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Paolo Ferraiolo
Salerno: Il sindaco con “il film in testa”
2 Febbraio 2010
Una storia che illustra la figura del candidato che il PD, nel suo percorso dalla china all’abisso, ha scelto per la Campania. Corrispondenza da Salerno per eddyburg

Seconda puntata. O l’ennesima per i cittadini salernitani. A metà dicembre del 2009, al salone dei marmi del comune di Salerno la scena si ripete a distanza di nove mesi. Da quella che nel marzo dello stesso anno aveva visto la presentazione del mega condominio di cemento chiamato “Crescent“ sull’area della storica spiaggia di Santa Teresa e che in questi mesi anche l’Italia intera, per mezzo di articoli e servizi giornalistici peraltro tutti negativi, ha imparato a conoscere.

Stesso buio in sala. La musica iniziale questa volta è cambiata in note spagnole. Piano piano il lungo tavolo predisposto s’illumina nei suoi 25 metri di lunghezza per far scorgere il plastico tutto intero del cosiddetto “fronte del mare” di Salerno nel tratto che va dall’attuale porto commerciale alla foce del fiume Irno. E poi Lui . Con la ormai solita bacchettona in mano. Il sindaco di Salerno: Visibilmente orgoglioso della sua nuova creatura, solo, quasi commosso per l’alto valore storico (a suo dire) del momento.

Finita la musica, ringraziati i tecnici del suono e delle luci, il plastico bene illuminato, l’applauso della regia, ecco che incomincia a parlare di questa sua nuova creatura.

Subito in attacco. Se la prende prima di tutto con chi gli si è messo di traverso la volta prima. Li chiama “soggetti più casuali “ (leggi comitati e associazioni ambientaliste avversi) che, come ha sempre detto, non hanno capito “l’importanza” di quello che si ha intenzione di fare. Non capiscono che è un’ operazione che porterà solo lustro alla città di Salerno e che con le loro proteste fanno solo perdere tempo alla “politica del fare” ed “inquinano il processo democratico”.

Conseguentemente a queste affermazioni invoca il popolo che, rieleggendolo nel 2006, ha automaticamente approvato il progetto (del 2007 e pubblicizzato oggi) e che quindi “i cittadini già si sono pronunciati” e tutta questa presentazione (pare di capire) è in qualche modo “la scelta democratica” di far capire alla popolazione le decisioni prese nelle stanze del palazzo di città e non solo.

Di nuovo la stessa collaudata strategia. Far ricordare agli “spettatori” quanto sono brutti i posti dove si ha intenzione di operare. Cosa c’era prima e cosa ci sarà dopo. Sull’area del Crescent a occidente solo (bassi) depositi di legname, ad est un piccolo brutto porto turistico e piazze destinate a parcheggi. Tutto ciò (“dopo anni di fatiche”) si tramuterà con un colpo di bacchettona magica in quello che “ammirate” in questo plastico lungo 25 metri. Senza minimamente accennare (logicamente) che questi luoghi, dopo la costruzione dei progetti proposti, saranno paesaggisticamente stravolti per sempre e.senza minimamente accennare alla sostanza dei progetti che è quella della privatizzazione di luoghi attualmente pubblici.

Lasciamo il sindaco nella sua ovattata presentazione al plaudente pubblico (per chi ha intenzione di vederla tutta basta che si colleghi al sito del comune di Salerno) e parliamo più approfonditamente di questa nuova “tranche” di progetto che viene “offerta” ai cittadini di Salerno.

Come a Savona , come a Barcellona, l’architetto Bofill sembra a capo di un circo che intende piazzare ora le sue tende a Salerno. Un po’ di storia recente, allora…

Nel gennaio 2007, dopo 15 anni di gestazione e dopo solo un mese dalla sua approvazione, il Piano Regolatore Generale di Salerno (in Campania PUC) viene intenzionalmente variato nel suo tratto di costa, il più caratteristico, quello che dà l’immagine ad una città intera.

