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Fausto Martino
Salerno: I molti errori del nuovo PRG
19 Febbraio 2010
Ulteriormente peggiorato dalla contrattazione della giunta di centro-sinistra il già discutibile piano di Oriol Bohigas. Le osservazioni delle associazioni in una corrispondenza per eddyburg

Nell’aprile 2003, Oriol Bohigas concluse il lavoro di redazione del piano regolatore di Salerno.

Il piano - già celebrato come il punto d’arrivo di una feconda stagione urbanistica e benché condiviso da gran parte dei consiglieri comunali - non venne mai - come spesso è accaduto in questa dannata Italietta – adottato.

L’amministrazione comunale ritenne più opportuno navigare a vista sulla più comoda strada della contrattazione urbanistica, avvalendosi dei numerosi strumenti derogatori di cui è ricca la normativa nazionale e regionale. Ma per far ciò, il piano era certamente d’intralcio.

Nel 2004, la nuova legge regionale urbanistica della Campania fornì l’alibi per continuare a menare il can per l’aia: “bisognava” adeguare il non nato PRG alle nuove disposizioni normative. E, con l’occasione, si poteva anche conformare il piano ai desiderata di quella proprietà fondiaria più influente che non era rimasta proprio soddisfatta dalle scelte originariamente formulate da Bohigas. Intanto, per non perdere tempo, giù duro con interventi ispirati alla peggiore scuola dell’urbanistica contrattata, da inserire nell’adeguando piano urbanistico comunale. Ma, checché ne dica l’amministrazione, la somma delle varianti ad personam non fa un buon piano regolatore, così come quella degli interessi privati non fa l’interesse pubblico.

Quest’anno, con squilli di tromba e rullii di tamburi, è stato presentato il nuovo Piano Urbanistico Comunale, finalmente adeguato – lo sostiene l’amministrazione comunale – alla legge regionale.

Il confronto tra il piano del 2003 e quello del 2005 mette in evidenza una serie di variazioni, tutte peggiorative, che la dicono lunga sui veri motivi della mancata adozione nel 2003: pur lasciando inalterato il dimensionamento del piano, cresce l’edificabilità totale di mezzo milione di metri cubi; aumentano gli indici di conversione degli immobili industriali; l’edilizia residenziale pubblica, che Bohigas avrebbe voluto diffusa in tutta la città, viene concentrata in enormi e periferici quartieri-ghetto, capaci di ospitare fino a 5000 abitanti; scompaiono alcune destinazioni pubbliche per lasciare il posto ad interventi fortemente speculativi, ecc. ecc. Insomma, un vero disastro per la città. Per qualcuno, una manna.

Non ci vuole molta fantasia per immaginare come il piano “emendato” abbia subito trovato il favore di proprietari di immobili - sedicenti imprenditori - e dell’amministrazione: “E’ una svolta epocale”, sostiene il sindaco in vena di autocelebrazioni, e subito si dichiara pronto ad approvare il piano con un colpo di mano, anche soltanto avvalendosi dei consiglieri del suo partito. Come se un piano regolatore fosse un affare privato della maggioranza e non riguardasse i destini di un’intera comunità.

Curiosità: il piano non è affatto conforme alla nuova legge regionale: è privo della prescritta valutazione di impatto ambientale e gli indici di edificabilità non sono quelli previsti dalla legge..

E’, dunque, evidente come la fola dell’adeguamento del prg sia stata utilizzata per fare ben altro. Le differenze, in termini di edificabilità e di valore aggiunto ai suoli, sono – appare chiaro - l’inconfessabile motivo della mancata approvazione del piano nella sua versione originaria.

Considerazioni: la rendita fondiaria continua a farla da padrone e a dettare le scelte di pianificazione e la contrattazione urbanistica avviene in più fasi e a più riprese. Come in passato, funziona meglio se si riesce a piegare, fin dalla sua nascita, lo strumento urbanistico alle proprie esigenze.

Morale: non basta un professionista di rango per fare un buon piano. Paradossalmente, il nome altisonante può, a volte, essere il passepartout per sdoganare scelte altrimenti indigeribili.

Appello: Italia Nostra, Legambiente, WWF e Lipu hanno presentato severe osservazioni al piano. Le alleghiamo perché, anche da lontano, si possa aderire a questa battaglia di civiltà.

Salerno, 4 novembre 2005

SINTESI DELLE OSSERVAZIONI PRESENTATE DA ITALIA NOSTRA, WWF, LEGAMBIENTE, LIPU, SINISTRA ECOLOGISTA E COMITATO SALUTE & AMBIENTE

Edilizia residenziale pubblica

Il Piano Urbanistico Comunale (P.U.C.) ignorando gli indirizzi già impartiti dal Consiglio Comunale e sovvertendo le stesse tesi del redattore del piano, Oriol Bohigas, prevede la formazione di enormi quartieri periferici, interamente destinati ad edilizia residenziale pubblica. E’ la pianificazione dei ghetti, l’esatto contrario di scelte precedenti che avrebbero dovuto creare le condizioni per un’edilizia sociale diffusa in tutta la città.

