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Turisti, «fastidio» necessario?
16 Agosto 2009
Vivere a Venezia
Tre articoli sul turismo a Venezia, da la Nuova Venezia, 13 luglio 2007 e una postilla

La città e i turisti, ci vuole il commissario

di Giacomo Cosua

Sono i veneziani che devono trattare meglio i turisti o viceversa? Polemica infinita, ma forse le soluzioni ci sono. Lo spunto arriva dall’Associazione veneziana albergatori che chiede a residenti e operatori del settore di dimostrarsi un po’ più aperti, gentili e disponibili nei confronti degli ospiti. E le reazioni piovono, con critiche e proposte, dimostrando quanto l’argomento sia sempre un nervo scoperto.

Secondo Ernesto Pancin, segretario dell’Aepe (pubblici esercenti), i turisti a Venezia sono i benvenuti, anzi è «senza senso» parlare di intolleranza da parte della cittadinanza nei loro confronti. «I turisti che vengono con la giusta cultura di ciò che significa essere a Venezia sono coloro che riescono ad accrescere il valore di questa città. Queste polemiche sul fatto che a Venezia la cittadinanza sia scortese con lo straniero arrivano sempre d’estate, magari da testate come il Times; gli inglesi sono solo invidiosi». Pancin non nega il fatto che qualcuno sia maleducato, ma «sono solo casi singoli».

Secondo Roberto Magliocco, presidente dell’Ascom Venezia, invece il problema è serio e articolato. E i flussi vanno regolamentati: «L’Actv dovrebbe differenziare il servizio tra turista e veneziano, non è possibile che i pendolari usino lo stesso mezzo pubblico degli ospiti, sempre sovraffollato». E poi una richiesta alle guide: «Bisogna che facciano fare alle comitive percorsi studiati in modo da ridurre i disagi al minimo, facendo camminare nelle calli più strette i turisti due a due oppure in fila indiana».

Sempre secondo il presidente dell’Ascom, «bisognerebbe mettere vigili sui ponti più affollati e divieti e sensi unici nelle calli per i turisti. D’altra parte capisco anche chi, per esempio, arriva al Tronchetto e non trova i servizi minimi di accoglienza: basti pensare all’assenza di wc.... E’ ora di finirla di vedere il turismo come un danno - aggiunge Magliocco - solo il sindaco ha capito che è una ricchezza».

Dal presidente dell’associazione Piazza San Marco, Alberto Nardi, arriva una proposta: «Ci vorrebbe, al posto dell’assessore al Turismo che cambia a ogni elezione, un commissario al Turismo che programmi la politica di attenzione a questo fenomeno chiave per l’economia cittadina». Nardi non giustifica alcun tipo di maleducazione da parte dei commercianti e dei residenti, e spiega: «Venezia è come una Ferrari che però viene guidata come una utilitaria. E’ ora di inserire professionalità e competenza in città in tutti i servizi legati al turismo, facendo sì che si riesca a gestire al meglio sia il decoro sia la domanda».

Renato Morandina, presidente Apt, scherza: «L’unico commissario valido è Montalbano». Poi aggiunge serio: «Bisogna fare una politica di crescita che ritorni a gestire le risorse al meglio, offrendo servizi in linea con i prezzi. Così si eviterebbero le lamentele dei turisti. Per questo ci vuole professionalità tra gli addetti».

Infine, ecco l’assessore Augusto Salvadori: «I turisti a Venezia sono i benvenuti, a patto che rispettino le norme di comportamento, sacre in una una città millenaria; inoltre il veneziano ha diritto vaporetti dove potersi sedere».

«Mandiamo gli operatori a lezione di bon ton»

di Giovanni Cagnassi

Albergatori veneziani e della costa a scuola di bon ton. Parola del presidente di Federalberghi Veneto, Marco Michielli, che dalla sua Bibione conferma: «Hanno ragione i turisti a lamentarsi e l’Ava a sollevare il problema: a Venezia, e anche nelle località lungo la costa veneziana, si sorride poco agli ospiti».

L’appello dell’Ava, che ha chiesto ai veneziani maggior gentilezza e disponibilità nei confronti dei turisti di tutto il mondo, vede Michielli perfettamente concorde.

Michielli, cosa si può fare per essere più gentili e sorridenti?

«Beh, prima di tutto si può imparare: e mi riferisco all’organizzazione di corsi di formazione specifici che rientrano nel campo della comunicazione, ma servono soprattutto a imparare come dare una sensazione di benessere, di serenità».

C’è chi lo fa meglio di noi?

«Sicuramente sulla costa romagnola è tutto molto diverso. La gente sorride, è felice e te lo fa capire quando arrivi anche al casello dell’autostrada. Poi penso alla Thailandia, un Paese dove la gente stenta a sopravvivere eppure è sempre felice e serena e accoglie i turisti a braccia aperte».

Ma forse c’è chi è anche peggio di noi.

«Direi di sì: se i veneziani non sorridono, figuriamoci i friulani...».

Ma c’è una differenza tra Venezia e le altre località della costa veneziana: da Jesolo a Bibione, da Caorle a Sottomarina?

«Non mi pare che non ci sia alcuna differenza. Qui tutti hanno il “muso”. Il mio sogno è invece di vedere anche lo spazzino che la mattina sorride al turista e gli dice buon giorno, lo stesso il vigile, magari con una fascia che indica che può essere anche interprete. Possiamo compiere molti passi avanti in questo senso».

E’ sempre stato così nella terra della Serenissima?

«No, il nostro modello è la locanda veneziana del ’500 che aveva fatto scuola. Se andiamo a scartabellare libri e archivi, scopriamo che loro già sapevano fare turismo e sorridevano esattamente come oggi fa la costa romagnola. Questo deve tornare il nostro obiettivo».

