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Dario Predonzan
Trieste. Lo speculatore pubblico ai danni dei cittadini
11 Giugno 2008
Spesso chi dovrebbe dare priorità agli interessi comuni antepone una visione affaristica nell’uso dei beni che gli sono stati affidati. Scritto per eddyburg, 22 maggio 2008

Il contesto.

C’è un rione a Trieste, quello di S. Giacomo, particolarmente povero di verde pubblico (e anche privato), a causa dell’alta densità edilizia, aggravata dai tanti interventi sconsiderati degli ultimi decenni.

Si tratta anche, com’è facile comprendere, di un’area urbana soffocata dal traffico.

In questo rione esistono però due comprensori molto vasti, quello dell’ospedale infantile “Burlo Garofolo” e quello dell’ex ospedale per lungodegenti “S. M. Maddalena”, entrambi caratterizzati dalla presenza – intorno agli edifici – di ampi spazi verdi con decine di alberi d’alto fusto (molti dei quali secolari).

Nel 1994 la Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia aveva approvato le “linee di indirizzo per la riorganizzazione della rete Ospedaliera Triestina”, che prevedevano tra l’altro la dismissione di alcuni comprensori e la concentrazione di tutti i reparti nei due poli del vecchio ospedale “Maggiore” (da ristrutturare radicalmente) e del nuovo ospedale di Cattinara (da ampliare).

Nello stesso periodo cominciava l’iter amministrativo del nuovo PRGC triestino, fortemente voluto dal sindaco di centro - sinistra Riccardo Illy (eletto nel novembre 1993). Logica avrebbe voluto che il destino delle aree ospedaliere di prossima dismissione venisse definito dal nuovo strumento urbanistico e che per la “Maddalena” – così come per il “Burlo” - si prevedesse una destinazione prevalente a verde di quartiere, più servizi (anche questi carenti).

Non andò così. Stante l’urgenza dichiarata dal sindaco di arrivare al più presto all’approvazione del PRGC “per rimettere in moto il comparto edile”, nessuna modifica rilevante all’impianto del piano venne accettata e quindi anche le aree (ormai ex) ospedaliere mantennero la loro destinazione di sempre, ancorchè fosse noto che a breve se ne sarebbe dovuto ridiscutere.

Approvato il – peraltro pessimo - PRGC nell’aprile 1997, ci si sarebbe potuto aspettare che il Comune provvedesse subito ad avviare l’iter di una o più varianti, per il riuso dei comprensori ospedalieri da dismettere.

L’accordo di programma.

Nulla del genere. Nel marzo 1999, prima ancora di inserire il comprensorio della “Maddalena” nel patrimonio disponibile (e quindi vendibile), l’Azienda Servizi Sanitari Triestina chiedeva infatti al Comune di definirne il destino mediante un accordo di programma. Così si sarebbero potuti evitare “lacci e lacciuoli” burocratici, quali l’esposizione all’albo della variante, le osservazioni dei cittadini, la discussione delle osservazioni in Consiglio comunale, ecc…

Nel giugno 2000 gli uffici tecnici comunali consegnavano gli elaborati della variante al PRGC, da allegare all’accordo di programma. In base alla “vocazione edificatoria (!!!???) dell’area”, per “valorizzare il patrimonio dell’Azienda sanitaria” si prevedeva che la zonizzazione “U1” (zone per servizi ed attrezzature pubbliche) venisse modificata in “B2” (zone della prima fascia periferica ad alta densità edilizia). Il comprensorio, esteso su oltre 22.000 metri quadrati, sarebbe stato cioè “riqualificato” costruendovi innanzitutto una nuova strada ad uso pubblico che l’attraverserà diagonalmente. Soltanto una piccola palazzina di inizio ‘900 sarà conservata, realizzandovi attorno un’area verde di quartiere, di nuovo impianto, su 2.120 metri quadrati. Il resto degli edifici ex-ospedalieri (81.642 metri cubi, superficie coperta 7.100 metri quadrati) era destinato alla demolizione per far posto a quelli nuovi: quasi 137.000 metri cubi, con un’area coperta di 9.100 metri quadrati, che corrispondono a circa 1.300 nuovi residenti.

