 14 marzo dal presidente del Consiglio di Stato su richiesta della Regione, sia ormai scaduto.

La posta in gioco è altissima. Coimpresa si gioca la possibilità di realizzare un progetto che sulla carta si presenta ad alta redditività, coi lavori già avviati. La Regione e il comune di Cagliari - stranamente antagonisti, nonostante si tratti di difendere un bene collettivo - un pezzo della loro credibilità istituzionale.

Con un grande punto interrogativo sugli esiti del confronto una cosa è apparsa chiara nell’austera aula del Consiglio di Stato: il ministero dei Beni culturali è al fianco della Regione. Basta leggere il ricorso firmato dall’Avvocatura dello Stato per trovare la conferma: in tre pagine scarne ma analitiche i legali pubblici attaccano alle fondamenta la sentenza del Tar sardo, entrando con forza nel merito delle valutazioni tecniche e lanciando un giudizio di parte, ma comunque significativo, su alcune scelte del collegio cagliaritano. Su tutte quella di aver manifestato pareri extragiuridici su aspetti di taglio culturale, come la mappatura delle aree da sottoporre ai vincoli in base al Codice Urbani. E come il sospetto, manifestato esplicitamente dal Tar, che l’iniziativa del governo Soru di bloccare i lavori a Tuvixeddu nascondesse l’intenzione di aprire la strada a un piano alternativo, quello firmato dal celebre architetto francese Gilles Clement. Su quest’aspetto però la partita è aperta: c’è un’inchiesta giudiziaria condotta dal sostituto procuratore Daniele Caria dopo l’esposto depositato dal legale di Coimpresa, Agostinangelo Marras. Improbabile, sul piano strettamente tecnico, che le valutazioni del magistrato penale coincidano con quelle del giudice amministrativo: sono problemi diversi.

Partita tutta da giocare, dunque. Ma le note di commento nel corso della giornata sono fioccate lo stesso. La Regione - patrocinata dagli avvocati Paolo Carrozza, Vincenzo Cerulli Irelli e Giampiero Contu - ha espresso «grande soddisfazione per la posizione decisa e coraggiosa assunta nella vicenda a sostegno della legittimità del vincolo dal Ministero per i beni culturali, attraverso l’Avvocatura generale dello Stato e dalle principali associazioni ambientaliste, Italia Nostra e Legambiente. In questa buona compagnia - è scritto in una nota - la Regione andrà avanti nella tutela dell’ambiente e del paesaggio contro ogni tentativo di appropriazione speculativa del patrimonio naturale e storico dell’isola».

Legambiente - tutelata dall’avvocato Giuseppe Andreozzi - definisce «salomonica anche se non risolutiva» la decisione dei giudici romani e conferma come «il blocco delle attività di cantiere fosse una necessità imprescindibile». Soddisfatto anche l’avvocato Carlo Dore, legale di Italia Nostra. Mentre Coimpresa - i difensori sono Pietro Corda, Antonello Rossi e Duccio Maria Traina - sottolinea di aver deciso «volontariamente di non iniziare i lavori prima della data dell’udienza» e smentisce una nota diffusa nel sito della Regione in cui si parlava impropriamente di provvedimenti inibitori: «Restano interamente valide ed efficaci - scrive l’amministratore Giuseppe Cualbu, figlio di Gualtiero Cualbu - le sentenze del Tar di annullamento dei vincoli». Coimpresa respinge le accuse di «appropriazione speculativa» perchè sono riferite «a un progetto che prevede la cessione al pubblico di 38 ettari su 48 e la realizzazione di servizi necessari alla riqualificazione dei quartieri popolari circostanti. Ancora una volta - si chiude la nota - vengono usate argomentazioni e toni poco consoni a un’istituzione pubblica quale è la Regione, che intende colpire ingiustamente una parte dell’imprenditoria sarda».

Silenzio dal Comune, difeso in giudizio dagli avvocati Ovidio Marras, Massimo Massa, Federico Melis e Marcello Vignolo.

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