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Sul caso Monticchiello sbagliate
11 Gennaio 2007
Toscana
Tre pezzi su Monticchiello pubblica il manifesto dell’11 gennaio 2007: due lettere di critica (N. Crescenti, V. Emiliani, L. Menchini, V Pallavicino la prima, F. Ferrante la seconda) e un intervento difensivo del sindaco

Sul caso Monticchiello sbagliate

Il 5 gennaio scorso è comparso su il manifesto un articolo di Stefano Chiarini («Disfida di Monticchiello») che, al di là delle opinioni, esige alcune precisazioni. 1. Chiarini afferma che gli amministratori locali non erano stati invitati al convegno di fine ottobre. Non è vero. Se fosse stato presente o avesse assunto doverose informazioni, avrebbe visto o saputo che hanno preso la parola al convegno, oltre all'assessore regionale Riccardo Conti, l'assessore al Turismo del comune di Pienza, Claudio Serafini che ha portato, fra l'altro, un saluto ai convegnisti, il sindaco di San Quirico d'Orcia, Marileno Franci; il sindaco di Capalbio, Lucia Biagi; il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni; l'ex sindaco di Pienza e altri. Tutti i principali esponenti della amministrazione comunale di Pienza erano stati invitati, ma il sindaco Del Ciondolo non ha ritenuto opportuno partecipare.

2. Chiarini sostiene che, nonostante «il linciaggio mediatico» promosso da quanti erano, e sono, contrari alla lottizzazione di Monticchiello le istituzioni «chiamate in causa» non hanno condiviso quegli atteggiamenti critici. Anche questo non è vero: il ministro Rutelli, subito accorso in zona, ha valutato la lottizzazione in modo pesantemente negativo e proposto, quanto meno, di limitarne i danni; il presidente della regione, Claudio Martini, l'ha definita «uno schifo» (da non ripetere); il direttore dell'Unesco arch. Francesco Bandarin, ha scritto alla Società Iniziative Toscane srl e ai giornali: «L'iniziativa di costruzione di una lottizzazione edilizia in comune di Pienza, a Monticchiello, non ha in alcun modo l'approvazione dell'Unesco, che anzi la considera lesiva dell'integrità del sito del Patrimonio mondiale della Val d'Orcia» chiedendo che qualsiasi riferimento all'Unesco venisse subito tolto dalla pubblicità di quella immobiliare.

Nulla racconta Chiarini del tono aggressivo usato, nel proprio sito, imitando le Iene televisive, dalla immobiliare Iniziative toscane contro i suoi critici, persino contro il parroco «colpevole» di aver espresso un'opinione negativa in merito. Nulla racconta del volantino anonimo contro Alberto Asor Rosa chiamato il «vero ecomostro della Val d'Orcia», e distribuito in tutte le cassette postali del paese, né di altri spiacevoli episodi.

Infine, sulla legislazione urbanistica toscana, tanto lodata da Chiarini, ci limitiamo a far notare come la sub-delega ai comuni della tutela paesaggistica sia stata criticata dalla Conferenza nazionale per il paesaggio e dall'allora ministro dei Beni culturali, Giovanna Melandri, fin dal 2000 e come essa confligga con lo stesso articolo 9 della Costituzione «la Repubblica (e non i comuni, n.d.r.) tutela il paesaggio» e pure con il Codice dei beni culturali e paesaggistici. Del resto, in quale modo possono i comuni da una parte incassare somme decisamente consistenti dalle concessioni edilizie, come è avvenuto negli ultimi anni, e dall'altra svolgere efficacemente il ruolo di tutori unici del paesaggio? Senz'altri controlli che quelli (nel caso in questione gravemente assenti) della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici? Essere al tempo stesso controllori e controllati è sempre sbagliato, antidemocratico e fonte di pasticci senza fine. Il caso Monticchiello ha fatto emergere in Toscana una serie di lottizzazioni per le seconde case e di pesanti scempi paesaggistici a Fiesole, a Bagno a Ripoli, a Donoratico, a Bagnaia, a Rigutino, a Casole d'Elsa, a Capalbio, a Magliano in Toscana, a Campagnatico, ecc. Alla faccia dell'urbanistica «partecipata». Sinceri saluti.

