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Sul Polo Museale di Napoli
1 Agosto 2011
Beni culturali
Botta (del sottosegretaro Villari) e puntuale risposta (di Vittorio Emiliani) sull’ attuale estemporanea gestione del nostro patrimonio culturale. L’Unità, 1° agosto 2011, con postilla(m.p.g.)

La notizia apparsa sabato sul vostro quotidiano a firma di Vittorio Emiliani è totalmente falsa e fantasiosa. Le considerazioni di carattere personale e le insinuazioni che mi vengono rivolte, le rispedisco al mittente, concentrandomi su cose più serie. Sulla vicenda invece del Polo Museale di Napoli voglio precisare che, il meccanismo perequativo secondo il quale le soprintendenze «più ricche» possono ripianare il rosso delle più «povere», è un fatto ordinario. La malevolenza con cui si insinua che, in quanto napoletano e sottosegretario ai Beni Culturali, avrei esercitato pressioni per attuare questo meccanismo a favore del Polo Museale di Napoli è falsa e priva di ogni fondamento, in quanto non me ne sono mai personalmente occupato. I 10 milioni di euro di passivo del Polo Museale, saranno ripianati secondo il citato meccanismo di perequazione, stornando 5 milioni rispettivamente dalle Soprintendenze Speciali Archeologiche di Roma e di Pompei, con il consenso delle stesse e senza alcuna pressione da parte di nessuno. In un momento in cui si parla tanto di stravolgimenti del Federalismo, sono certo di aver dimostrato di avere a cuore l'intero patrimonio artistico italiano e di aver, anzi, combattuto contro ogni forma distorta di campanilismo. Sono meridionale ed amo la mia terra, ma ho sempre lavorato per il paese e credo che, se anziché cercare fantasmi, ci si impegnasse nella ricerca delle vere storture del sistema, avremmo sicuramente un Patrimonio culturale ed artistico migliore.

Riccardo Villari

Il sottosegretario Villari omette due dati di fondo: 1) le Soprintendenze speciali devono essere autosufficienti, se quella del Polo Museale di Napoli non lo è, pur amando anche noi molto il Sud, va ridotta a Soprintendenza «normale» (meno spendereccia); 2) all'archeologia di Roma e Ostia i 5 milioni di euro sono stati sottratti «col consenso» dell'architetto Cecchi commissario straordinario all’ “emergenza»: se si lascia sfilare quei denari, l'emergenza-crolli e altro non c'è più, e dunque deve dimettersi. Il resto? Parole in libertà, transumanti come il senatore Villari.

Vittorio Emiliani

Postilla

Chi legge eddyburg ha imparato a diffidare del termine “perequazione”, perché in genere nasconde operazioni di scambio quasi sempre a danno del nostro territorio. Il caso in questione conferma la regola.

Se è vero che sia legittimo andare in soccorso delle Soprintendenze economicamente male in arnese, questo meccanismo dovrebbe essere improntato a principi di trasparenza e razionalità: senza intaccare, cioè, i fondi per le somme urgenze (per di più di una Soprintendenza commissariata come è quella archeologica di Roma e Ostia, e quindi in emergenza) o per progetti in corso di ultimazione (al Sottosegretario sono noti i costi di arresto di un cantiere per oltre un anno?).

Al di là dell’incredibile ipocrisia con cui si è cercato di far passare questo scippo, inserendolo nel decreto “salva Pompei” quasi si trattasse di attribuire nuovi fondi al sito, mentre si stava progettando di sottrarne, questa vicenda sottolinea in maniera impietosa l’incapacità gestionale dei vertici del Ministero dei Beni Culturali.

Quanto alla visione federalista del Sottosegretario Villari, che si è fatto allestire, a poche ore dalla nomina, acconcio ufficio a Castel dell’Ovo, la sua attenzione esclusiva a tutto ciò che succede con vista Vesuvio si appaia perfettamente a quella, altrettanto a senso unico, del suo collega Giro per quanto riguarda ciò che accade all’interno delle mura Aureliane (o poco oltre).

Sarà un caso che le deleghe del Ministero, attribuite non certo per ambito culturale o tipologia di attività, come ci si sarebbe aspettato, coincidano esattamente con i bacini elettorali dei due Sottosegretari? (m.p.g.)

Sulla vicenda, in eddyburg

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