Si tratterà di edifici alti fino a 16,50 m. (poi l’altezza aumenterà, come vedremo), destinati a contenere residenze, uffici, attività artigianali di servizio, pubblici esercizi, alberghi e simili, attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio (queste ultime con superficie coperta di 2.500 metri quadrati), ecc. Inoltre, parcheggi stanziali – interrati – in funzione delle residenze e delle altre attività insediate, più un parcheggio pubblico da circa 300 posti auto, preferendo “una soluzione che contenga il parcheggio entro il terrapieno sulla via dell’Istria”. Veniva così decretata la scomparsa della porzione maggiore tra le aree verdi presenti nel comprensorio, quella dove si trovava la maggior parte delle alberature d’alto fusto.

Facile immaginare le conseguenze di simili previsioni sulla congestione dell’intero rione, già elevatissima. La variante non analizza però minimamente questi aspetti, né si preoccupa di descrivere la qualità e lo stato delle alberature presenti (tanto sono condannate…).

Del resto, si tratta di uno strumento urbanistico – se questa definizione ha ancora un senso in casi del genere … - caratterizzato dall’assenza totale della benché minima analisi su alcunché.

Il 14 marzo 2001 il Consiglio comunale discute la bozza dell’accordo di programma (e i relativi allegati), presentata dall’assessore all’urbanistica Ondina Barduzzi. La discussione si accende sull’ipotizzata (e poi smentita) realizzazione - in una parte del comprensorio – di una moschea, mentre ai consiglieri che chiedono di correggere alcuni contenuti urbanistici dell’accordo risponde l’assessore all’ambiente Gianni Pecol Cominotto (poi assessore anche nella Giunta regionale di Illy, che ha governato il Friuli Venezia Giulia dal 2003 al 2008): “ogni anche minima modifica legittima che il Consiglio dovesse apportare all’accordo di programma riaprirebbe l’iter di formazione dell’accordo stesso; facendo questo occorrerebbe una riapprovazione da parte dell’Azienda sanitaria il cui attuale organo monocratico (cioè il direttore generale Franco Zigrino – NdR) attende con ansia che si concluda questo procedimento, perché è influente sulla tenuta di bilancio dell’azienda”.

Prendere o lasciare. Il Consiglio approva quindi, con i voti favorevoli del centrosinistra, contrari centrodestra e PRC.

Il 16 marzo 2001 l’accordo di programma è firmato dal presidente della Giunta regionale Roberto Antonione (FI), dal sindaco Riccardo Illy e dal rappresentante di Zigrino.

Segue, nel maggio 2005, un “atto integrativo” dell’accordo, firmato dall’assessore regionale alla pianificazione territoriale Lodovico Sonego, dal nuovo direttore dell’A.S.S. Franco Rotelli e dal nuovo sindaco Roberto Dipiazza (FI), in base al quale i metri quadrati destinati alle attività commerciali al dettaglio aumentano da 2.500 a 5.000 (così il valore dell’area sul mercato immobiliare aumenta), mentre in un’area adiacente l’ex Ospedale si prevede troverà posto la nuova caserma della Polizia Stradale.

Il piano particolareggiato e la distruzione del verde.

Le previsioni della variante, prescrive l’accordo di programma, si attuano con un piano particolareggiato, di iniziativa pubblica o privata (se l’A.S.S. fosse riuscita nel frattempo a vendere l’area).

L’A.S.S., non avendo venduto nulla, affida l’incarico della stesura del piano agli ingegneri Giovanni Cervesi (già assessore all’urbanistica con Illy ai tempi della discussione sul nuovo PRGC) e Pierpaolo Ferrante, che lo consegnano nel novembre 2005.

I contenuti si discostano poco da quelli della variante, ma l’altezza massima dei nuovi edifici viene aumentata a 19,50 m.; le unità immobiliari ad uso residenziale o direzionale saranno 283 ed altrettanti i parcheggi pubblici, più quasi 24.000 metri quadrati di altri spazi di parcheggio (tra “stanziali” e funzionali alle attività commerciali) all’interno di un edificio multipiano a quattro livelli nella parte del terrapieno su via dell’Istria.