A farlo è l’amministrazione comunale con a capo il “neo” (rieletto per la terza volta) sindaco Vincenzo De Luca. Il quale convoca una giuria di tre dipendenti comunali e li mette a giudicare quale fosse il miglior curriculum di progettista per affidargli un incarico di ridisegnare questo importante tratto di costa. A base di questo bando di concorso (per curricula e lavori simili) si mettono due progetti preliminari ai quali è però facoltativo tenerne conto.

Mentre ancora i suoi tre dipendenti stanno valutando le offerte, la sua giunta comunale approva una delibera (del GC n754 del 25-05-2007) in cui si stabiliscono in modo dettagliato le caratteristiche formali dell’intervento riguardante la zona di Santa Teresa. Quindi abbiamo già un “progetto” senza ancora aver individuato il progettista, almeno ufficialmente. Risulta vincitore il curriculum dell’architetto spagnolo Ricardo Bofill (insieme alla società d’ingegneria Lotti associati) il quale si mette subito al lavoro ed in tempi brevissimi fa calare il “suo” nuovo disegno sul tratto di mare in questione.

E a fine anno 2007, in un acceso consiglio comunale, su scarne planimetrie viene tutto approvato.

Il 2008 passa (nel silenzio generale dei media locali) a raccogliere “pareri e autorizzazioni” (tra cui anche lo scandaloso silenzio-assenso della locale soprintendenza) per l’attuazione del progetto sulla zona della storica spiaggia di Santa Teresa. Nel marzo del 2009 il giorno dopo l’ultima autorizzazione recuperata, la grande presentazione del primo tratto: L’edificio Crescent e altri svariati edifici che insistono pesantemente su una delle zone più caratteristiche del litorale salernitano.

Svariate presentazioni del plastico del progetto da parte del sindaco super entusiasta. Consensi e dissensi tra i salernitani. Nasce un comitato di liberi cittadini per contrastare lo scempio di quell’area.

Nel silenzio dei media cittadini il comitato apre anche un sito web (www.nocrescent.it) dove raccoglie notizie e commenti vari su tutta la procedura seguita dall’amministrazione comunale.

In seguito: Quattro interrogazioni parlamentari e due ricorsi straordinari al capo dello stato.

A settembre del 2009 in pompa magna l’apertura del cantiere per la costruzione del parcheggio sotto la grande piazza ad esedra. E quindi, mentre questi lavori procedono spediti con anche 3 turni di lavoro fino alle 2 di notte, arriviamo a dicembre 2009, a questa nuova presentazione per il secondo tratto del cosiddetto “fronte del mare”. In estrema sintesi quello che è avvenuto fino ad oggi.

Questa volta si tratta dell’area di piazza della Concordia ed di piazza Mazzini e del porto turistico Masuccio Salernitano. Tutta la zona nuovamente ridisegnata ma con un prezzo da pagare. Il “prezzo da pagare” (per questa nuova colata di cemento) è un grattacielo di 75 metri destinato ad hotel ed uffici (una copia un po’rivisitata dell’hotel W di Barcellona , sempre di Bofill; che anche in quella città ha creato tanti dissensi – vedi: www.hotelvelabarcelona.com ).

Il suolo di tutta l’area è pubblico, come per il suolo dove dovrebbe sorgere il condominio Crescent.

Il nuovo PRG o PUC della città non prevede in quella zona nessun tipo di costruzione. Ma si sa bene che in Italia le regole, quando conviene a chi comanda, sono fatte per essere cambiate e quindi si procederà con nuove varianti in sfregio di tutte le regole che una comunità cerca di darsi.

Come Napoli, come Gallipoli, anche Salerno avrà il suo bel grattacielo che spunterà dal tessuto edilizio compatto a testimoniare, come ai tempi di Achille Lauro, la potenza politica dell’amministrazione in carica.

A questo progetto si contrappongono con coraggio e con le armi che restano (vedi sito web www.noveladisalerno.it ) gruppi di cittadini che ancora credono nel processo democratico di così importanti decisioni e che non accettano di vedersi cambiare la propria città senza potervi in qualche modo partecipare.

