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Srikant Singh
Sono finiti i giorni dello slumdog
20 Agosto 2009
Recensioni e segnalazioni
Recensione del libro di Jeb Brugmann, sui temi da cui è tratto un film di successo sulle città del Sud del mondo. Down To Earth, agosto 2009 (f.b.)

Titolo originale: Fewer days for the slumdog – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini. Recensione del libbro: Jeb Brugmann, Welcome to the Urban Revolution, How Cities are Changing the World , Harper Collins.

Gran parte degli spettatori del cinema in India, si è rallegrata del successo internazionale di Slumdog Millionaire. Molti l’hanno considerato con occhio critico, ma senza rancore nei confronti della American Academy of Motion Pictures. Una parte del paese, però, è rimasta perplessa dal fatto che il film abbia acceso i riflettori sul ventre molle della città indiana. Chi è interessato anche ai libri, chi vorrebbe veder sparire gli slum, dovrebbe leggere il libro di Jeb Brugmann, Welcome to the Urban Revolution, How Cities are Changing the World.

Brugmann spinge il lettore a considerare la città come era un tempo, e a ricostruirla come nodo di innovazione. Secondo l’autore, l’urbanistica si è trasformata, da quello che era un processo organico basato sulle attività e la comunità. Oggi ruota tutta attorno al profitto, anche se ciò significa obbligare le persone a vivere in condizioni precarie. Gran parte degli studiosi che esaminano le questioni urbane tendono a guardare per le buone pratiche a Europa e America. Alcuni fanno tanto di cappello a Tokyo, Singapore o Shanghai. Brugmann invece dedica gran parte della propria attenzione al ventre molle delle città in rapida crescita dell’Asia e dell’America Latina. Il caso studio più significativo del libro è quello della zona di Dharavi a Mumbai.

Per molti, potrebbe trattarsi di una sconveniente macchia sul tentativo di Mumbai di darsi un “marchio” di città mondiale. Per il suo milione di abitanti, Dharavi è una potenza economica dotata di un PIL di oltre un miliardo e mezzo di dollari. Ma chi parla il linguaggio della “città pianificata” sembra non capire questa energia imprenditoriale. Così Dharavi potebbe essere rasa al suolo e “risanata” trasformandola in un corridoio di torri multipiano. Per favore, basta con gli Slumdog Millionaires. Brugmann ha una prospettiva di pianificazione e progettazione urbana: non solo nel senso fisico del termine, ma anche in quello filosofico. In cui le riflessioni su come comporre spazi residenziali, commerciali, produttivi, sono essenziali tanto quanto la costruzione di un senso di comunità.

Apprezziamo le idee di Brugmann. Ma poi ci sono le tendenze in atto, e probabilmente vedremo molti altri immigrati dalle zone rurali, e altre grandi città. Ci saranno quantità spaventose di persone senza nulla, e molte lotte. Non c’è posto per Slumdog Millionaires.

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