N. Criscenti; V. Emiliani, Com. per la Bellezza; L. Menchini, Legambiente Chianciano; Violante Pallavicino

«Scandalo» nella Val d'Orcia

Marco Del Ciondolo *

Come possiamo tornare a parlare dei problemi della Val d'Orcia in modo «normale» e costruttivo? Il nuovo grido di allarme uscito sulla stampa nazionale a firma di Alberto Asor Rosa, «Una cava minaccia la Val d'Orcia» ripropone purtroppo ancora una volta il metodo utilizzato nel più famoso articolo sulla lottizzazione di Monticchiello del 24 agosto 2006, «Il cemento assale la Val d'Orcia». Anche in questo caso si utilizzano dati e fatti, distorcendoli, o peggio, per amplificare il punto di partenza di un ragionamento che trova terreno fertile per suscitare una facile attenzione mediatica mentre elude la complessità della realtà, costringendo a una difficile operazione di difesa i malcapitati amministratori locali da tempo impegnati in una coerente difesa del territorio.

Nel caso della cava di S. Quirico - dal nome di «Malintoppo» - Asor Rosa sostiene che si stia procedendo a un ampliamento di diciotto ettari di una cava esistente, con conseguente compromissione del paesaggio; in realtà, quello di cui si sta discutendo nelle sedi istituzionali appropriate (e su proposta del comune di San Quirico d'Orcia) è la semplice traslazione di circa tre ettari della cava in una zona più a valle, con finalità esplicite di salvaguardia del paesaggio e della vegetazione locale.

E' evidente che anche in questo caso, così come in precedenza per quello di Monticchiello, l'obiettivo di queste critiche sembra quindi quello di voler colpire la pianificazione complessiva dell'area delegittimando la credibilità del percorso tecnico e istituzionale in atto.

L'articolo allarga la polemica denunciando una presunta mancanza di sensibilità delle istituzioni locali, che sarebbero incapaci di garantire la tutela del buon nome della Val d'Orcia. Viene in un primo momento plaudita l'iniziativa del sindaco di S. Quirico, Marileno Franci (apparsa sulla stampa nazionale) che ha chiesto alla Monsanto di non utilizzare l'immagine dei «cipressini» - icona internazionale della val d'Orcia e della Toscana tutta - per pubblicizzare i suoi Ogm (organismi geneticamente modificati, antitesi evidente della genuinità dei prodotti locali) ma subito dopo il professor Asor Rosa si domanda il perché di tanto zelo, affermando che nulla sarebbe stato fatto per impedire alla immobiliare che sta costruendo l'ecomostro di Monticchiello di pubblicizzare in maniera analoga la sua iniziativa.

In verità l'utilizzo pubblicitario da parte della Società iniziative toscane, realizzatrice della lottizzazione di Monticchiello, delle dizioni «provincia di Siena», «comune di Pienza», «Parco artistico naturale e culturale della Val d'Orcia» e «Patrimonio mondiale dell'umanità» è apparsa da subito ai soggetti istituzionali interessati come inopportuna, ma si configura sostanzialmente come un'azione legittima. I soggetti chiamati in causa da Asor Rosa (non essendo dotati di potestà legislativa), pur avendolo tentato, non sono quindi riusciti ottenere la cancellazione dei prestigiosi simboli dal materiale pubblicitario. La provincia di Siena e la Commissione italiana per l'Unesco avevano provveduto a diffidare, per quanto riguarda la provincia e a invitare per quanto riguarda la Commissione Unesco, la Società iniziative toscane dal loro utilizzo. Per quanto riguarda il comune di Pienza - e questo Asor Rosa lo sa per certo avendoglielo io stesso raccontato in un colloquio risalente alla scorsa primavera - l'intervento sulla questione si è dispiegato in una duplice direzione: dapprima diffidando la Società medesima e invitandola al ritiro di una prima edizione del materiale pubblicitario cartaceo che conteneva i loghi degli enti interessati (cosa che è avvenuta immediatamente) e successivamente, visionata la seconda versione dei depliant e dei manifesti, attraverso l'interessamento di un legale di fiducia, che ne ha tuttavia confermato la legittimità (estate 2005).

«Anno nuovo, vizi vecchi» verrebbe da dire; e purtroppo siamo sempre nel campo di un'informazione non corretta, per quanto autorevolmente supportata (viene da pensare: l'autorevolezza è data una volta per tutte o, come accade per tutte le azioni umane, dovrebbe essere anch'essa soggetta a qualche forma di verifica?).

Con queste premesse dovremmo ora occuparci del problema vero che è stato sollevato, e cioè quello della tutela del territorio, questione che vede costantemente impegnati da un ventennio gli amministratori di questa valle, con risultati positivi che sono evidenti a chi ha voglia di posarvi uno sguardo non viziato da pregiudizi. Ma come si fa? Credo che il confronto sia francamente difficile, se non impossibile, almeno fino a quando non sarà restituita oggettività e giusta dimensione ai fatti, e soprattutto fino a quando si continuerà a ignorare le sedi e i percorsi democraticamente legittimati. Auspico allora che partendo da un «Malintoppo» possiamo sgombrare il campo dai malintesi, dalle esagerazioni e dalle delegittimazioni sentenziate a priori. Buon anno e che Iddio ci salvi dai salvatori della Val d'Orcia...