Ma ritornando al video della presentazione, è interessante seguire il discorso del sindaco sulla portualità salernitana. Dopo essere intervenuto più volte negli ultimi anni sostenendo la delocalizzazione del porto commerciale di Salerno su di una fantomatica isola artificiale al largo del litorale di Battipaglia si è reso forse conto che con le sole risorse comunali questa sua scelta non avrebbe visto seguito. Ma attenzione! Se il governo nazionale lo volesse finanziare, la sua amministrazione sarebbe in grado di gestire l’intera operazione. La nuova isola e soprattutto la riconversione di tutta la pregevolissima area del porto commerciale, quasi un’ annessione, alla città di Salerno. Ma intanto che si creino le condizioni per questa altra colata ci facciamo un Crescent qua, un Grattacielo lì e altri 4 porti turistici sul litorale comunale. E’ l’apoteosi della pianificazione urbanistica.

Quindi ci avviamo alla più grande cementificazione di un litorale cittadino: Il nuovo porto turistico Santa Teresa con il suo “bel” Crescent alle spalle; due nuovi moli di 80 metri perpendicolari alla caratteristica passeggiata del Lungomare Trieste; il raddoppio del porto turistico esistente fino alla foce dell’Irno con alle spalle il suo “bel” Grattacielo e centro commerciale; a Pastena un nuovo porto turistico con il suo “polo nautico” e, a fine territorio comunale, il grande porto turistico con centro commerciale e albergo “Marina d’Arechi” a firma dell’altra “archistar” Santiago Calatrava. Sui quattro chilometri e mezzo di litorale cittadino un porto ogni chilometro. Bel record!

Tutto questo senza aver minimamente risolto gli irrisolvibili problemi (ampliamenti / accessi su ferro e su strada) del porto commerciale. E tutto questo dopo 15 anni di gestazione di un piano regolatore. E’ davvero sconfortante.

Continua spiegando che Lui (a differenza degli astanti) ha già “il film in testa”. Vede questa magnifica città costruita (cementificata) con il contributo delle migliori archistar del pianeta. Gli occhi gli brillano e per chi non ha come Lui questa visione un gesto di comprensione:”Noi abbiamo voluto presentare questo grande plastico per darvi una visione d’insieme di quello che stiamo facendo e questo per una scelta democratica e di trasparenza”e poi “il plastico rimarrà in esposizione una settimana nella quale i nostri cittadini avranno modo di osservarlo in tutte le parti e di rendersi conto di che cosa sarà la città che lasceremo ai nostri figli”

E nei giorni seguenti si sono organizzate visite di intere scolaresche al plastico che tanto ricordano tempi che si pensava definitivamente conclusi.

Può un solo uomo (anche avendo vinto le elezioni che lo mettono a capo di una comunità per 5 anni) snaturarare così per sempre una città? Senza un dibattito, senza un concorso di idee, senza misurare quali fossero le migliore soluzioni per queste aree, senza alternative…

Che lo vogliate o no vi cambio il panorama della città.

Anche se il momento politico italiano non è dei migliori, sarebbe proprio ora di mettere mano alla legge del 1993 per l’elezione diretta dei sindaci, ritenuta finora una buona legge, ma che alla luce di verificati atteggiamenti dispotici (“chi è contro dovrà spararmi”) non consente alla comunità di contrastare le volontà di un solo uomo: Massimo due mandati di 4 anni ciascuno e basta; la non possibile sovrapposizione di cariche pubbliche; l’eliminazione di liste elettorali cosiddette di “appoggio” o ”amiche”; la limitazione dei poteri del sindaco sugli assessori; una limitazione dei poteri sulle società di servizi a partecipazione comunale; un più limitato premio di maggioranza. Queste alcune variazioni da apportare per contrastare la degenerazione di questa legge elettorale che, agevolando nei fatti la cooptazione dell’opposizione, per 5 anni non consente più nessun contrasto al volere del sindaco.

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