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Mauro Lissia
Società araba alla conquista di Malfatano, indaga la Procura
1 Agosto 2012
Sardegna
Non c’è pace per il paradiso costiero sotto attacco da parte della speculazione edilizia. La Nuova Sardegna, 30 luglio 2012 (m.p.g.)

Non c’è pace per il paradiso di Malfatano, sulla costa di Teulada: un facoltoso avvocato milanese ha deciso che centinaia di ettari di terra a due passi dal mare, quelli sui quali la Sitas ha costruito in parte un resort per milionari, deve passare in mani arabe. Un po’ come la Costa Smeralda, ma con obiettivi da chiarire. C’è un documento che lo prova: la società cui il legale Paolo Francesco Calmetta ha trasferito i diritti ereditari sull’area, che sostiene di aver acquisito dal pastore teuladino Ovidio Marras e dalla sorella Giovannica, si chiama Ace of Spades Guandong Opportunity Investments limited, la sede dichiarata è Dubai, negli Emirati. Su quest’operazione milionaria infuria una battaglia legale senza esclusione di carte bollate e da qualche mese la Procura di Cagliari indaga contro ignoti per truffa.

L’inchiesta. Chiusa la prima fase di raccolta degli atti da parte della Guardia di Finanza, il pm Giangiacomo Pilia si prepara a volare a Milano per dare una risposta giudiziaria agli interrogativi contenuti in un esposto firmato dall’avvocato Carlo Federico Grosso, il legale incaricato dalla Sitas – l'immobiliare sarda di Caltagirone, dei Benetton, di Toti e della Sansedoni – di contrastare in giudizio l’assalto alla costa di Teulada lanciato da Calmetta. Ma più che interrogativi quelli proposti dal celebre penalista sono sospetti, fondati sull’intreccio di società e di atti costruito da Calmetta perché il giudice civile avalli con una sentenza quello che appare come l’affare immobiliare del secolo: in ballo ci sono decine e decine di milioni.

Milioni di euro. Ma per capire quali interessi ruotino attorno alla proprietà familiare dei Marras occorre fare un passo indietro, fino all’anno scorso quando giornali e canali tv di tutta Italia raccontano la vicenda come fosse il remake del leggendario duello fra Davide e Golia: il pastore ottantenne Ovidio Marras contro il gigante Sitas, Ovidio il tutore di una Sardegna arcaica e spontaneamente ecologica che difende il suo stradello e ottiene dal tribunale la demolizione di un hotel a cinque stelle avversato dagli ambientalisti e fortemente voluto dall'amministrazione di Teulada. Sembrava che il lotto dei contendenti, per quanto squilibrato, fosse circoscritto a questi nomi. Invece, col passare dei mesi, lo scontro aperto sul paradiso di Malfatano è diventato un intrigo internazionale che coinvolge misteriosi personaggi di Dubai e soprattutto lui, l’avvocato d'affari Paolo Francesco Calmetta, vertice di una galassia di società con sede nel Delaware e nel Nevada. Il punto è questo: Calmetta, grazie a un contratto firmato sbrigativamente dai Marras e attraverso la società Zylberberg Fein LLc con sede a Dover nel Delaware, sostiene di aver acquisito dalla famiglia teuladina i diritti ereditari sull'area di Tuerredda, oggi in parte occupata dal resort della Sitas. Ma com’è che il vecchio Ovidio entra in contatto con uno studio legale milanese griffatissimo come il Calmetta Avvocati Attorney Llp, trascinando l’immagine innocente del proprio furriadroxiu, sei pecore e orticello, fra i grattacieli sfavillanti di Dubai?

L’intermediario. Il tramite si chiama Jochen Bruch, imprenditore svizzero che opera a Teulada. E’ lui che ha convinto la famiglia Marras – ormai rassegnata a vedere la propria dimora storica circondata da hotel – a chiedere aiuto a Calmetta. Ovidio non sopportava che per mettere in piedi il corpo centrale del resort gli avessero deviato la stradina sterrata che conduce al suo rifugio spartano. Ma può scomodarsi un legale del calibro di Calmetta per gestire una questione di questo genere? Bruch ha pensato di sì e infatti l'avvocato milanese ha preso in mano la situazione. Prima ha ottenuto dal tribunale un'ordinanza di demolizione dell'hotel, poi ha proposto alla famiglia Marras di firmare un contratto incomprensibile per chi non mastichi a fondo il diritto civile, in base al quale Ovidio avrebbe ceduto gratis alla Zylbelberg Fein srl i diritti ereditari sull'area Sitas, rimasta per complesse ragioni legali in mano ai Marras. Quando la famiglia teuladina s'è accorta del rischio e ha nominato un nuovo legale, l'avvocato Andrea Pogliani, Calmetta ha fatto valere la clausola contrattuale che prevedeva il ricorso a un collegio arbitrale di Milano.

La controversia. Così Ovidio, partito da una lite condominiale, si è trovato a fronteggiare una controversia internazionale dagli esiti imprevedibili. Controversia aperta: mentre l’avvocato Pogliani metteva insieme gli atti per capire come difendere Ovidio e la sorella Giovannica nel giudizio arbitrale, la Zylbelberg Fein non ha perso tempo e ha citato Sitas, Montepaschi Capital Service e Intesa San Paolo davanti al tribunale di Cagliari per ottenere quanto sostiene che gli spetti: i diritti sull'area oggi in gran parte occupata dal resort, a sua volta bloccato dal Tar dopo il ricorso di Italia Nostra.

