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Vera Schiavazzi
Scuole aperte e gite nei parchi ecco le ferie nei campi urbani
9 Luglio 2012
Articoli del 2012
Come diceva qualcuno: chissà che la crisi non abbia anche qualche risvolto positivo facendo riscoprire certe risorse. La Repubblica, 9 luglio 2012, postilla. (f.b.)

Che cosa fai quest’estate? «Vado al campo estivo. A scuola». Un edificio scolastico su tre resta aperto anche in luglio nelle grandi città italiane, con orari perfino più lunghi di quelli delle normali lezioni. E se è vero che i programmi proposti da cooperative e associazioni, ai quali i Comuni appaltano il problema del parcheggio estivo dibambini e ragazzi, sono più vari di quelli scolastici, con visite ai musei e passeggiate nei parchi, è vero anche che di un parcheggio pur sempre si tratta, con orari da rispettare e cancelli da varcare.Tutto il contrario della lunga, oziosa estate di trenta o quarant’anni fa, ma anche delle frenetiche vacanze ante-crisi, quando almeno 15 giorni si passavano al mare, e magari anche il doppio se mamma e papà si alternavano nei turni. Oggi la permanenza media di bambini e ragazzi nei campi urbani promossi dai Comuni, con tariffe che variano secondo le fasce, si è allungata da una a due settimane, e in molti casi può durare anche tre o quattro, coprendo tutti i turni disponibili. Se dipendesse dai genitori, le scuole potrebbero restare sempre aperte, sono i Comuni a imporre un minimo di chiusura anche per ragioni di bilancio (e quando avviene, da Torino a Roma a Napoli, le stesse associazioni offrono il servizio privatamente anche in agosto, utilizzando i centri sportivi).

Prendiamo il caso di Torino, una delle grandi città che negli ultimi trent’anni aveva puntato moltissimo sui servizi per l’infanzia. Quest’anno, complici i tagli alla spesa, le famiglie che scelgono la proposta del Comune (e non le molte possibili in convenzione con gli oratori) possono spaziare tra 27 diversi centri, 25 dei quali non sono altro che normali scuole rimaste aperte. Si continua fino al 3 agosto, si inizia alle 7 del mattino per facilitare mamme e papà che in luglio lavorano, la quota massima per famiglia arriva a 90 euro.

«Cerchiamo di evitare di far passare troppe ore ai bambini tra le mura scolastiche spiega Maura Dotta, responsabile organizzativa della Safatletica, un’associazione nata per lo sport giovanile che negli ultimi anni si è “riciclata” anche in versione estiva — Lavoriamo per il Comune, ma il nostro obiettivo è rendere un buon servizio ai bambini, facendo quello che i genitori, impegnati al lavoro, non possono fare: portarli al parco, farli muovere, far conoscere loro la città. E negli anni ci siamo resi conto che la crisi ha spinto le famiglie a allungare il periodo di permanenza».

«La scelta — suggerisce Angelica Arace, docente associata di Psicologia dello sviluppo all’Università di Torino — andrebbe sempre calibrata tenendo conto delle caratteristiche del singolo bambino o ragazzo. Per molti condividere il tempo delle vacanze restando in città con i compagni può essere piacevole, altri hanno bisogno di più tempo per il riposo, magari in solitudine. Bisogna distinguere tra le esigenze del bambino e quelle dei genitori, che ovviamente non dispongono di tre mesi di vacanza ». A Napoli, l’orario dei campi estivi è ridotto (4-5 ore al giorno) e unisce gite e laboratori tra le mura scolastiche, a Bologna il servizio è “flessibile”, i genitori possono scegliere tra orario breve o lungo, e dura fino a 4 settimane per i piccoli tra i 3 e i 5 anni (15 centri, anche in questo caso gli stessi dell’anno scolastico) e fino a 7 settimane per la fascia che arriva agli 11 anni. E a Padova non si chiude mai, neppure ad agosto, e 213 bambini si sono iscritti anche in quel mese: l’orario finisce alle 16, ma con un sovrapprezzo di 30 euro si possono lasciare i figli fino alle 18.«L’obiettivo è coprire tutta l’estate e presto ci arriveremo — riassume Daniela Ruffino, sindaco di Giaveno e membro della commissione scuola dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani — È vero, gli orari sono lunghi, forse piacciono di più alle mamme che ai bambini, ma se i Comuni impongono alle associazioni un buono standard qualitativo è una soluzione migliore che essere parcheggiati da nonni e zii». Sarà, ma che fatica!

Postilla

Forse se ne sono scordati quasi tutti, adesso, ma fra le varie proposte emerse nel corso delle straordinarie primarie di coalizione per il sindaco di Milano una delle più originali era un organico sfruttamento delle risorse costituite dagli spazi scolastici, luoghi attrezzati e diffusi nel tessuto urbano, ma che a parte la funzione didattica e relativi orari restano esclusi dalla rete complessa della vita metropolitana. Queste idee di colonia estiva urbana, una specie di “vacanza a chilometro zero” indotta dalla crisi economica, curiosamente ripropongono le medesime dinamiche sociali che hanno visto affermarsi l’idea di urbanistica moderna e di quartiere integrato all’inizio del ‘900, e che vedono al centro proprio la scuola. Scuola dove non solo l’argomento città dovrebbe entrare sempre più nei programmi e nelle attività integrative, sotto forma di educazione civico-ambientale a pervadere di sé tutte le materie, ma anche spazio chiave e nucleo centrale di identità per i “vicinati”. Non dimentichiamo che fu proprio studiando nel 1914 le attività spontanee di istituti scolastici, gruppi di genitori, associazioni sportive e culturali annesse, che il sociologo dei servizi Clarence Perry iniziò a tracciare anche delle mappe territoriali di influenza, con raggi massimi e articolazioni per fasce di età e censo. Le medesime riflessioni che negli anni ’20 lo portarono a teorizzare in modo compiuto la Neighborhood Unit. Anche questa delle colonie estive urbane quindi può essere, se ben gestita, molto più di una pura vacanza per poveretti, anzi! (f.b.)

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