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Lodo Meneghetti
Terra di lupi
18 Dicembre 2005
Lodovico (Lodo) Meneghetti
Leggo l’afflitto eddytoriale n. 82 centrato sulla rendita ...

Leggo l’afflitto eddytoriale n. 82 centrato sulla rendita immobiliare, fondamento della legge Lupi. Forse mi meraviglio meno, provo meno “sorpresa e amarezza” di Edoardo Salzano davanti alla “distorta filosofia” della destra condivisa nella sinistra. Appunto: se la mutazione genetica di buona parte della sinistra è avvenuta, se i gruppi dirigenti ai diversi gradi nei partiti e nell’amministrazione – dagli alti funzionari e dai parlamentari fino al trascurato sindaco dell’appartato comune – costituiscono oggigiorno un insieme antropologico in linea coi tempi, ossia estraneo ai caratteri degli antenati, allora pensiero e azione ne sono coerenti e possiamo aspettarcene di ulteriori.

Sono anni che notiamo l’incessante succedersi dei nuovi comportamenti, che ne denunciamo gli effetti omologanti il modello di società dominante. Riguardo al tema città/territorio/pianificazione urbanistica, e pure architettura, posizioni divelte dalle radici socialiste, ossia noncuranti del rapporto con la questione sociale e, di conseguenza, della necessità di contrastare i padroni privati del territorio, gli esclusivi ordinatori del mercato fondiario ed edilizio. “Facile” sì sarebbe “fare l’elenco degli episodi” dimostrativi del nuovo corso, ma sarebbe troppo lungo. Che poi nuovo non è: risalendo nel tempo troviamo che la collusione tra finanzieri-speculatori e politici-amministratori, o quantomeno la benevolenza dei secondi verso i primi, attinse sorprendenti risultati quando la sinistra non solo abbandonò ogni retaggio culturale ma anche il vantato primato di moralità. Restammo tramortiti, poveri fiduciosi milanesi di sinistra, dal colpo infertoci da qualche “compagno” che si allineò con i corrotti e corruttori nella Milano craxiana, dovendo poi sopportare l’onta di Mani pulite. (Non a caso Milano, dove l’architetto Lupi è ancora consigliere, anticiperà di anni una legge nazionale ultra-liberista attraverso la semplice abolizione di ogni pianificazione pubblica in favore e in onore delle scelte imprenditoriali nemmeno contrattate seriamente col sindaco e la giunta). Mele marce, si disse allora e in seguito. Non solo di questo si tratta, non delle singole violazioni della legge.

La dissoluzione del sentimento naturale di moralità comportò il rovesciamento delle teorie e della pratica sociale, la condivisione delle idee e delle pratiche lassiste, la subalternità ai poteri forti quando la classe operaia e il sindacato persero numerosità e potenza. Esisteva una volta un’urbanistica di sinistra. Un revisionismo insidiosamente giustificato con certi errori e rigidità (comprensibili queste!) della pianificazione e le difficoltà di tempestive attuazioni (questa, poi, altro che giustificata in un paese non da ora troppo riguardoso verso la proprietà privata) ha portato rapidamente all’accettazione o al tacito gradimento di violazioni di leggi e norme, infine alla mancanza di un fiera opposizione al massacro ambientale, dappertutto, città campagna coste monti. Salzano, davvero sconfortato, non riesce a designare che Renato Soru e Nicki Vendola quali eccezioni della sudditanza agli immobiliaristi; ci invita a segnalarne altre. Ma a che serve citare il bravo sindaco di Vicolungo? Secondo un’altra prospettiva, come avremmo potuto credere che l’Inu, l’istituto di Olivetti e di Astengo, sarebbe caduto nelle mani di colleghi consenzienti anzi sostenitori della totale privatizzazione dell’urbanistica?

Revisionismo della sinistra in urbanistica: in accordo col revisionismo storico latente e infine dichiarato ad alta voce dai dirigenti. Fassino nel libro Passione cercò di screditare la figura di Enrico Berlinguer, emblema indiscusso di moralità unita al prestigio. Proseguì Violante riconoscendo ai fascisti di Salò ugual diritto che ai partigiani di essere celebrati quali combattenti leali. Poi salgono in cattedra di nuovo Fassino per accusare la sinistra di omissione nel caso delle foibe e D’Alema per deplorare l’uccisione di Mussolini. E che dire dell’adeguamento all’andazzo odierno di confessare l’appartenenza alla Fede cattolica o il desiderio di meditarvi?. Perché proprio ora? Perché questa mancanza di riserbo? E taccio del papismo annidato nel centro e nella destra del centrosinistra.

“Segni di speranza”? conclude Edoardo. Speriamo speriamo. Con molti se e molti ma.

28 novembre 2005

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