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Sebastiano Canetta ed Ernesto Milanesi
Ruspe in laguna, è ora di invertire la rotta
18 Settembre 2014
Venezia e la Laguna
«Venezia. Contro il "Comitatone" che in agosto ha dato via libera al progetto che spiana 5 km a beneficio delle mega-crociere, domenica 21 torna la protesta No Grandi Navi con corteo acqueo lungo il canale Contorta Sant’Angelo».

«Venezia. Contro il "Comitatone" che in agosto ha dato via libera al progetto che spiana 5 km a beneficio delle mega-crociere, domenica 21 torna la protesta No Grandi Navi con corteo acqueo lungo il canale Contorta Sant’Angelo». Il manifesto, 17 settembre 2014

Gal­leg­gia sul pelo dell’Adriatico e sul filo dell’acqua alta. Dal 1987 patri­mo­nio mon­diale Une­sco, la laguna è spec­chio della città-cartolina e insieme approdo di inte­ressi senza scru­poli. A fine estate Vene­zia archi­via il tap­peto rosso del cinema, scruta l’inabissamento dei mega-cassoni del Mose, osserva l’ingovernabilità di Ca’ Far­setti e lo spet­tro dei «can­ni­bali» inchio­dati dalla Pro­cura della Repubblica.

È in gioco, come sem­pre, il futuro dei 64.676 resi­denti. La città-palafitta (che dall’alto sem­bra un pesce…) rischia di venir intrap­po­lata nelle reti di «pirati» vec­chi, nuovi e rici­clati. Vene­zia for­mato Disney­land: turi­smo da mun­gere con le cro­ciere. O piat­ta­forma logi­stica del busi­ness che incro­cia cemento, asfalto, petro­lio e chi­mica. Ma anche «porto delle lobby» inos­si­da­bili, per­ché i veri affari si con­su­mano in nome della sal­va­guar­dia come spec­chio per le allo­dole e dell’Expo quo­ti­diana che va all’incasso.

Eppure, c’è chi si ostina a voler final­mente inver­tire la rotta. Dome­nica 21 set­tem­bre torna, in acqua, il Comi­tato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune. Lunedì sera in sala san Leo­nardo l’ultima assem­blea orga­niz­za­tiva in vista del cor­teo acqueo lungo il canale Con­torta Sant’Angelo. È tra­scorso un anno dal tuffo col­let­tivo dalle Zat­tere per fer­mare la pro­ces­sione di una doz­zina di «città gal­leg­gianti» in Canal Grande. Anti­cipa Sil­vio Testa: «Sarà una grande mani­fe­sta­zione nel Canale Con­torta per dire no al suo scavo. Ci andremo con le nostre bar­che, che è il modo migliore per fare vedere qual è la laguna che vogliamo. Per que­sto ho lan­ciato un appello: sono sicuro che è com­pito sta­tu­ta­rio di tutte le società di canot­tag­gio, remiere e veli­che vene­ziane pro­muo­vere la difesa della nostra cul­tura acquea e dell’ambiente che l’ha prodotta».

È la rispo­sta al blitz del «Comi­ta­tone» che in pieno ago­sto ha dato via libera al pro­getto spon­so­riz­zato da Paolo Costa (Pd), pre­si­dente del Porto di Vene­zia: con il pre­te­sto dell’applicazione in ritardo del decreto Clini-Passera che stop­pava le Grandi Navi, si spiana la laguna per 4,8 chi­lo­me­tri a bene­fi­cio delle mega-crociere. Ruspe al lavoro con l’obbiettivo di espan­dere il canale da 6 a 190 metri di lar­ghezza e da 1,80 a 10 metri di profondità.

Ipo­tesi già boc­ciata dalla Com­mis­sione Via del mini­stero per l’Ambiente (pre­sie­duta dall’ingegnere Guido Mon­te­forte Spec­chi) il 27 set­tem­bre 2013: dra­gare 8 milioni di metri cubi di fan­ghi com­porta con­se­guenze tutt’altro che rever­si­bili. Sarebbe una vera e pro­pria «auto­strada» senza nes­suna seria garan­zia tec­nica, secondo il pro­fes­sor Luigi D’Alpaos che è il mas­simo esperto di idrau­lica per il bacino lagu­nare fin dall’alluvione 1966. Ma con l’asse sus­si­dia­rio fra il mini­stro ciel­lino Mau­ri­zio Lupi, il gover­na­tore leghi­sta Luca Zaia e i mono­po­li­sti veneti il «nuovo canale» d’improvviso è diven­tato pana­cea. Sulla carta, com­porta tre anni di lavori, 157 milioni di spesa e l’interramento dell’oleodotto. Di fatto, è quanto dise­gnato da tempo dal «giro» dei pro­fes­sio­ni­sti legati al Con­sor­zio Vene­zia Nuova a bene­fi­cio delle imprese di fidu­cia. In attesa di pro­ce­dere, sem­pre gra­zie al governo Renzi, con il pro­ject finan­cing da 2,5 miliardi del temi­nal por­tuale d’altura.

