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Alfredo Franchini
Spiagge sarde a rischio privatizzazione»
24 Maggio 2009
Sardegna
Comincia dall’uso delle spiagge la demolizione della tutela delle coste. La Nuova Sardegna, 24 maggio 2009 (s.r.), con postilla

«Abbiamo approvato una delibera sui servizi in spiaggia per dare la possibilità ai turisti di avere piÙ servizi». L’assessore Sebastiano Sannitu non riesce a capire gli attacchi portati alla giunta da parte del Pd: «E’ iniziato l’assalto alle coste», è l’accusa. Il provvedimento, firmato martedì scorso da Sannitu che è anche il vicepresidente della Regione, (quel giorno Cappellacci era assente), stabilisce i criteri per le nuove concessioni demaniali marittime. Si tratta, in sostanza, di una delibera «di indirizzo» perché poi, materialmente, le concessioni saranno rilasciate dagli Enti locali. Anche per questo, Sannitu respinge le polemiche: «Vogliamo fare quello che hanno sinora realizzato tutte le regioni che vogliono incrementare il turismo. Credo che tutti siano d’accordo almeno su un punto: in Sardegna è opportuno migliorare la qualificazione e l’offerta dei servizi. E si tratta di venire incontro alle richieste degli operatori che da quel mestiere vivono». L’assessore al Turismo avvalora queste tesi con il giudizio di tutti gli analisti e gli esperti del settore: «I mali del turismo», afferma Sannitu, «si conoscono bene e la diagnosi è chiara da tempo. Sicuramente il primo male è la stagionalità ma la carenza dei servizi viene indicata subito dopo».

L’assessore all’Urbanistica, Gabriele Asunis, non fa mistero in tutti gli incontri territoriali che si stanno svolgendo in questi giorni sul Piano paesaggistico, che «c’è l’esigenza delle amministrazioni comunali di identificare le criticità che hanno bloccato le cose negli ultimi anni». E le concessioni per i servizi in spiaggia che dovranno essere valutate dagli Enti locali sulla base della delibera di martedì scorso fanno parte degli elementi critici da superare. «Tenete conto», avverte Sannitu, «che i paletti previsti sono rigidi». L’ex assessore all’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, è di parere opposto: «Quella delibera è stata presa dalla giunta Cappellacci in violazione di legge. Gli ampliamenti delle concessioni già esistenti sono ingiustificati: è una scelta scellerata che mette a rischio la parte più delicata dell’ecosistema costiero. Le norme di legge transitorie, (in attesa che i Comuni approvassero i piani per il litorale), prevedevano il rilascio di concessione per le nuove attività per un periodo di sei mesi». Gian Valerio Sanna fa due conti semplici: «La giunta ha assegnato tre metri quadrati in spiaggia per ogni posto letto. Lungo le coste sarde avremo vincolati per le strutture alberghiere oltre 40 mila ettari di superficie. Lettini, ombrelloni e altre attrezzature verranno sistemati senza alcun controllo su tutte le spiaggie». E’ un ritorno al passato antecedente la giunta Soru che aveva preferito bloccare le nuove concessioni.

«Non c’è dubbio», conclude Sanna, «che la giunta Cappellacci ha ripreso l’assalto indiscriminato alle coste. Questa è un po’ la prova generale». Le norme sull’utilizzo dei litorali erano sino a martedì molto rigide e riguardavano innanzitutto la percentuale complessiva di costa da affidare in concessione. La giunta Soru aveva abbassato la soglia dal 35 per cento al 25 per cento e per accontentare più imprenditori erano state ridotte le dimensioni delle singole concessioni. Per il gruppo consiliare del Pd, guidato da Mario Bruno, il rischio «è un ritorno al passato. Prendiamo il parametro dei tre metri quadri di spiaggia per ogni posto letto alberghiero, basta una semplice moltiplicazione per calcolare quanta parte di litorale verrà privatizzata. Con buona pace dei turisti e dei residenti che si dovranno cercare un posto libero».

A giudizio di Mario Bruno la cosa più grave è poi la discrezionalità che sarà assegnata ai funzionari che dovranno rilasciare le concessioni: «E’ la peggiore discrezionalità degli uffici», afferma il capogruppo, «dal momento che nella delibera si legge la frase sempre che le condizioni della spiaggia lo consentano». Siamo alla più totale restaurazione dei vecchi metodi che, in un tempo non molto lontano, consentivano il rilascio di venti o trenta concessioni in un solo giorno. Tutto questo senza valutazione dell’impatto ambientale».

Postilla

E' un inatteso colpo di mano, a guardare bene. Senza mettere mano al Piano paesaggistico ecco la prima disinvolta mossa del governo regionale. Si consente di privatizzare, con una semplice delibera della giunta, migliaia di ettari di spiagge: aree demaniali di grande delicatezza che saranno sottratte all'uso pubblico e riservate ai clienti di alberghi e villaggi vacanze.

Il precedente governo aveva fatto una scelta diversa: bloccando nuove concessioni con l’obiettivo di alleggerire il peso di servitù - a vantaggio di pochi- su ambienti molto speciali per un'isola. Prevedendo il rilascio di concessioni solo per le nuove strutture ricettive in modo proporzionale alle dimensioni. Con questo nuovo atto, che lascia ampi margini discrezionali a chi dovrà applicarlo, il governo berlusconiano ritorna al passato, legalizzando l’occupazione intensiva e prepotente dei territori costieri che può arrivare fino al 50 per cento della dimensione complessiva della spiaggia; ed è facile immaginare che questi conteggi e i modi di occupazione saranno a vantaggio delle imprese e senza controlli; tutto nel nome dello sviluppo e con il solito argomento che dobbiamo essere più competitivi nel mercato turistico nazionale ed internazionale, per assicurare la soddisfazione di esigenze socioeconomiche ed occupazionali, eccetera. E' un inizio che fa temere pessimi sviluppi per i beni comuni della Sardegna. (s.r.)

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