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Claudio Trabona
«Serenissima, privati pronti ad acquistare»
29 Giugno 2009
In giro per l'Italia
Ipotesi dismissioni degli enti pubblici: «Il valore della società può aumentare».Magari grazie anche allo sfruttamento dei “nodi” fuori piano garantito dalla Regione? Il Corriere del Veneto, 28 giugno 2009 (f.b.)

VERONA — «Siamo troppo piccoli per essere grandi e troppo grandi per essere piccoli». Con questa riflessione, difficilmente contestabile, Rino Mario Gambari, consigliere delegato dell'autostrada Serenissima e soprattutto maggior azionista con oltre il 23%, lancia un mes­saggio per certi versi sorprendente: «Se davvero i soci pubblici decideranno di dismettere, il nostro gruppo di privati è interessato a comprare».

Sono tempi lontanissimi dal 2004, quando l'industriale bresciano, con una spettacolare se il termine è passabile - operazione finanziata da Mediobanca e Abn Amro acquistò il 20,3% della Brescia-Padova, valutando un miliardo l'intera società. Oggi, in tempi di recessione e di credito difficile, sembra azzardato immaginare altri grandi acquisti per una concessionaria autostradale che ha salutato da tempo il progetto di quotazione in Borsa, che ha un po' di problemi con le controllate (vedi Infracom) e che fa grande fatica a distribuire dividendi ai soci (l'Anas non vuole).

Ma tant'è. Gambari intende passare il guado, «perché la Serenissima ha la prospettiva concreta di aumentare il proprio valore nel tempo a condizione che, ovviamente, la concessione sia estesa davvero al 2026 e che si prosegua nel migliorare l'efficienza della società, sul fronte dei costi e della struttura organizzativa».

Il lombardo non desiste, quindi, dalla volontà di puntare finalmente al controllo o almeno a un ruolo da vero azionista di riferimento, magari in compagnia dei suoi attuali soci: la veronese Cis di Bruno Tosoni (che a sua volta ha trovato nel fondo F2i di Gamberale un alleato importante), la Abm Merchant di Alberto Rigotti, infine Guglielmo Tabacchi e figlio. Tutti presenti a vario titolo nelle società veicolo riconducibili al bresciano: nella compagine della Brescia-Padova risultano Re.consult Infrastrutture (20,3%) e Cif (3,13%), per un totale del 23,43%.

La questione è tornata di attualità per due motivi. Innanzi tutto, per le esternazioni recenti del presidente della Serenissima, Attilio Schneck. Stufo di oneri per più di un milione al l'anno che zavorrano l'intera gestione finanziaria della Provinciadi Vicenza, il leghista di Thiene ha detto chiaro e tondo che vuole vendere. Primo obiettivo, liberarsi di quel 3,86% acquistato per oltre 30 milioni nel 2005 per ordine di Manuela Dal Lago, che lo ha preceduto in entrambe le poltrone di presidente (Brescia-Padova e Provincia di Vicenza). Ma chissà, la dieta potrebbe essere anche più severa: la quota attuale è dell'8,86%, ben di più di tutti gli altri enti pubblici che al massimo superano di qualche decimale il 5%. Schneck si è spinto oltre: per vendere al miglior prezzo ed eludere il lungo e macchinoso iter del diritto di prelazione tra soci, gli enti azionisti potrebbero creare un veicolo societario verso cui far confluire le proprie partecipazioni. Quali altri soggetti potrebbero seguire il presidente? Da una vita si parla dell'intenzione a vendere del Comune di Milano (4,75%), ma stanno alla finestra anche altri enti e Camere di commercio, tutti assai interessati a far cassa.

L'altro fronte è dato dall'aumento di capitale. Se l'Ue archivierà finalmente la procedura d'infrazione contro il governo italiano sulla concessionelunga alla Serenissima, quest'ultima riformuleràsubito il piano finanziario per la realizzazione delle opere. Piano che dovrà contare anche su un rafforzamento patrimoniale della società, con un aumento di capitale che, nella versione precedente ora da aggiornare, era stato stimato in 150 milioni. L'operazione - inaccessibile agli azionisti pubblici - sarà una seconda chiave d'accesso per i privati.

In tutto questo, ricorre come formula magica l'eterna questione della concessione. Dallasocietà si fa professione di ottimismo, ma in queste settimane il cambio della guardia nella Commissione europea comporta un ulteriore ritardo nella decisione. Da Verona si spera nell'archiviazione del procedimento a Bruxelles a metà settembre.

Intanto, si dà corpo finalmente alla holding che separerà laconcessionaria dalle altre attività e partecipazioni del gruppo. Il 6 luglio è convocato un cda che dovrà provvedere alla costituzione del boarddella nuova società. Sarà l'organismo che dovrà gestire, in prima battuta, l'uscita dalle altre società auto stradali (Venezia-Padova, Cisa, Autobrennero, Autovie Venete solo per citare i soggetti principali). Sempre che si riesca a vendere bene. Gambari ha un'idea precisa: «Se le necessità di cassa ci spingeranno a farlo, lo faremo. Ma se non ne avremo bisogno, potremmo aspetta re un momento più favorevole per le valutazioni. Senza fretta».

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