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«Sarà corretto il progetto per Monticchiello»
23 Ottobre 2006
Toscana
La novità di oggi a proposito di un evento che ha trasformato la “Toscana felix” in “Toscana in bilico”. Da l’Unità del 21 settembre 2006. Con una postilla

IL CONTESTATO progetto per l'insediamento abitativo di Monticchiello, in Val D'Orcia, sarà corretto e mitigato. Ad annunciarlo è il ministro dei Beni Culturali e vicepremier Francesco Rutelli, al termine di una giornata di incontri con le istituzioni coinvolte. Incaricati della revisione del progetto, saranno due autorevoli architetti paesaggisti, Paola Falini e Amerigo Restucci. Rutelli ha inviato anche una lettera agli amministratori locali dei siti Unesco invitandoli ad una «più attenta vigilanza, affinché gli interventi siano coerenti con la conservazione dei siti».

Postilla

Nonostante l’autorevolezza di Paola Falini e Amerigo Restucci è dubbio che la “revisione del progetto” (o la sua “mitigazione”) possa risolvere la questione sollevata dalla denuncia di Alberto Asor Rosa.

O l’intervento non è giudicato né incongruo nè tanto meno “uno schifo”, e allora si abbia il coraggio di esprimere con nettezza un parere opposto a quelli di Asor Rosa, Emiliani e tantissimi altri, e si lasci in pace il comune di Pienza. Pagheranno i posteri, ma sono altrove.

Oppure l’intervento è incongruo, è davvero "uno schifo", contrasta con l’esigenza di tutelare il paesaggio della Val d’Orcia, e allora il Ministero dei beni e delle attività culturali e la Regione hanno il potere (e quindi il dovere) di bloccare i lavori. Lo conferisce l’articolo 150 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che consente di “ordinare […] la sospensione di lavori iniziati” ove questi siano “capaci di pregiudicare il bene” protetto, o che si reputa degno di protezione. E magari contemporaneamente – come l’assessore Riccardo Conti aveva preannunciato – la Regione avvii, d’intesa con il Ministero dei beni e delle attività culturali, quel piano paesaggistico regionale che la legge nazionale le impone di fare e i cui contenuti non sono nè chiacchiere nè esortazioni nè indirizzi, ma precise indicazioni su cio che si può e ciò che non si può fare nei beni paesaggistici sottoposti a tutela.

È davvero strano che un ministro della Repubblica ignori i poteri (le responsabilità) che la legge gli attribuisce e si affidi a una “più attenta vigilanza" dei poveri “amministratori locali dei siti Unesco”, i quali hanno dimostrato quanto ci sia da fidarsi della loro consapevolezza del bene che anche (anche , non esclusivamente ) a loro è dato di tutelare.

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