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Mauro Lissia
Stop a Cala Giunco. Ora è più difficile il via libera al piano casa
17 Settembre 2009
Sardegna
Il Consiglio di Stato riafferma perentoriamente la prevalenza del Piano paesaggistico della Sardegna rispetto agli interessi dei costruttori e proprietari. Una zeppa al “piano casa” nell’isola. La Nuova Sardegna, 15 settembre 2009

CAGLIARI.La legge salvacoste elaborata a novembre del 2004 dall’amministrazione Soru è «di particolare rigore, ma trova piena giustificazione nell’esigenza di salvaguardare un paesaggio di incomparabile bellezza, che ha già subìto attentati a causa della propensione italica ad un’e dificazione indiscriminata». Lo scrivono i giudici del Consiglio di Stato che il 7 luglio scorso hanno bocciato definitivamente il progetto della società ‘Cala Giunco srl’. E’ un duro colpo quello inferto al costruttore-editore Sergio Zuncheddu.

A sottoscriverlo è stata la sesta sezione di palazzo Spada, presidente Giovanni Ruoppolo, relatore Rosanna De Nictolis. Sergio Zuncheddu, è da anni impegnato in una battaglia legale con le associazioni ecologiste e poi anche con Regione e Comune di Villasimius per realizzare un villaggio turistico sulle sponde dello stagno di Notteri. Nel respingere totalmente il ricorso in secondo grado presentato dagli avvocati Massimo Massa, Marcello Molè e Marcello Vignolo contro la sentenza emessa dal Tar Sardegna il 12 novembre 2008 i giudici romani entrano come non mai nel merito della questione ambientale, con valutazioni destinate a complicare l’elaborazione della legge sul piano casa, cui lavorano in questi giorni consiglieri regionali e tecnici del centrodestra. Scrivono fra l’altro i magistrati: «Nella valutazione comparativa di contrapposti interessi, quello generale alla salvaguardia del paesaggio anche a tutela delle generazioni future, e quello individuale e impreditoriale allo sviluppo degli insediamenti turistici, trova piena legittimità costituzionale la previsione regionale, estesa anche alle lottizzazioni in corso». In quest’a ffondo di portata storica, che manifesta una sensibilità inedita per i beni ambientali e paesaggistici, i giudici amministrativi non fanno altro che ispirarsi al Codice del Paesaggio, una legge dello Stato che il Piano paesaggistico regionale sardo ha ripreso per la prima volta in Italia provocando pesantissime reazioni da parte dei costruttori e delle amministrazioni comunali votate al cemento. C’è fra l’altro un passaggio della sentenza che sembra calare una pietra tombale sui dubbi più volte espressi dai legali delle imprese, convinti che nei mesi trascorsi fra l’adozione del Ppr e la sua approvazione le misure di salvaguardia delle coste stabilite con la legge 3 novembre del 1952 non fossero più efficaci. Il Consiglio di Stato dà invece ragione all’amministrazione Soru: le misure erano valide anche in Sardegna e nell’attesa che i piani urbanistici comunali venissero allineati alle norme del Ppr esisteva comunque una legge di rango superiore, il Codice Urbani, che fermava i progetti edificatori. E’ qui che la sentenza del Consiglio di Stato sembra voler mettere una zeppa nel cammino del piano casa: i giudici confermano la pronuncia della Corte Costituzionale del 10 febbraio 2006 con la quale è stata affermata la competenza della Sardegna, in base allo statuto speciale, a legiferare in materia di paesaggio. Con il limite dell’articolo 3, dove si fa riferimento alle norme statali di «riforma economico-sociale». Ma su quelle - affermano - prevale la potestà legislativa dello Stato e il piano casa è inquadrabile fra i provvedimenti di riforma economico-sociale. In pillole: il piano casa della Sardegna dovrà attenersi scrupolosamente alle disposizioni del Codice del Paesaggio e di conseguenza a quelle del Ppr varato da Soru, che ne sono una rigorosa conseguenza.

