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Alberto Vitucci
«Stop al monopolio del Consorzio»
26 Maggio 2007
MoSE
Il senatore Casson denuncia una delle illegittimità che costellano la vicenda del MoSE. Da la Nuova Venezia, 26 maggio 2007

«Il Consorzio Venezia Nuova è un concessionario unico che è il controllore di se stesso. Un monopolio che non ha più ragione di esistere, che rischia di portare a gravi illiceità. E il Magistrato alle Acque sembra ormai lo zerbino del Consorzio». Il senatore Felice Casson interroga il suo ex collega magistrato, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Ponendogli in termini piuttosto duri la questione della concessione unica. Abolita dalla legge 109 del 1994 e poi dalla 206 del 1995. Ma per il Mose ancora valida.

Un testo piuttosto duro, quello depositato ieri a Palazzo Madama dall’ex pm veneziano. Che di procedure se ne intende, e ora chiede ai ministri Antonio Di Pietro (Infrastrutture), dell’Ambiente (Alfonso Pecoraro Scanio) e dell’Università (Fabio Mussi) di rispondere urgentemente in aula alle sue domande. «La concessione unica al Consorzio Venezia Nuova», scrive Casson, insieme alla presidente della commissione Ambiente del Senato Anna Donati e al senatore dei Ds Edo Ronchi, «dovrebbe ritenerei revocata per effetto della legge 206 del 1995». L’articolo 6 bis di quella legge prescriveva infatti l’abrogazione dei due commi della Legge Speciale (il terzo e quarto dell’articolo 3 della legge speciale del 1984), ritenendo salvi gli atti adottati e gli effetti prodottisi».

«Ma la legge è stata aggirata», accusa l’ex magistrato, che da pm aveva anche indagato sul Consorzio, «tramite la stipula di nuove convenzioni, surretiziamente formalizzate come atti aggiuntivi all’originaria concessione del 1991». Questo nonostante siano mutati i componenti e le imprese del Consorzio, con la capofila Impregilo che ha ceduto le sue quote alla padovana Mantovani. Contro questa situazione venne presentato un reclamo di Italia Nostra, ma il richiamo è stato archiviato. E intanto «il Consorzio resta nella sua posizione di monopolio, creando tutte le condizioni per essere il controllore di se stesso». Non basta, perché secondo il senatore, «in questa situazione vengono condizionate le istituzioni dello Stato come ad esempio il Magistrato alle Acque, ridotto a pochissime unità attive, oltre che il mondo produttivo e quello dellea ricerca, nonché le forze socili e amministrative».

Insomma, una situazione, continua Casson «ormai messa al bando da ogni ordinamento del mondo occidentale perché contrasta con i più elementari principi di trasparenza. Situazione non più accettabile perché genera un vulnus gravbissimo nell’ambito della concorrenza e del rispetto della legalità». E’ necessaria dunque una separazione tra controllori e controllati, soprattutto nell’attività di monitoraggio e controllo.

Una tesi sostenuta anche dal sindaco Massimo Cacciari all’ultimo Comitatone. Ieri sera ospite della trasmissione di Beppe Severgnini a Sky, Cacciari ha ribadito la sua contrarietà al progetto Mose. «Costa 4 miliardi e 200 milioni di euro, e ha assorbito tutte le energie per la salvaguardia», ha detto, rilanciando l’ipotesi delle alternative e delle modifiche al progetto. Alternative che erano state bocciate dopo una valutazione negativa del Magistrato alle Acque e del suo concessionario unico, il Consorzio Venezia Nuova.

Qualcuno lo predica da anni. Si veda, ad esempio, Luigi Scano 1985 , eddyburg 2004, eddyburg 2006 , Luigi Scano 2006 .

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