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Jan van der Borg
Tassa turistica ma mirata
16 Agosto 2009
Vivere a Venezia
Proposte del tutto condivisibili del noto esperto di economia del turismo, su un fenomeno che sta divorando città e territori; da la Nuova Venezia del 22 ottobre 2006. Con una postilla e un invito

Molte cose sono già state dette sui meriti e i demeriti della Finanziaria 2007. Personalmente credo che la manovra non solo costituisca un passo importante nel tentativo di risanare i conti dello Stato, ma introduca anche una serie di innovazioni interessanti nel sistema della finanza pubblica italiana. Una di queste innovazioni, a mio avviso, è la altrettanto discussa tassa turistica.

Per capire fino in fondo il concetto di tassa turistica, è necessario impostare la questione correttamente. Innanzi tutto, va ricordato che le imprese turistiche già oggi contribuiscono pienamente al mantenimento del sistema Italia: un sistema che consiste di tantissimi sottosistemi regionali, provinciali e locali, che ricevono dallo Stato una parte delle entrate fiscali in base a delle procedure precise. Anche se è vero che queste procedure attualmente penalizzano le città turistiche, in quanto basate soprattutto sul peso della popolazione residente, occorre al più presto modificare i criteri di re-distribuzione del gettito nazionale, tenendo conto in modo esplicito dell’importanza del peso turistico per il mantenimento della qualità dei servizi pubblici locali. Insomma, va sensibilmente ridotta la differenza tra tasse pagate dai sistemi turistici e i trasferimenti che essi ricevono.

Chi attualmente non contribuisce in modo equo al mantenimento della città turistica non è l’industria turistica, bensì il visitatore stesso e in particolare quello che va e viene in giornata. La visita di un qualsiasi luogo turistico genera una tale soddisfazione rispetto al costo sostenuto per godersi la città, che il turista beneficia di quello che gli economisti chiamano il surplus del consumatore, ossia la differenza tra quello che una persona è disposta a pagare e quello che realmente paga. Non solo, il prezzo pagato per la visita non tiene affatto conto dei costi che la loro vista provoca per la città. Lo scopo della tassa turistica dovrebbe essere quello di ridurre il surplus del consumatore, rendendo la visita alla città turistica meno interessante per chi non è disposto a pagare per «l’esperienza» - in particolare i turisti «mordi e fuggi» - avendo, così, un impatto disincentivante sull’afflusso di visitatori «pendolari» e contribuendo, allo stesso tempo, alle entrate del sistema locale.

Per essere effettivamente utile alle destinazioni turistiche, tale ticket turistico dovrebbe avere alcune caratteristiche precise. In primo luogo, la tassazione dovrebbe privilegiare i visitatori più preziosi e penalizzare quelli meno desiderati. Più precisamente, i più preziosi sono quelli pernottanti e i meno desiderati gli escursionisti. Tutte le variazioni sulla tassa di soggiorno sinora proposte vanno contro questo semplice principio. In secondo luogo, la tassa non dovrebbe frustrare o falsificare il funzionamento dei processi concorrenziali. Non si possono colpire, ad esempio, soltanto alcuni operatori all’interno di un settore, oppure introdurre una tassa sui servizi pubblici, favorendo quindi il privato, o peggio ancora, tassare il regolare risparmiando l’abusivo. L’ultima regola fondamentale è che la tassa sia effettivamente di scopo, cioè che le entrate non vadano a finire nel solito calderone della spesa, ma vengano utilizzate per migliorare la qualità del sistema turistico stesso.

La risposta attuale della Finanziaria in questo senso è decisamente parziale. L’articolo che introduce la tassa turistica e che porta il titolo promettente «Contributo Comunale di Ingresso e di Soggiorno» in effetti parla soltanto di soggetti che prendono alloggio in via temporanea in strutture ricettive, dimenticandosi del tutto del contributo di ingresso. Vanno, di conseguenza, chieste urgentemente una serie di modifiche all’attuale testo, allargando le possibilità di tassazione anche ad altre tipologie di visitatori. Tali modifiche non comprometterebbero gli obbiettivi che il governo si è prefissato, ma metterebbero i sistemi turistici in condizione di introdurre tasse eque e efficienti, che non siano necessariamente variazioni sulle classiche imposte di soggiorno. Come si legge nella Finanziaria, la destinazione del contributo a «interventi di manutenzione urbana e valorizzazione dei centri storici» è (in teoria) perfettamente compatibile con quello che si intende con tassa di scopo. Credo sia opportuno che, in cambio della indispensabile collaborazione dell’industria turistica con le amministrazioni comunali nella riscossione della tassa, anche l’identificazione degli interventi prioritari sia fatta di comune accordo.

Per la città di Venezia, una delle priorità potrebbe essere quella di investire, finalmente, gran parte del ricavato in un riordino intelligente del sistema degli accessi. Gestire il flusso turistico vuol dire effettuare una separazione a monte, filtrando i flussi di traffico, separando quello turistico da quello non turistico prima che arrivino a piazzale Roma. Una volta rese attraenti, Finanziaria permettendo, queste aree di sosta possono diventare, di per sé, il servizio turistico che ingloba, in qualche modo, il ticket turistico. Ribadisco, infine, che l’idea della «prenotabilità» della visita alla città non deve essere abbandonata.

Jan van der Borg
janvanderborg@libero.it

Postilla

In conclusione del suo articolo van der Borg si riallaccia a un dibattito che si svolse a Venezia, in occasione della proposta di tenere nella città lagunare l’Expo mondiale. E sarebbe molto utile che il dibattito riprendesse proprio sul tema del “razionamento programmato dell’offerta turistica”, che dovrebbe costituire l’obiettivo strategico e il quadro di riferimento delle specifiche politiche. Il tema d’intreccia inevitabilmente con alcune questioni centrali dei nostri anni:

1. come accettare i limiti che l’esauribilità delle risorse pone alla società? Risorsa esauribile è l’acqua, ma anche il patrimonio storico, anche le società cui la loro vita è intrecciata.

2. come costringere i governanti a rendere trasparenti i costi che il turismo provoca, le categorie sociali che li pagano e quelle che beneficiano delle “entrate”?

3. come far sì che i costi vengano pagati da chi ne beneficia, e non scaricati sul quidam che paga le tasse o soffre per la congestione e i prezzi della vita?

Van der Borg ha espresso, una volta ancora, le sue valutazioni e proposte. Ne aspettiamo altre.

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