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Costantino Cossu
Soru: «Contro lo scempio Consulta e referendum»
19 Ottobre 2009
Sardegna
“Renato Soru: ci opporremo con ogni mezzo”. La verità sulla distruzione del PPR e del paesaggio sardo. Il manifesto, 18 ottobre 2009

Nell'estate del 2004 fu uno dei primi atti della giunta regionale appena eletta: divieto di costruzione entro i due chilometri dalla linea della costa. Un decreto firmato da Renato Soru, che della tutela del paesaggio aveva fatto uno dei temi forti della campagna elettorale che s'era chiusa, nel giugno di quell'anno, con la vittoria della coalizione di centrosinistra. Al primo alt agli appetiti dei cementificatori (industria edile, albergatori, immobiliaristi) Soru fece seguire il "Piano paesaggistico regionale", uno strumento di tutela senza eguali in Italia e tra i più avanzati in Europa. Tutela non solo delle zone più vicine al mare, ma anche di quelle interne, comprese le aree agricole intorno ai centri urbani e le zone collinari e montuose. Tutto il territorio regionale veniva coperto, per la prima volta, da un sistema di regole che dettavano i criteri d'interesse generale in base ai quali l'attività edilizia doveva essere svolta. Per una regione come la Sardegna, e per un paese come l'Italia, una novità epocale: il paesaggio riconosciuto come bene comune rispetto al quale l'ordine di priorità che guida le logiche degli imprenditori del mattone e degli speculatori veniva disinnescato, destituito della legittimità e della priorità che le amministrazioni pubbliche, non solo in Sardegna, le avevano sempre riconosciuto.

A caldo il commento di Soru, capo dell'opposizione in consiglio, alla decisione dell'assemblea regionale di ridare disco verde a chi all'ambiente preferisce l'edilizia di rapina è durissimo: «Noi faremo di tutto perché la legge che è stata approvata venerdì sia cancellata. Se passasse, per la Sardegna sarebbe un disastro di dimensioni storiche».

Il presidente della giunta di centrodestra, Ugo Cappellacci, dice che lei e tutto il centrosinistra fate un allarmismo ingiustificato...

Cappellacci mente in maniera spudorata. La prima bugia che dice è che la legge approvata dal consiglio regionale non è altro che l'attuazione del Piano casa nazionale. La seconda bugia è che in fondo ciò che è stato deciso è solo un aumento delle cubature finalizzato alla riqualificazione delle strutture turistiche e al risparmio energetico.

Queste cose non ci sono nelle legge regionale?

Non è questo il punto. Il punto è che la legge di fatto reintroduce nella normativa urbanistica le vecchie zone F, le famigerate zone di sviluppo turistico. In tutte le aeree costiere della Sardegna di qualche pregio ambientale, ma proprio in tutte, sono pronti progetti di lottizzazione che, con la legge della giunta Cappellacci, ripartiranno alla grande. Cappellacci e i suoi assessori cercano di far credere che il loro progetto sia solo chiudere terrazzini e scantinati e concedere agli alberghi un po' di volumetrie in più se ristrutturano in funzione del risparmio energetico. E questo purtroppo è anche il messaggio che passa nei media. Invece il vero obiettivo è un altro. E' quello di ritornare al sacco indiscriminato delle coste. E sarà una colata di cemento mostruosa, da nord a sud, dall'Argentiera ad Alghero, da Bosa a Chia, da Pula a Capo Malfatano, da Nora a Capo Spartivento, da Teulada a Olbia. Uno scempio a confronto del quale il più grande disastro ambientale subito dalla Sardegna, la deforestazione compiuta dai piemontesi nella seconda metà dell'Ottocento, che non è stata poi neanche così grande com'è stata dipinta, è una cosa da niente. Se la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra sarà attuata, la nostra generazione sarà ricordata per sempre come quella che ha irreparabilmente devastato un patrimonio ambientale e paesaggistico straordinario.

Come intendete opporvi?

Faremo tutto ciò che è possibile fare per fermare lo scempio che il centrodestra sta preparando. Ricorreremo alla Corte Costituzionale, che su queste materie si è già pronunciata a nostro favore contro il tentativo di cancellare il Piano paesaggistico. Promuoveremo un referendum regionale che dia la parola a tutte i sardi e spiegheremo che in gioco non ci sono solo aumenti di volumetria, ma la sopravvivenza di quel bene prezioso e unico che è il nostro ambiente e il nostro paesaggio, contro il quale si sta tentando di sferrare un colpo mortale.

