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Tre notizie da Venezia: cemento, disneyland e Stucky
15 Giugno 2006
Terra, acqua, società
Il degrado della ex Serenissima segue molti percorsi, sintetizzati casualmente nela Nuova Veneziadel 14 giugno 2006. Non bastava il MoSE!

Vasche di cemento sul fondo

sotto accusa il restauro dei rii

di Alberto Vitucci

Vasche di cemento nei canali della città. Cordoli in calcestruzzo sul fondale per «proteggere» le rive. Al termine dei lavori di restauro di rive e fondamenta, qualche sorpresa resta per sempre nei rii interessati. Quasi ovunque le tecniche di intervento prevedono l’utilizzo di dosi massicce di calcestruzzo per «consolidare» le rive spesso pericolanti. Una tecnica prevista nell’ingegneria e nell’edilizia, da sempre contestata da molti architetti e dalle associazioni per la tutela del territorio, a cominciare da Italia Nostra.

Uno degli esempi più clamorosi è quello del canale tra le vie Loredan e Zeno, al Lido, interessato in questi giorni da nuovi lavori ad opera di Insula. I passanti e gli abitanti della zona hanno segnalato con sorpresa la «trasformazione» del fondo del canale in una sorta di «vasca» in calcestruzzo con la sezione originale ridotta di qualche metro.

Ma gli esempi non mancano anche in centro storico, segno di una tendenza che ha ormai preso piede. Al posto dei mattoni si utilizzano sempre più spesso le iniezioni di calcestruzzo. Lo scopo, secondo gli ingegneri, è quello di rinforzare la riva minacciata da un moto ondoso crescente, e di rendere più duraturo l’intervento di restauro. Ma l’effetto è quello di «irrigidire» sempre di più le rive e le fondazioni, mettendo in discussione proprio il principio di elasticità su cui si fonda l’edilizia lagunare, unica al mondo. E le antiche pietre vengono sostituite con finta pietra d’Istria squadrata a macchina, i masegni con blocchi di trachite di seconda qualità. Il cemento impazza sempre di più nei cantieri di Insula e del Consorzio Venezia Nuova, dove spesso lavorano le stesse imprese. E gli effetti non sono soltanto «strutturali» o estetici.

In buona parte dei canali appena scavati e rimessi a nuovo, succede ad esempio che non sia più possibile avvicinarsi alle rive con le barche. A meno che non si tratti di pesanti mezzi da trasporto in ferro, che non temono urti e danneggiamenti.

Un caso clamoroso è quello del rio di San Trovaso. Sono decine i nuovi pali di ormeggio piantati dalla cooperativa Manin per conto di Insula e dall’assessorato comunale ai servizi pubblici. Strutture in legno, che costano centinaia di euro l’una. Ma tutti sono piantati a circa un metro dalla riva. Il motivo del «distanziamento» è proprio il nuovo cordolo di cemento che corre lungo le due rive. Dunque, i pali sono distanti e non è possibile scendere a terra. Stesso discorso anche per le rive pubbliche con scalini, praticamente inservibili e piene di alghe. Per scendere bisogna mettere una passerella lunga due metri. «Assurdo», denuncia un gondoliere, «e provate ad andare in rio delle Romite. Lì hanno messo i pali e le s-ciòne nello stesso punto. Impossibile attraccare».

Pian piano insomma i rii sono diventati terra di conquista esclusiva per taxi e barconi in ferro dalle eliche potentissime. Le barche tradizionali non vi hanno quasi più diritto di accesso. E sul fondo del canale, i mattoni e la pietra d’Istria sono spariti, lasciando il posto al cemento.

«Venezia salva se diventa Disneyland»

«Se Venezia fosse gestita dalla Disney Corporation oggi non sarebbe in pericolo». L’economista britannico John Kay, docente della London School of Economics ha rilanciato ieri, dalle colonne di un autorevole quotidiano inglese come il Financial Times la sua tesi-choc: trasformare Venezia in un parco tematico per turisti, una Disneyland storica affidata a manager dell’intrattenimento. Secondo Kay, se le barriere mobili del Mose la salveranno dall’acqua alta, quelle destinate ai turisti con ticket d’ingresso tipo Eurodisney (50 euro a testa) ne garantiranno la sopravvivenza.