Ma è qui che messe da parte le stranezze cominciano i misteri. Perché a siglare l'atto di citazione non è Zylbelberg Fein, firmataria del contratto coi Marras: nel documento compare Ace of Spades Guandong Opportunity Investments limited con sede a Al Tower, Sheikh Zayed road di Dubay, negli Emirati Arabi che come racconta l’avvocato Grosso nell’esposto, dice di agire per conto di tale Andreas Moustras, incaricato a sua volta con una procura firmata a Limassol, nell’isola di Cipro. Così che il presunto titolo di proprietà sulle terre di Ovidio e Giovannica Marras danza tra Milano, Dubai, Dover e Limassol mentre sulla vicenda si affacciano personaggi di cui è incerta persino l’identità. Al punto che il giudice Paolo Piana, cui Ace of Spades ha ricorso contro Sitas per ottenere il riconoscimento della proprietà su Tuerredda, anziché decidere punta un faro sugli affari di Calmetta e nell’ordinanza chiede ad Ace of Spades di mettere le carte in tavola.

Personaggi misteriosi. Perché a parte le sedi esotiche e l’impianto piuttosto aggrovigliato della storia, nell'atto di citazione firmato dall'avvocato Vincenzo Cuffaro del foro di Roma l'amministratore si manifesta con due nomi diversi – Andreas Moustras nell'atto di citazione e Andreas Thomas Montrsas nella certificazione rilasciata dall'ufficio del registro della zona franca di Al Kaimaii – e soprattutto non si capisce attraverso quali passaggi e perché i diritti milionari sull'area di Tuerredda siano stati trasferiti il 24 gennaio 2011 a Dubai dove ha sede la società o alle Isole Vergini come compare nella corrispondenza legale intercorsa con Sitas.

Ma c’è dell’altro e l’avvocato Grosso non manca di sottolinearlo nell’esposto alla Procura: perché all'indirizzo di Dubai la società non è reperibile? Grosso spiega di aver disposto ricerche d’ogni tipo, anche attraverso il Cerved Group, il servizio leader nel settore delle informazioni finanziarie: Ace of Spades risulta società «completamente sconosciuta». Ed è il Cerved che raccomanda «massima prudenza in caso di relazioni di affari con la società vista la poca trasparenza che la circonda». Insomma: Ace of Spades, se esiste, non si sa dove sia registrata. A meno che non si debba prestare fede all’intestazione di una nota legale – citata dall’avvocato Grosso nella denuncia – in cui la fantomatica società risulterebbe avere una sede a Tortola, nelle British Virgin Island: «Con questa missiva – osserva il penalista – Ace of Spades è agilmente balzata dal centro della penisola araba al clima subtropicale dell’isola delle Tortore». Salvo poi tornare a Dubai in un’altra lettera del 13 giugno 2011. Peraltro il 6 giugno 2011 un avvocato di nome Michael C. Spencer dello studio Milberg Llp di New York – riferisce Grosso – ha contattato il sindaco di Teulada Gianni Albai, presentandosi come legale della Ace of Spades e «asserendo senza fornire elementi concreti che la Ace of Spades avrebbe acquistato alcuni diritti riguardanti immobili situati nel territorio del Comune di Teulada». Chi è Spencer? E per chi lavora? Ecco perché, travolto dai dubbi, il giudice Piana ordina ai legali di Ace of Spades di chiarire e intanto dispone la trasmissione del provvedimento motivato alla Procura, che delega la Guardia di Finanza a indagare. Un lavoro complicato, quello condotto delle Fiamme Gialle: solo collegare le società che fanno capo al legale lombardo è come affrontare un rebus. Anche perché a scorrere le visure e ad analizzare gli atti si scopre che spesso le società entrano in conflitto tra loro e poi si accordano, con atti firmati per una società da Calmetta e per l'altra ancora da Calmetta, ma per conto dell'amico viennese Jacob Hirchbeck.

Il personaggio. Quarantasette anni, madre tedesca, descritto come uomo affabilissimo e dall'eloquio raffinato, Calmetta si muove preferibilmente sull'asse Milano-Lugano. E' nella città svizzera che abita, in una villa con giardino. A Milano ha studio in via Santo Spirito 14, circa 400 metri e tre box auto alle spalle di via Monte Napoleone. Per muoversi sul medio raggio usa una Mercedes Amg da 220 mila euro, ma la società di Monaco di Baviera che gestisce i suoi leasing offre a lui e agli amici altre vetture come Jaguar e Audi A8. Un tenore di vita che apparirebbe in contrasto con la dichiarazione dei compensi professionali del 2008: appena 8200 euro. Impressionante l'albero geneaologico delle sue società: nel Delaware e nel Nevada – dove non c'è reciprocità giuridica con l'Italia – compaiono la Coldwell e la Zimbalist, in Italia a seconda dell'affare in corso compare l'Immobiliare Ellebi, la Gragnana, la Cantarana o la Mediaonline. Una galassia fortemente interconnessa in cui Calmetta si muove agilmente. Solo che nel caso di Tuerredda-Malfatano e dello strano rapporto d’affari con gli ignari fratelli Marras qualcosa sembra non quadrare: «Si tratta – scrive l’avvocato Grosso nell’esposto – della messa in atto di una strategia ben precisa e coordinata, avviata e condotta a dir poco con buona dose di disinvoltura e in spregio alle più elementari regole di trasparenza, utilizzando un soggetto inafferrabile come Ace of Spades». Conclude Grosso: «Gli artifizi e gli abili espedienti esposti inducono a ritenere di trovarsi di fronte ad una serie di iniziative dalla caratura inesorabilmente truffaldina».

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