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Bruno Pastorino
Soluzioni contro la forte crescita del disagio abitativo
7 Agosto 2007
Abitare è difficile
La centralità del “risanamento” pesa sulle politiche sociali, compresa la casa. Un intervento dell’assessore genovese su il manifesto, 7 agosto 2007 (f.b.)

Due ricerche autorevoli e recenti di Bankitalia e del Cresme ci consegnano una nitida fotografia del disagio abitativo nel nostro Paese. Un quinto della popolazione residente destinerebbe oggi all'alloggio oltre il 30% del suo reddito (una cifra oltre la quale, generalmente, gli istituti di credito sono restii a concedere finanziamenti) e tale condizione non sarebbe per nulla destinata a migliorare nel breve periodo. Al contrario, per la prima volta, il disagio abitativo non sarebbe più esclusivo appannaggio di chi vive in affitto, cominciando a riguardare anche chi, negli scorsi anni, attratto da mutui che coprivano tutto l'investimento necessario, ha acquistato la casa che occupa. Inoltre, il trend demografico del nostro Paese esporrebbe alla minaccia del disagio abitativo anche ulteriori quote di popolazione, a partire dai cosiddetti nuclei uni personali per i quali le spese di alloggio raggiungono addirittura l'insostenibile limite del 40% del reddito.

Occorrerebbero nuove politiche attive sulla casa. Però, dopo che il Tavolo di concertazione sulle politiche abitative del maggio scorso aveva fatto sperare su un rinnovato impegno del Governo, il recente Dpef pare lasciare tutto inalterato. Eppure è la stessa Bankitalia a ricordare che a fronte di una spesa sociale tendenzialmente allineata a quella europea, il capitolo destinato alla casa è solo dello 0,1% contro il 2,1 dell'U.E.

E' da metà degli anni '80 che il campo abitativo è stato consegnato al solo mercato privato. Da allora gli unici interventi svolti si sono per lo più limitati a sostenere e incentivare l'acquisto. E' accaduto tanto per i buoni casa, quanto per la detassazione delle transazioni immobiliari; interventi incapaci di calmierare il valore immobiliare (non a caso salito nel periodo 85-2005 da 5,6 annualità consecutive di retribuzione a 9,1) e che hanno drenato la quota messa a risparmio interamente dentro la rendita immobiliare. Lo stesso, per lo più, è accaduto nelle politiche di sostegno alla locazione e sarebbe bene ricordarsene quando - di questi tempi- troppe volte la proprietà edilizia suggerisce di stimolare il merca

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