E cosa è cambiato nei secoli?

«La nostra economia era fondata sull’agricoltura, e il contadino non ha molto da ridere, piuttosto lavora sotto il sole cocente. Poi sono arrivate le fabbriche e anche gli operai non hanno tanto da stare allegri, soprattutto oggi. Dobbiamo tornare alla nostra anima commerciale, alla cortesia e alla trasmissione di una vera serenità che è fondamentale per chi fa turismo a certi livelli. Solo questo può salvarci nel futuro dalla concorrenza di altri Paesi che si affacciano nel panorama internazionale del turismo».

Pensiamo solo alla Croazia: se si spargesse la voce che, oltre ai prezzi più bassi e all’acqua turchese la gente ha anche imparato a essere gentile, per la costa veneziana sarebbero davvero dolori.

«La sublagunare sarebbe letale»

di Alberto Vitucci

«La sublagunare? Per Venezia potrebbe essere letale. Perché farà aumentare il numero di turisti mordi e fuggi, già oggi oltre i 20 milioni l’anno, e avrà un impatto pesantissimo sull’equilibrio di questa città». Beppe Caccia, capogruppo dei Verdi in Consiglio comunale, apre le ostilità sul grande progetto, di nuovo in discussione in questi giorni dopo qualche anno di oblìo. E firma una interpellanza urgente al sindaco Massimo Cacciari per chiedere quali siano le intenzioni della sua giunta sul futuro della grande opera. E’ vero che Caccia era in giunta con Paolo Costa quando, quattro anni fa, la sublagunare venne definita «di interesse pubblico». E che il sindaco Cacciari aveva predicato «discontinuità» rispetto a quella politica. Oggi Cacciari, pur molto perplesso sull’opera, è più prudente. E Caccia va all’attacco. «Giusto chiedere la Valutazione di Impatto ambientale nazionale, come ha fatto il sindaco», dice, «dovremo avere l’assoluta certezza che non buchino il caranto e non sfascino il territorio. Ma c’è anche il problema dell’impatto turistico». «La mobilità», conclude Caccia, «non può essere slegata dall’idea di città che vogliamo».

Intanto c’è chi come il consigliere regionale dell’Udc Francesco Piccolo chiede che la sublagunare sia prolungata fino al Lido e a Pellestrina. «Non ha senso limitarsi al tubo fra Tessera e l’Arsenale», dice. A lanciare per primo l’idea del treno subacqueo fu nel 1990 il sindaco democristiano - oggi compagno di partito di Piccolo - Ugo bergamo. Allora la proposta venne affossata sotto l’onda della protesta della cultura mondiale.

E c’è anche chi ricorda come fra Tessera e l’Arsenale sarebbe invece molto più conveniente una nuova linea di motonave. «Lo avevo proposto qualche anno fa, lo ha proposto inascoltata anche la Municipalità», dice il capogruppo di Rifondazione a Ca’ Loredan Sebastiano Bonzio, «c’è già il terminal a San Francesco della Vigna, e una motonave porta in un’ora il doppio di passeggeri di quanto gli studi hanno previsto per la sublagunare». E’ la famosa «opzione zero», che molti studiosi dei trasporti hanno indicato come ottimale. Perché il problema, secondo gli esperti, non è certo quello di come portare più gente a venezia.- ma di gestirli una volta che siano arrivati. Invece si va avanti con il rpogetto, affidato nel 2003 a una cordata di imprese con capofila la Mantovani (la stessa del Mose), con Sacaim, Actv, Bnl, Net Engineering, Studio Altieri, metropolitane milanesi. 450 milioni di euro per costruire il nuovo tunnel da Tessera all’Arsenale.

Postilla

Chi passa qualche giorno a Venezia, e magari c'era già stato anni prima, è certamente sgomento per il degrado cui il turismo ingovernato (o governato da meri interessi bottegai) condanna la città. Questa non è più riconoscibile. Se è ancora in parte vivibile, lo è solo perchè sopravvive ancora la forma urbis costruita nei secoli della Serenissima: chi è venuto dopo ha tolto, non ha donato nulla.

Gli operatori del degrado non sono solo i bottegai che conducono a Venezia torme e carovane, nè quelli che - per guadagnare un po' di più - vendono paccottiglia globale. Colpevoli non sono soltanto quanti promossero l'eliminazione del controllo pubblico sui cambi di utilizzazione degli immobili e parti di essi, o se ne resero complici.

Colpevoli del degrado progrediente sono anche, e forse più di tutti, quanti governando la città hanno scelto di privilegiare gli interessi economici di qualche potente categoria (gli albergatori, i commercianti, i mediatori d'affari, i mercanti d'arte, e il "blocco turistico" che attorno di essi si aggrega) che da questo turismo traggono beneficio, contro la qualità della città lagunare.

La qualità di Venezia e questo turismo sono incompatibili.Possibile non accorgersene? Possibile non comprendere che questo turismo va combattuto, e sostituito con un diverso tipo di attività? O che, quanto meno, va governato, e in primo luogo ridimensionato e reso meno incompatibile con la città? Il dibattito che gli articoli qui riportati testimoniano è invece tutto sotto il segno dell'auspicata crescita dei flussi e delle presenze, della maggiore efficienza e cortesia degli noperatori. E se qualcuno si occupa del "decoro", si limita a chiedere che i turisti non si mostrino a petto nudo. Nessuno che pensa, per esempio, e vietare carovane di decine di persone in una città che è a dimensione d'uomo, e non di branco.

Se qulcosa si programma, sono infrastrutture che questo turismo possano agevolare ulteriormente. La metropolitana sublagunare, che riceve consensi inaspettati e provoca solo sparute resistenze, è una di queste.

Non sembra lontano il giorno in cui bisognerà dire: addio Venezia!

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