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Sul Mose, pro e contro
29 Novembre 2006
MoSE
Negli articoli, le opinioni di Pecoraro Scanio e Francesco Indovina a commento dell'intervento di Rossana Rossanda. Da Corriere della Sera e il manifesto, 29 novembre 2006 (m.p.g.)

Io sto con il Mose, vi spiego perché

Francesco Indovina - il manifesto, 29 novembre 2006

Mi schiero completamente con Rossana Rossanda sulla questione del Mose. Sostengo da tempo che i problemi di Venezia potrebbero essere la sua fortuna, nel senso che la loro soluzione potrebbe creare quella diversa base economica unico strumento per evitare che Venezia diventi (o lo è già?) un «parco turistico». Il Mose è una di queste occasioni, combattuta in nome di una «laguna» che poi le alternative di cui si è parlato vogliono definitivamente e completamente artificializzare . Sarebbe lungo elencare le contraddizioni della battaglia no-Mose, ma alcune bisogna pur ricordarle. Si è sostenuto per anni che non fosse necessario separare, temporaneamente, mare e laguna, infatti sarebbero stati sufficienti le opere di ricostruzioni di velme e barene, l'apertura delle valli da pesca, ecc. per ridurre le maree. Poi, finalmente, la scienza, che le riteneva non adeguate allo scopo, è prevalsa, ma, tuttavia, acora oggi si propongono restringimenti rilevanti ai canali alle bocche con gravissime conseguenze sulla qualità delle acque e sulla vivificazione della laguna. Si è presentato il Mose sia come «opera vecchia e superata» che come «opera insicura» perché non sperimentata in nessuna parte del mondo, quindi si presume troppa innovativa. La comunità nazionale ha privilegiato Venezia, rispetto ad altre situazioni di crisi - c'è bisogno di parlare di Napoli? - ma di questo sacrificio non si vuole ricavare il bene che può venire alla città. La trasformazione non dovrebbe essere al primo posto della «sinistra»? O è meglio che Venezia degradi ulteriormente tra bancarelle, souvenir, B&B, alberghi di lusso e negozi griffati? Il Mose non è la soluzione a tutto questo ma può fornire un contributo. Come si fa a non capirlo?

La Rossanda: sì al Mose, scusate ma difendo Venezia

redazionale - Corriere della Sera, 29 novembre 2006

Alfonso Pecoraro Scanio non è sorpreso, «e perché mai?, con il massimo rispetto per l'autorevolezza di Rossana Rossanda, la sua è la classica espressione della cultura industrialista che appartiene alla tradizione comunista, la fiducia illimitata nel cosiddetto progresso che non a caso ha provocato disastri nell'Est europeo, la denigrazione antropocentrica della natura che ha portato l'uomo ad alterare i cicli naturali e distruggerli».

Detto in una parola: il Mose di Venezia. Che il ministro verde dell'Ambiente, si sa, non ama, ma che la giornalista e scrittrice, sul manifesto di ieri (foto a sinistra), ha difeso a dispetto del suo giornale, «chiedo scusa, ma mi importa più il destino dei veneziani, oggi così precario, che quello d'una garzetta», ovvero i piccoli aironi della Laguna.

Per la Rossanda, Venezia è il posto delle fragole. Nel suo libro La ragazza del secolo scorso ha raccontato l'infanzia con la sorella Mimma, in casa di zia Luisa e zio Pierino al Lido «ispezionato da San Nicoletto a Malamocco, undici chilometri col rombo del mare da una parte e la quiete della laguna dall'altra». La città divenuta «la mia città», più tardi rifugio dai bombardamenti, luogo della giovinezza.

Così la Rossanda difende il progetto Mose, che non risolve ma almeno «rallenta l'impatto» delle alte maree. Un'opera «di alta tecnologia che porta e comporta lavoro qualificato». E di cui si parla «da almeno tre lustri» come in un «gioco dell'oca». Il che, ribatte Pecoraro Scanio, «è piuttosto un argomento contro: se è una cosa così buona e giusta, com'è che da anni trova un dissenso così vasto? E proprio dai veneziani che dovrebbero beneficiarne? Com'è che spacca il Consiglio dei ministri e la comunità scientifica?».

Sul manifesto c'era già la risposta del prc Gennaro Migliore. Nella sinistra radicale si discute. Ma per il ministro dell'Ambiente è questione di cultura, «quello della Rossanda mi sembra un approccio ideologico e dirigista, l'intellettuale di sinistra che dice cosa è bene per i cittadini che non capiscono». Un approccio che è «il contrario dello sviluppo sostenibile». E l'obiezione di Venezia che è in sé artificiale? «Rivela un'idea caricaturale degli ambientalisti. Noi vogliamo più tecnologie e modernità, non meno. Sono stati presentati progetti alternativi più economici e avanzati. È il Mose a essere vecchio di vent'anni: una specie di Meccano, privo di uno studio dell'impatto sul fondo lagunare, che rischia di farci spendere miliardi di euro per avere un rottame subacqueo».

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