Se qualcuno sperava in un imminente far west edilizio e in un rapido ritorno a su connottu urbanistico dovrà dunque rassegnarsi: non è un caso che nella sentenza per Cala Giunco il Consiglio di Stato faccia riferimento al paesaggio e non al semplice impatto edificatorio sull’area di Villasimius. E’ il Codice Urbani che ha introdotto nella legge italiana il concetto di paesaggio come valore generale da difendere e ora sono i magistrati amministrativi, solitamente avvinghiati ai formalismi, a dire chiaro che la tutela del paesaggio prevale sugli interessi privati. Un principio rimasto inapplicato nel caso di Tuvixeddu ma oggi destinato a entrare in conflitto con le politiche di rilancio dell’e dilizia enunciate dal governo Berlusconi, senza che poi l’orientamento si sia tradotto in una legge-quadro.

Certo la sentenza farà discutere, mentre sul progetto Cala Giunco cala il sipario della giustizia amministrativa. Confermata la sentenza del Tar che aveva respinto i 2 ricorsi presentati dalla società di Zuncheddu, sullo stagno di Notteri non si potrà mettere in piedi neppure un mattone. Ed è una vittoria per il Gruppo di Intervento giuridico e gli Amici della Terra, protagonisti di una battaglia legale in difesa dell’ambiente di Villasimius che va avanti da più di dodici anni. Il progetto della società Cala Giunco prevedeva la realizzazione di edifici residenziali per 140 mila metri cubi in zona F, frontemare e vicinissimo alla zona umida popolata dai fenicotteri rosa. Ma fin dai primi passi amministrativi l’iniziativa del costruttore di Burcei si è scontrata coi ricorsi a raffica di Stefano Deliperi e dei legali che collaborano con l’associazione ecologista. Il 27/6/06 la sovrintendenza ai beni paesaggistici aveva negato l’autorizzazione a realizzare gli immobili malgrado il piano fosse stato ridimensionato nel corso degli anni. Con l’entrata in vigore della legge regionale ‘salvacoste’ le possibilità di edificare si erano ulteriormente ristrette. Da qui la sequenza di ricorsi, compreso uno contro il comune di Villasimius che aveva la colpa di essersi attenuto alle nuove norme regionali e alle successive direttive.

Nei vari passaggi della vicenda sembrava che la società di Zuncheddu qualcosa potesse costruire: il comune di Villasimius aveva infatti autorizzato una volumetria ridotta del 33,36%, partendo dal presupposto che alcune opere di urbanizzazione fossero state avviate. Il ‘niet’ finale - confermato dal Consiglio di Stato - era arrivato dalla direzione generale della pianificazione urbanistica territoriale, che con una nota del 28 dicembre 2006 aveva segnalato al comune di Villasimius un errore commesso nella stima della capacità insediativa residua nelle zone F costiere: dal calcolo dell’area andavano scorporati isole e scogli. Con la rettifica del calcolo alla società Cala Giunco non è rimasto nulla da costruire: la nota numero 1885 del 2-2-2007 firmata dall’a mministrazione comunale stabilisce infatti che «non potrà essere comunque rilasciata alcuna concessione edilizia nè effettuato alcun intervento». E ora il Consiglio di Stato aggiunge che le norme di tutela possono essere applicate anche se le opere di urbanizzazione sono state avviate - come in effetti era, in base ai documenti prodotti in giudizio d’appello - ma non si è verificata una «modifica irreversibile dei luoghi». Di questi presupposti - scrivono i giudici - ne basta uno per giustificare la chiusura definitiva del cantiere. Anche in secondo grado i giudici hanno respinto tutti i motivi di ricorso avanzati dai legali di Zuncheddu, cui si sono opposti per la Regione l’avvocato Giampiero Contu, per Villasimius Roberto Candio e per il ministero l’avvocato dello stato Fabio Tortora.

(15 settembre 2009)

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