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Renzo Mazzaro
Stefano Boato: «Così venne approvato il Mose»
3 Agosto 2014
Venezia e la Laguna
Dalla testimonianza di uno dei docenti dell'IUAV che si è opposto con tenacia al MoSE e agli altri scempi. Un altro tassello della storia del mostro ( diquel divoratore di risorse attuali e future della collettività che Matteo Renzi vuole proseguire).

Dalla testimonianza di uno dei docenti dell'IUAV che si è opposto con tenacia al MoSE e agli altri scempi. Un altro tassello della storia del mostro ( diquel divoratore di risorse attuali e future della collettività che Matteo Renzi vuole proseguire).La Nuova Venezia, 3 agosto 2014

Galan prova a ricostruire la storia a suo uso e consumo, raccontando che il ruolo del presidente della Regione nelle decisioni del Mose era ininfluente: non c’era motivo per cui l’ingegner Mazzacurati gli desse dei soldi. Peccato che la storia lasci in giro dei testimoni. Uno è Stefano Boato, che con gli scandali non ha niente a che fare, ma che del Mose sa tutto, avendo fatto parte della Commissione di Salvaguardia, l’unico organismo tecnico che abbia mai dato un parere sul Mose. Parere favorevole, strappato da Galan con un autentico blitz. E remunerato, ha rivelato Mazzacurati nell’interrogatorio del 31 luglio 2013 ai Pm Paola Tonini e Stefano Ancilotto, «con un regalo extra da mezzo milione».

Boato è professore universitario, insegna pianificazione territoriale e ambientale. Fa parte della Commissione di Salvaguardia come tecnico, in rappresentanza del ministero dell’Ambiente. Giovedì è stato convocato dagli inquirenti. Cosa volevano sapere? «Se Galan, da governatore, ha avuto importanza o no nell’approvazione del Mose». La sua risposta? «Ho detto di sì per due motivi. Il primo è che Galan ha partecipato a due Comitatoni, nel 2003 con Berlusconi e nel 2006 con Prodi, approvando e avviando politicamente il Mose con Berlusconi, poi rinunciando alle verifiche di qualità e merito con Prodi, verifiche che erano doverose».
Nel Comitatone c’è anche il Comune di Venezia. «Sì ma lo Stato pesa più di tutti, perché ha il voto del presidente più i ministri. Nel 2003 il Comune di Venezia fu corresponsabile, in quanto il sindaco Costa subordinò l’accordo a 11 prescrizioni farsa. Ma nel 2006 il Comune con Cacciari sindaco votò contro; lo Stato dette un solo voto, perché Prodi per superare le divergenze nel governo votò anche per conto dei ministri, altra follia accaduta; il terzo decisore favorevole fu Galan». Altro che ininfluente, allora. «Galan è protagonista e coautore di una decisione presa con comportamenti da kamikaze. Io c’ero e so di cosa parlo: veniva con la maglietta e su scritto Viva il Mose. Roba da matti per il livello richiesto». Lei ha parlato di due motivi. «Galan ha contato molto di più a livello tecnico: i Comitatoni davano l’approvazione politica, senza l’ok ai progetti non si andava avanti. Il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici è stato saltato. La commissione Via nazionale è stata disattesa. L’unico voto tecnico sul Mose è stato dato in Commissione Salvaguardia. In 15 anni Galan non era mai venuto a presiederla, si presentò solo quella volta». Che anno era? «Fine 2003, inizio 2004. Teorizzò l’esatto contrario di quello che dicono la legge e l’esperienza della Commissione, la quale ha sempre votato sul merito. Essendoci già due pareri positivi, quello del Magistrato alle Acque e quello del ministero dei Beni culturali di Roma, peraltro avversato dalla Soprintendenza di Venezia, disse che bastava prendere atto e votare a favore, seduta stante». E il giudizio di merito? «Il giudizio di merito era in 82 fascicoli, che bisognava esaminare. Avevamo tre mesi di tempo, ne avevamo cominciati [dei fascicoli- n-d.r.], tre per seduta, ne mancavano 73. Ogni fascicolo è un malloppo di 400-500 pagine, con progetti e relazioni. Galan impose la decisione con la sua maggioranza. Così il Magistrato alle Acque, che era sotto esame, approvava se stesso».
In Commissione Salvaguardia quante persone ci sono? «Minimo 14 perché siano validi i voti. Siamo usciti in cinque o sei commissari, rifiutandoci di avallare il comportamento. Ma non fu sufficiente, loro avevano fatto i conti con precisione sul numero legale». Su cosa votarono, visto che non avevano visionato i progetti? «Un attimo dopo che eravamo usciti dalla porta, spuntò un documento che nessuno aveva visto prima, ovviamente scritto dal Consorzio Venezia Nuova, anche se non lo potrà mai dimostrare. Pieno di follie. In mezz’ora lo approvarono. Decidendo tra l’altro che da quel momento la Commissione Salvaguardia non si sarebbe più occupata del Mose».
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