Più cubature, anche in riva al mare Via la salva coste

«Piano casa» secondo il centrodestra, «piano cemento» secondo l'opposizione di centrosinistra. Venerdì il consiglio regionale sardo ha approvato un disegno di legge che il presidente della giunta, Ugo Cappellacci, aveva messo al centro della sua campagna elettorale, quella che nel febbraio di quest'anno lo vide correre, e vincere, contro il governatore uscente, Renato Soru.

Cappellacci promise agli elettori che una delle prime cose che avrebbe fatto sarebbe stata la modifica radicale delle norme urbanistiche approvate da Soru, quel "Piano paesaggistico" che il centrodestra indicò, durante lo scontro elettorale, come una delle cause principali, se non la principale, delle difficoltà dell'economia sarda. In una regione dove l'industria è al collasso e gli agricoltori sono strangolati dai debiti contratti con le banche, era gioco facile, per Cappellacci e soci, presentare turismo e sviluppo dell'edilizia come i toccasana per curare il crollo del pil regionale e l'impennata del tasso di disoccupazione.

Ora la promessa viene puntualmente mantenuta. C'è voluto un mese e mezzo dalla presentazione del testo della giunta e due settimane di scontri molto aspri in consiglio regionale, ma alla fine, venerdì scorso a tarda sera, l'aula ha approvato il progetto con il voto compatto di tutta la maggioranza.

Inutili i tentativi dell'opposizione di introdurre parziali modifiche. Inutile il tentativo-provocazione dell'ex assessore Gian Valerio Sanna, principale collaboratore di Renato Soru nell'elaborazione e nella gestione del Piano paesaggistico, che ha presentato un documento per chiedere ai consiglieri regionali di impegnarsi a non usufruire personalmente dei benefici della legge. Né sono serviti a molto gli interventi dei capigruppo del Pd, Mario Bruno, della Sinistra, Luciano Uras, dell'Idv, Adriano Salis. Al vice presidente del consiglio, Giuseppe Cucca, che chiedeva di mettere da parte le contrapposizioni della passata legislatura e di aprire un confronto nel merito della legge, Chicco Porcu, uno dei consiglieri più vicini a Soru, ha replicato: «Se confronto deve essere sia sulle riforme vere, a iniziare dai conflitti di interessi».

La battaglia più aspra è stata quella sull'articolo 13 della legge, che consente aumenti di cubature sino al 10 per cento dei volumi già esistenti "in strutture a finalità turistico-ricettiva" anche entro la fascia sinora protetta dei trecento metri dalla linea del mare. E questo senza la verifica prevista dal "Piano paesaggistico" attraverso il meccanismo dell'intesa preventiva tra enti locali, costruttori e assessorati all'ambiente e all'urbanistica. Un meccanismo che garantiva il controllo regionale sulla base delle norme generali dettate dal Piano paesaggistico. La cancellazione della procedura dell'intesa è uno stravolgimento palese del sistema di tutela voluto dalla giunta Soru, ma anche delle norme del Codice Urbani. Lo ha ricordato Gian Valerio Sanna. «Non si possono usare norme urbanistiche, come quelle approvate dal consiglio, per intervenire sulla tutela paesaggistica, garantita sia dal piano regionale sia dal Codice Urbani. La legge ora prevede che si potrà costruire entro i trecento metri dalla costa a condizione che venga concessa un'autorizzazione paesaggistica da parte di una commissione nominata, in pratica, dalla maggioranza. Ma non può essere concessa alcuna autorizzazione paesaggistica entro zone che sono, sia secondo la normativa regionale sia secondo quella nazionale, zone a vincolo integrale». Secondo il piano casa di Cappellacci, nelle aree non costiere gli attuali indici di edificabilità potranno essere superati del 20%, ma solamente per fabbricati ad uso residenziale uni-bifamiliare (escluse le villette a schiera), con una premialità sino al trenta per cento di volumetria in più se si ristruttura casa con tecnologie che garantiscano un risparmio energetico. Sottotetti e seminterrati potranno ottenere l'abitabilità. I cosiddetti "vuoti tecnici" all'interno della facciate, in pratica verande e terrazzi, potranno essere chiusi se non danno in facciata.

Netta l'opposizione del fronte ambientalista. Per Vincenzo Tiana (Legambiente), Fanny Cao (Italia Nostra) e Luca Pinna (Wwf) il consiglio regionale ha approvato una legge peggiorativa delle norme di salvaguardia paesaggistica: «I sardi devono essere informati che attraverso un dispositivo di legge in teoria volto a rendere possibili e più semplici piccoli ampliamenti edilizi, si vuole far passare una modifica di fatto delle norme di tutela del paesaggio».

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