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«Si protegge solo la grande opera»
24 Marzo 2004
Beni culturali
Daria Lucca intervista il senatore Sauro Turroni, sul manifesto del 28 dicembre 2002. Nelle argomentazioni di Turroni le ragioni di quanti sostenevano, fin dal primo annuncio di costituzione della Patrimonio spa, che a rischio non fossero i grandi monumenti, ma l’insieme del tessuto storico del Bel Paese. Potete trovare il testo del comunicato stampa del CIPE nel sito http://www.patrimoniosos.it, qui.

Approfittando della distrazione generale (lettori e giornalisti erano più occupati nella caccia ai regali che a controllare leggi e regolamenti), il Cipe ha varato una direttiva sui beni culturali non esattamente cristallina. «Come al solito, si vuole proteggere soltanto la grande opera, e si lascia intendere che i piccoli o meno noti beni possono finire sul mercato», protesta il verde Sauro Turroni, vicepresidente della commissione ambiente del senato.

Che cosa non la convince, nella direttiva del Cipe?

Si parla di beni «di particolare valore storico, artistico, culturale e ambientale», intendendo con questo il Colosseo, la Fontana di Trevi e gli Uffizi. Che fine faranno, viceversa, le migliaia di torri medievali, castelli, piccoli musei che arricchiscono la vita culturale dei cittadini italiani ma non hanno mai goduto degli onori delle cronache? L'altro giorno ho visto il castello dove fu organizzata la congiura dei Pazzi: è un edificio senza «particolari» bellezze, ma certo pieno di storia. L'impronta «immobiliarista» che questo governo vuole dare al paese, consentirà che se ne facciano miniappartamenti?

La direttiva accenna al fatto che si potrà vendere solo ciò che è vendibile. Tautologia a parte, esistono davvero beni culturali pubblici alienabili?

La questione è attualmente controversa, poiché il codice civile, agli articoli 822 e 823 dice che il demanio culturale non può essere alienato, ma il regolamento approvato nel settembre del 2000, quando al governo c'era ancora il centro sinistra, ha aperto la porta alle alienazioni. Nonostante non abbia formalmente modificato il codice civile, si intende implicitamente superato, in base al principio della gerarchia delle fonti secondo cui una legge successiva cancella quella precedente.

In pratica, il dpr 283 del 2000 consente di alienare i beni che non sono esplicitamente protetti da un decreto di vincolo. Come lei diceva, si abbandonano al loro destino tutte le opere disseminate in giro per l'Italia e prive di una dichiarazione vincolante. Ma si potrà almeno salvare ciò che la legge già protegge?

Dipenderà dalle soprintendenze regionali, dato che quello stesso regolamento impone al ministero di aggiornare e verificare gli elenchi dei beni culturali. E la stesura dell'elenco è demandata, come è ovvio, agli enti di tutela sul territorio, che sono le soprintendenze. Del resto, soltanto le soprintendenze regionali conoscono a sufficienza il loro territorio e soltanto loro sono in grado di redigere gli elenchi richiesti. Ma questo lavoro è stato fatto? Nella mia regione, l'Emilia Romagna, si è provveduto. Vorrei che vi fosse certezza anche per le altre regioni.

Le altre norme del Cipe sono più tranquillizzanti?

Mi preoccupa anche il punto 4, secondo cui la Patrimonio SpA «osserverà tutte le forme di tutela previste per la difesa del demanio». Poiché la legge attribuisce appunto al ministero e alle soprintendenze la funzione di tutela, non vorrei trovarmi di fronte a un ulteriore sconfinamento di poteri.

In questi giorni, il tesoro ha annunciato la vendita di carceri, caserme e porti. Dunque il peggio è per ora evitato?

Niente affatto, e per le ragioni che si son dette in precedenza. Prendiamo la mia città, Forlì. Il carcere del suo centro storico è inserito nella rocca di Caterina Sforza. Pur essendo un edificio di epoca più recente, è stato inserito dal soprintendente nell'elenco dei beni culturali intoccabili. Vorrei la sicurezza che gli elenchi comprendano davvero soltanto edifici privi di qualsiasi valore artistico e di qualsiasi significato storico. Noi comunque teniamo alta la guardia. Sono riuscito ad esempio a inserire nella finanziaria una norma di tutela anche per gli immobili di interesse storico e artistico di proprietà delle regioni, delle province e dei comuni.

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