* sindaco di Pienza e pres. Conf.za sindaci Val d'Orcia

Tra borghi antichi e sciacchetrà

Francesco Ferrante *

Cari amici de il manifesto, la lettura incrociata - lettura che voi stessi invitate a fare nell'occhiello del secondo articolo - dei pezzi usciti venerdì 5 gennaio su Monticchiello e sabato 6 sul Parco delle Cinque Terre, dipingono un pezzo di realtà che francamente mi riesce difficile riconoscere. Conoscendo bene quelle due zone e le storie relative permettetemi di provare a spiegare perché a mio parere leggete male ciò che lì sta succedendo. Secondo Stefano Chiarini a Monticchiello un professore (Asor Rosa) con la complicità delle associazioni ambientaliste (tutte) ha scatenato un'ingiustificata campagna mediatica contro la regione Toscana e amministrazioni locali della Val d'Orcia su un intervento alle porte di Montichiello tutto sommato poco impattante e che sarebbe invece necessario per dare risposta alla richiesta di case della popolazione locale. Ciò che si tace nell'articolo è che però la supposta pressione demografica che giustificherebbe tale espansione edilizia è smentita (ovviamente) dagli stessi documenti programmatori del comune. Al contrario quell'intervento è figlio di un'impostazione - cemento, brutto cemento per seconde case - che tanti scempi ha causato in tutta Italia, specie al sud dove ciò è avvenuto fuori da ogni regola e con diffuso abusivismo, ma anche al centro e al nord dove molto spesso si sono fatti danni «legalizzati». Anche nella splendida Val d'Orcia e nella meglio amministrata Toscana (anche se mi pare eccessivo definire la regione che si batte con forza per la realizzazione dell'inutile autostrada tirrenica come un modello «non solo in Italia») quella «cultura» urbanistica ha colpito: basta andare in giro per quelle splendide lande e dare un'occhiata anche alle espansioni che negli scorsi decenni sono cresciute attorno ai borghi antichi. Oggi finalmente qualcuno riesce a mettere uno stop, e la protesta degli ambientalisti ottiene che il ministro Rutelli ponga attenzione alla vicenda e insieme alle amministrazioni locali provi a mitigare l'impatto di una scelta rovinosa e sbagliata qualche anno fa. Credo che chi si batte per cambiare questo paese e contro gli interessi dei pochi (costruttori) e a favore dell'interesse generale dovrebbe essere felice di questo processo e non criticarlo. Invece Alessandra Fava il giorno dopo dipinge la situazione del Parco delle Cinque Terre come un luogo dove la democrazia sarebbe addirittura sospesa - da un presidente-faraone - e dove i «dissidenti» avrebbero persino paura di incontrarsi al bar. Addirittura! Con tutta evidenza non è così e anzi l'esperienza del Parco nato nel 1999, innanzitutto grazie alla passione di chi ci lavora, è un modello positivo che andrebbe approfondito, quello sì che meriterebbe un'inchiesta, grazie alla quale si sta recuperando un territorio splendido che correva il rischi dell'abbandono completo e dello spopolamento. Oggi la fatica e la passione di quegli uomini e di quelle donne sta recuperando le terrazze, dove si producevano e si tornano a produrre vino e sciacchetrà (vino passito, ndr), che stavano franando anche sotto il peso di quei pini che niente c'entrano con la storia e la biodiversità di quei luoghi e dei quali alcuni oggi si ergono a strenui difensori. Oggi quasi 200 persone (in un territorio dove ne vivono circa 5 mila) lavorano grazie al Parco e alle cooperative che sono nate attorno ad esse. Tutta l'economia della zona ne ha tratto beneficio (e questo tenendo bassi i prezzi di alberghi e ristoranti contro ogni tentazione di turismo d'élite e invece promuovendo culture e prodotti locali) e tornano a nascere bambini qui e quindi servono scuole. E' un successo straordinario non qualcosa di cui lamentarsi. Poi sui singoli progetti è ovviamente legittimo il dibattito. Io continuo a pensare che il progetto sul Villaggio Europa sia una riqualificazione importante e che la scuola sia utile e bella realizzata con i criteri della bioarchitettura. Ma anche se sbagliassi su quelle due cose ritengo che è ben più grave non cogliere quanto sia «rivoluzionario» il progetto complessivo del Parco. Comunque la Val D'Orcia e le Cinque Terre sono posti talmente splendidi che valgono certamente un viaggio dei lettori de il manifesto per verificare quale è la lettura della realtà più corretta.

* Direttore generale Legambiente

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