L’economista - che ha scritto anche un libro sull’argomento - previene con una buona dose di cinismo anche l’ovvia obiezione che Venezia è una città dove abitano persone e non un parco di divertimenti. «Ma Venezia - scrive - è da sempre un parco tematico. Come centro di affari, politico ed economico, è morta centinaia di anni fa e solo il flusso dei suoi visitatori la tiene in vita. Oggi, la maggioranza delle persone nella città sono turisti, e la maggior parte di chi vi lavora sono pendolari legato al turismo. L’economia di Venezia è già quella di Disneyland e non quella di Bologna o di Los Angeles». Dunque - conclude il professor Kay - largo ai manager del settore, che potranno gestirla molto meglio degli amministratori veneziani. E la stampa britannica - dopo il Times, che aveva addirittura scritto, qualche giorno fa, che conviene abbandonare la città al suo destino, perché è ormai condannata - continua a occuparsi di Venezia. E l’idea del parco a tema - sia pure con ben altre caratteristiche o con finalità del tutto diverse - è portata avanti anche dall’Amministrazione comunale, secondo il progetto dell’assessore alla Produzione culturale Sandro Parenzo, che vorrebbe realizzare una Venezia a uso cinematografico o turistico a Marghera o a Tessera.

«Quelle scritte da Kay sono solo assurdità - commenta il presidente dei Comitati privati per la salvaguardia di Venezia Alvise Zorzi, che ne finanziano i restauri e la conservazione - perché Venezia non è Disneyland, ma una città dove vivono persone».

E Zorzi risponde anche al presidente della Regione Giancarlo Galan, ha scritto una lettera aperta invitando in pratica i Comitati privati a non finanziare più i restauri a Venezia perché, se non sarà realizzato il Mose, sarebbero soldi buttati. «E’ una vergogna - commenta Zorzi - che un presidente del Veneto come Galan faccia dichiarazioni come queste. Sono autentiche sciocchezze, ma i Comitati privati per la salvaguardia, per fortuna della città, continueranno come sempre a finanziare i restauri per Venezia. Quanto al Mose, ci sono Comitati a favore, come quelli britannici, a cominciare dal Venice in Peril, ma non abbiamo mai preso una posizione ufficiale sugli interventi alle dighe mobili»

Lo Stucky ricostruito si presenta alla città

Sarà inaugurata venerdì dal presidente di Acqua Marcia Francesco Bellavista Caltagirone e dal sindaco Massimo Cacciari la facciata del Molino Stucky, distrutta nell’incendio di tre anni fa e ora parzialmente ricostruita insieme alla torre. L’intero complesso sarà pronto per fine anno.

E’ già da qualche giorno interamente scoperta - rimossi tutti i ponteggi - l’ala est del complesso neogotico tra il Bacino di San Marco e il canale di San Biagio. La parte più pregiata dell’edificio, che sorgeva su un antico convento dell’anno Mille e che fu poi usata come deposito delle farine. La novità della ricostruzione sono le finestre aggiunte in verticale, aprendole sulla parte muraria. Sono quattro finestre doppie e lunghe che la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia ha concesso di aprire - in fase di ricostruzione dopo l’incndio - perché presenti nel progetto iniziale dell’architetto Ernst Wullekopf, quando l’edificio fu realizzato alla fine dell’Ottocento, ma che poi furono invece murate per problemi di statica, per limitare le vibrazioni provocate dalla farina che cadeva dall’alto nei depositi. Esse, come fessure altissime nella muratura, consentiranno di dare luce alle stanze del nuovo albergo che si affacciano su di esse e che altrimenti sarebbero state cieche. Recuperata anche la scritta dorata originale «Molino Stucky», a fianco della facciata principale del complesso neogotico. L’inaugurazione avverrà in barca, perché solo dall’acqua è possibile valutare nella sua completezza la struttura ricostruita, compresa la torre che la sormonta.

Anche i mattoni dell’ala est danneggiata dall’incendio e rifatta sono dello stesso tipo e della stessa colorazione degli originali: rossi, arancione e gialli. La struttura dell’albergo nel complesso neogotico della Giudecca è ormai completata e si lavora alla finiture delle stanze.

Il complesso dovrebbe entrare pienamente in funzione, conclusi i lavori, per l’inizio del 2007, mentre il centro congressi da 2 mila posti dovrebbe essere terminato qualche mese più tardi.

Sono ormai avanzati anche i lavori per realizzare nella parte inferiore del complesso il sistema viario interno, che unirà centro congressi e albergo. L’hotel avrà 380 stanze su 8 piani. L’ultimo piano ospiterà invece un ristorante, una piscina panoramica e un bar affacciati verso le Zattere. La gestione di tutto il complesso sarà affidata all’Hilton. Si stima un investimento di circa 220 milioni di euro. Fermo invece il recupero dell’area Scalera, confinante con lo Stucky, destinata a parco pubblico. Gli interventi di riqualificazione sono bloccati in attesa che si chiarisca il quadro dell’inquinamento dell’area. (e.t.)

Sullo Stucky vedi la postilla a questo articolo

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