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Sandro Roggio
Turismo non è fare più case
15 Agosto 2009
Sardegna
Nella campagna elettorale sarda si contrappongono due concezioni opposte di governo del territorio. Da La Nuova Sardegna, 28 gennaio 2009 (m.p.g.)

Tra le molte mistificazioni della campagna elettorale, una si ripropone con particolare insistenza. E’ contenuta nello slogan della destra a proposito delle politiche di governo del territorio che avrebbero bloccato lo sviluppo economico della Sardegna. L’argomento, molto capzioso, sottintende l’equivoco alla base degli assalti al paesaggio - soprattutto costiero - che si sono ripetuti in questo mezzo secolo, con danni irreversibili e con scarsi tornaconti per le comunità locali. Turismo è fare case - è il messaggio di Berlusconi molto chiaro a riguardo -; l’obiettivo è insieme quello di saldare tutte le attese, pure quelle in contrasto, come se non ci fosse nessuna differenza tra palazzinari e pizzaioli. Occorre replicare alla cattiva informazione con dati inequivocabili a proposito della crescita della Sardegna in un momento di grave crisi economica.

Non mi soffermo sul successo che l’isola riscuote proprio per le sue scelte di tutela rigorosa dei luoghi, cosa che la premierà in futuro anche perché i turisti si sono fatti esigenti e disdegneranno - già evitano se possono - le falsificazioni dei villaggi vacanze. Ma sono i numeri qui ed ora che incoraggiano e smentiscono alla radice la descrizione dell’isola castigata dalle scelte del Piano paesaggistico. Quelli del 2007 che indicano una crescita degli occupati, pure in quadro drammatico soprattutto per il Sud del Paese; e per stare ai flussi turistici della stagione trascorsa occorre rilevare che, a fronte di un preoccupante calo in molte regioni, la Sardegna segna un incremento significativo di arrivi e presenze. Cresce soprattutto il numero di viaggiatori interessati a paesaggi naturali e culture e tradizioni locali, sempre più distanti, si prevede, dal modello alimentato dal consumo delle risorse ambientali e dal ciclo edilizio che Berlusconi vorrebbe perpetuare. Ma è un altro dato che emerge di recente a smentire la destra: a proposito del blocco dei cantieri che sarebbe provocato dai provvedimenti di questa legislatura.

Dovrebbe fare riflettere - l’indizio è di non poco conto - la crisi del comparto dell’edilizia ad Arzachena cioè in quelle zone a più intensa propensione al rischio d’impresa, per via dei valori sbalorditivi dei volumi edificati da quelle parti. La notizia clamorosa («La Nuova Sardegna» del 24 scorso) è in contraddizione con le affermazioni della destra («Soru ha impedito alla Sardegna di crescere»). Perché se su quattrocento concessioni edilizie in uscita, cento non sono state ritirate vorrà dire qualcosa. Vuol dire che la domanda di case è in calo (e Soru non c’entra proprio nulla), è in calo almeno quanto basta perché alcuni operatori decidano di non investire. Tant’è che il Comune ha pensato, molto saggiamente, di interrogarsi sul modello di sviluppo («si deve creare una mentalità differente rispetto al passato»), usando gli stessi argomenti posti alla base del del Piano paesaggistico che appunto scommette su un nuovo modo di governare il territorio basato soprattutto sulla conservazione delle risorse, sulla qualità degli interventi, sul recupero del patrimonio edilizio esistente. Segno che la propaganda non sempre funziona?

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