Indici edificatori

Gli indici fissati dal P.U.C., del tutto arbitrari, non sono conformi alla legge regionale della Campania che, li ancora al “valore imponibile, accertato ai fini dell’imposta comunale sugli immobili per l’insieme di tutti gli immobili ricadenti nel comparto”.

Il PUC, inoltre, introduce discutibili premialità edificatorie per le “industrie altamente inquinanti” (chi inquina è premiato!) ed incrementa sensibilmente la rendita fondiaria di alcuni, ben individuabili, complessi edilizi da dismettere.

Porto commerciale, infrastrutture collegate e nuova portualità

Il PUC prevede la costruzione di 4 nuovi porti, oltre al mantenimento di quello commerciale e prefigura la realizzazione di infrastrutture onerosissime e dal grave impatto ambientale (il raddoppio del viadotto Gatto, la realizzazione di una galleria ferroviaria sotterranea, la creazione di un’area di stoccaggio nel Cernicchiara, altre gallerie ed opere stradali). Il tutto senza un’analisi di costi e benefici e senza che sia stata effettuata la Valutazione di impatto ambientale, resa obbligatoria per il PUC dalla nuova legge regionale.

Previsioni insediative sul Colle Bellaria - modificazione negativa dello sky-line

Il PUC crea le condizioni perché si consenta ad un privato ben individuato, di edificare sulla zona collinare che fa da quinta alla città di Salerno, sottoposta, a seguito dell’emanazione del D.M. 15.09.1971, a tutte le disposizioni della parte terza del codice dei beni culturali e del paesaggio, approvato con D.Lgs 42/04, in quanto “quadro panoramico di rilevante bellezza”.

Ll’ambito oggetto delle previsioni insediative rientrava tra quelli indicati dal Consiglio Comunale e dal prof. Bohigas come “sistema delle invarianti”, cioè quel sistema di elementi caratterizzanti il paesaggio, entrati a far parte dell’iconografia tradizionale, cui è legata la stessa identità della città.

Nuove aree residenziali

Il PUC, sovvertendo le precedenti indicazioni del PRG originariamente redatto dal prof. Bohigas, attribuisce destinazioni residenziali ad immobili industriali dismessi o da dismettere, creando le condizioni per la realizzazione di nuovi quartieri in aree già densamente abitate e prive di servizi.

Dimensionamento del PUC

Il PUC è apparentemente calibrato, come già il PRG di Bohigas, “per una dimensione demografica a cui tendere di circa 180.000-185.000 abitanti”.Tale previsione appare assolutamente sopradimensionata rispetto ai criteri contenuti nell’adottato P.T.C.P. che avrebbero dovuto costituire quantomeno “linee guida” per l’elaborazione del PUC.

In proposito, appare inquietante che ad uno stesso dimensionamento demografico, corrispondano diverse superfici di solaio lordo da destinare a residenza.

Con artifici contabili, completamente destituiti di fondamento, vengono dilatate enormemente le possibilità edificatorie introdotte dal PUC.

Residenze Universitarie

Il PRG 2003, recependo indicazioni formulate da tutte le forze politiche del Consiglio Comunale, aveva previsto la realizzazione di un centro comprendente servizi e residenze. Del tutto immotivatamente il PUC cancella tale ipotesi senza individuare alcuna soluzione alternativa.

Questura

Il PRG 2003 aveva previsto la localizzazione della nuova sede della Questura nell’ex deposito della SITA in via Irno. Il PUC, del tutto immotivatamente, elimina tale previsione, privando la Pubblica Amministrazione di una sede già giudicata idonea ed aprendo la strada ad interventi di tipo fortemente speculativo.

Area destinata a “produzione e servizi” (AT_PS8)

Il PUC individua un’area (AT_PS8) destinata a produzione e servizi in un’area compresa tra il tracciato ferroviario e la nuova strada situata alle spalle dello stadio Arechi, in prossimità dell’Ospedale S.Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.

La nuova localizzazione modifica la precedente destinazione a verde di uso pubblico di cui si richiede il ripristino.

Zone agricole

Il PRG 2003, con una chiara scelta metodologica, prendeva le distanze dall’uso improprio del territorio rurale, diffusamente urbanizzato da una miriade di falsi fabbricati rurali.

Il PRG 2003, invertendo una sciagurata tendenza in atto da anni, fissava in 3 ha il lotto minimo necessario per la costruzione di fabbricati rurali, ritenendo che essi trovassero una giustificazione soltanto se collegati alle esigenze di coltivazione dei fondi.

Il PUC 2005, senza fornire alcuna motivazione perché ciò accada, riduce il lotto minimo a 1,7 ha e si ha il fondato timore che detta quantità possa essere ulteriormente ridotta da parte del Consiglio Comunale, in sede di adozione dello strumento urbanistico.

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