Il Servizio Verde Pubblico del Comune segnala “la necessità di mantenere il verde storico esistente lungo la via dell’Istria o per lo meno l’esecuzione di grandi trapianti delle specie arboree più idonee e significative”. Parole al vento.

Il 6 febbraio 2006 il Consiglio comunale approva il piano particolareggiato, con 17 voti favorevoli, 10 astenuti e due soli contrari (voto “trasversale” tra gli schieramenti).

Nel novembre 2007, infine, la Giunta comunale prende atto della rinuncia della Polstrada a costruire la nuova caserma nell’area adiacente e avvia l’iter per un nuovo accordo di programma con Regione, A.S.S. e ATER: al posto della caserma saranno costruiti 60 alloggi di edilizia pubblica sovvenzionata (vale a dire un ulteriore carico di circa 200 - 240 residenti).

Il resto è cronaca recente: Il Comune rilascia la concessione edilizia (quando? a chi? mistero: il “cartello di cantiere” piazzato all’ingresso del comprensorio, è bianco!), poi agli inizi del 2008 ruspe e motoseghe spianano tutto, compresi tutti gli alberi.

Visto lo scempio compiuto dalle motoseghe, la cittadinanza insorge tempestando i giornali di lettere di protesta, ma è ovviamente troppo tardi.

Considerazioni finali.

La vicenda conferma da un lato la totale noncuranza degli amministratori comunali, regionali e sanitari (attuali e passati) per il patrimonio verde. Il bello (si fa per dire) è che il Comune di Trieste dalla fine del 1995 dispone di un “Regolamento sul verde pubblico”, volto a tutelare - in teoria - gli spazi verdi e gli alberi di proprietà pubblica: vieta anche l’abbattimento delle alberature private superiori ad un certo diametro. Se ne saranno dimenticati…

Dall’altro lato, risalta una volta di più il disprezzo dei pubblici amministratori per la partecipazione dei cittadini nelle decisioni di grande rilevanza ambientale e sociale. Per questo, e solo per questo, sono state scavalcate le normali procedure urbanistiche. Resta da capire perchè né un Consigliere comunale, né la Circoscrizione competente (per non parlare dell’A.S.S. e del suo “organo monocratico”), si siano preoccupati di informare preventivamente la cittadinanza, per chiederne il parere e magari promuoverne la mobilitazione. Mancava il tempo? Riguardando le date citate prima, non pare proprio. Una volta di più gli interessi della speculazione edilizia – che non ama certo la trasparenza – hanno prevalso sulle ragioni della vivibilità e del benessere ambientale.

Insomma: una vicenda davvero ignobile, che potrebbe ripetersi. Per esempio nella vicina area dell’ospedale infantile “Burlo Garofolo”, anche questa di prossima dismissione per il trasferimento nella nuova sede di Cattinara. Sorgerà lì un altro mega-complesso residenzial-commerciale? Anche gli alberi d’alto fusto di quel parco sono destinati alle motoseghe?

Ci sono poi molte altre aree a rischio: ad esempio l’enorme complesso delle caserme (definitivamente abbandonate dai militari un paio di mesi fa e messe in vendita) di via Rossetti, circondate da un vero e proprio parco, il complesso della Fiera Campionaria, destinata a trasferirsi nel Porto Vecchio, ecc.

La scorsa estate il Consiglio comunale di Trieste ha approvato una delibera di direttive per una variante al PRGC del ’97 (ne ho già scritto per eddyburg). Non sono state accolte però le richieste di WWF, Italia Nostra e comitati spontanei, che puntavano tra l’altro a definire il destino delle tante aree urbane dismesse o di prossima dismissione (tra cui appunto quelle ospedaliere, militari, ecc.).

Insomma, anche l’”asburgica” (!!??) Trieste non fa eccezione, rispetto al resto d’Italia, per quanto riguarda il ricorso sistematico a strumenti di autentica perversione urbanistica come gli accordi di programma.

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