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Serena Righini
Tangenziale Esterna Milano: cronache di uno sprawl annunciato
1 Maggio 2011
Un'assemblea dei Comitati locali, tra opposizione, frustrazione, latitanza istituzionale. Corrispondenza per eddyburg, 1 maggio 2011

Tangenziale Est Esterna di Milano: un’opera da sempre discussa, al centro di un vivace dibattito tra forze politiche ed opinione pubblica, che fin dal suo nascere ha destato molte perplessità sull’effettiva capacità di risolvere il complesso problema della mobilità nell’est milanese. Battaglie di dati, numeri, statistiche, studi sul traffico sono state al centro di partecipate assemblee pubbliche che hanno sempre sollevato severe critiche al progetto.

Se l’Accordo di Programma del 2007, seppure con un qualche affanno, sembrava inserire la nuova autostrada all’interno di un sistema di mobilità integrata che delineava uno scenario di sviluppo territoriale unitario, il progetto definitivo della nuova Tangenziale (approvato nello scorso febbraio) ha riportato la questione al centro del dibattito a causa della mancanza di finanziamenti per il potenziamento del trasporto pubblico previsto.

I corposi tagli finanziari, annunciati dalla società TEM, comporteranno, infatti, il completo decadimento dell’Accordo di Programma (già definito da molti niente più che un “compromesso”): niente prolungamento delle linee metropolitane previste, tagli alla riqualificazione delle strade esistenti, tagli alla realizzazione delle piste ciclabili, tagli alle opere di compensazione.

E’ questo il (drammatico) quadro nel quale si inserisce l’iniziativa di alcuni Comitati “civici” che si propongono di manifestare il proprio dissenso al progetto e alla realizzazione (oramai imminente) della nuova Tangenziale.

I dati statistici sia in termini di aumento del volume di traffico su gomma che di inquinamento atmosferico ed acustico, ripetuti ancora una volta, sembrano non lasciare scampo e condannare il territorio della Martesana (fascia metropolitana nord-orientale, che ancora presenta un apprezzabile sistema ambientale e insediativo) agli inevitabili effetti diretti e indiretti di cementificazione dell’infrastruttura, con un insediamento privo di qualità e funzioni significative.

Che fare? È la domanda che serpeggia tra un pubblico irrequieto, a cui anche il tentativo, promosso da un esponente del Comitato “no Expo”, di affrontare la TEM contestualizzandola nel problema più generale di un modello di sviluppo capitalista ormai in crisi, non basta. Pretendono risposte operative e avanzano proposte di resistenza sul territorio.

Si susseguono interventi di denuncia contro “loro che sono tutti d’accordo”, “loro che non vogliono i treni”, contro “i poteri forti che se la prendono con i più deboli”, contro chi ha voluto questa autostrada, definiti “mandanti” di un omicidio che sarà commesso ogni giorno da chi paga il pedaggio, che ucciderà pian piano il territorio.

Del tutto comprensibili la rabbia e il senso di impotenza di chi, per 11 anni, si è fatto portavoce del dissenso (inascoltato) sostenuto da dati e studi ingegneristici. Forse però, con tutto il rispetto, non si può prescindere da un’analisi ampia delle politiche infrastrutturali della Regione Lombardia e della Provincia di Milano. L’opposizione per quanto del tutto giustificata si ridurrebbe così davvero ad una benintenzionata e intelligente sindrome NIMBY. Una strada alternativa percorribile, che forse potrebbe garantire un risultato più utile, è quella di unire forze, mettere in rete vari comitati motivi di dissenso, trovare rappresentanza istituzionale.

Peccato che le Amministrazioni Comunali coinvolte abbiano perso questa importante occasione di collaborazione e di ascolto democratico del proprio territorio: l’Assemblea dei Comuni, che nel 2007 ha sottoscritto l’Accodo di Programma, e che ora avrebbe titolo per impugnare e fare ricorso contro il mancato rispetto dei suoi contenuti si sia frammentata. Le amministrazioni hanno accettato di trattare singolarmente con la società TEM che ha offerto monetizzazioni (preziose, proposte che non si possono rifiutare in tempi di sempre più precari bilanci comunali) a fronte di tagli sulle opere di mitigazione e compensazione.

Insomma, che fare? La domanda serpeggia tra un pubblico non più così irrequieto. Solo scoraggiato e sfiduciato.

La risposta dell’unico rappresentante politico istituzionale presente (consigliere provinciale Massimo Gatti), è: iniziative, informazione e mobilitazione. Basterà?

Probabilmente no, ma preso atto delle contrattazioni accettate dai singoli Sindaci non restano molti altri strumenti per rompere il silenzio delle istituzioni.

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