L’estate era comin­ciata con il ter­re­moto dei 35 arre­sti dello scan­dalo Mose, la più Grande Opera del dopo­guerra (5,5 miliardi in con­ces­sione unica al CVn) che ha pro­dotto la sim­biosi ille­gale di imprese, coop, poli­tici, tec­nici e buro­crati. Il vero «modello veneto» spie­gato nelle 711 pagine dell’ordinanza dei pm. Nel canale giu­di­zia­rio di Vene­zia si pro­fila una sfilza di pat­teg­gia­menti. Hanno già scelto il rito abbre­viato l’ex con­si­gliere regio­nale Pd Giam­pie­tro Mar­chese, il respon­sa­bile del Coveco Franco Mor­biolo, gli inge­gneri e i tec­nici del CVn, il com­mer­cia­li­sta sviz­zero Cri­stiano Cor­tella e tre «impren­di­tori» di Chiog­gia. Pro­cesso fis­sato il 16 otto­bre, men­tre l’ex magi­strato alle acque Patri­zio Cuc­cio­letta e Ste­fano Toma­relli (Con­dotte d’Acqua Spa) stanno ancora «trat­tando» pena e risarcimento.

In paral­lelo, si con­suma il «caso uma­ni­ta­rio» dell’ex asses­sore regio­nale Renato Chisso dete­nuto a Pisa. «È a rischio ische­mia ed è scon­volto dopo il sui­ci­dio del vicino di cella» sin­te­tizza l’avvocato Anto­nio Forza. Da qui la «cam­pa­gna» per la scar­ce­ra­zione sup­por­tata da Forza Ita­lia. La Pro­cura però insi­ste a cer­care il «teso­retto» matu­rato in tre man­dati di governo ber­lu­sco­niano della Regione: sono in corso roga­to­rie e veri­fi­che che spa­ziano dalla Mol­da­via alla Sviz­zera, dalla Croa­zia al Canada fino a Dubai e all’Indonesia.

Chisso appare meno solo di Gian­carlo Galan, dete­nuto ad Opera. Per l’ex «doge» e mini­stro sus­si­ste il rischio di rei­te­ra­zione e le con­di­zioni che il 9 ago­sto impe­di­vano qua­lun­que ammor­bi­di­mento delle con­di­zioni deten­tive. Secondo Angelo Risi, pre­si­dente del Rie­same di Vene­zia, non è pos­si­bile far scon­tare a Galan gli arre­sti nella villa sui Colli Euga­nei (è pro­vento di reato) né domi­ci­liare la pena a casa della madre o del fra­tello: «L’intero gruppo fami­liare risulta in qual­che modo coin­volto in situa­zioni di scarsa tra­spa­renza con Gio­vanni Maz­za­cu­rati». L’anziano inge­gnere domi­nus del Mose risulta ancora negli Usa, uffi­cial­mente per motivi di salute. Dovrebbe rien­trare (il visto del pas­sa­porto è in sca­denza), ma potrebbe essere ascol­tato per roga­to­ria. È ai domi­ci­liari nella villa di Vicenza l’ex euro­par­la­men­tare for­zi­sta Lia Sar­tori. Ha rigua­da­gnato la libertà dal 3 set­tem­bre Maria Piva, ex magi­strato alle Acque a libro paga del CVn.

Il «sistema Mose» è dav­vero il para­digma delle lar­ghe intese che in tutto il Veneto hanno espro­priato la gestione di urba­ni­stica, finan­zia­menti e lavori pub­blici. Galan resta il ber­sa­glio grosso: adesso arri­vano anche i det­ta­gli della com­pra­ven­dita con don Pie­rino Gel­mini della tenuta di 400 ettari a Casola Val­se­nio sull’Appennino tosco-emiliano, men­tre la Guar­dia di Finanza scan­da­glia il busi­ness del gas nelle sca­tole cinesi archi­tet­tate nello stu­dio com­mer­cia­li­sti Penso & Venuti…

Intanto la Corte dei Conti ha appena spe­dito l’avviso di messa in mora a una qua­ran­tina di diri­genti, che devono resti­tuire 12,6 milioni di euro. A comin­ciare dall’ex dg dell’Azienda ospe­da­liera di Padova Adriano Cestrone e da quello attuale dell’Usl 16 Urbano Braz­zale sono chia­mati a rispon­dere delle irre­go­la­rità del maxi-appalto per il cen­tro di cot­tura di Sere­nis­sima Risto­ra­zione, l’azienda vicen­tina che for­ni­sce anche i pasti ai pel­le­grini del Vaticano.

E come a Vene­zia («con­nessa» con Chisso nell’inchiesta Mose), l’impresa edile Car­ron lavora a pieno regime con l’Università di Padova. Ha appena rea­liz­zato l’ampliamento dell’Orto Bota­nico che per­mette di «col­ti­vare» il fronte Expo 2015. E già pensa al can­tiere dell’appalto da 25 milioni per la rige­ne­ra­zione dell’ex ospe­dale geria­trico come «polo uma­ni­stico» dell’Ateneo.

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