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Renato Nicolini
Roma capitale, della cultura: idea per Bonino
28 Marzo 2010
Roma
Cultura grande assente di tutti i programmi elettorali: un suggerimento per il Lazio. Da il manifesto, 28 marzo 2010 (m.p.g.)

Circola in rete un brano di Minima Moralia di Adorno. «La bugia ha il suono della verità, e la verità il suono della bugia. La verità - che vorrebbe ribellarsi - non reca solo il marchio dell'inverosimile, ma è altresì troppo debole, troppo povera per potersi affermare». Sicuramente giusto, ma anche espressione di uno stato d'animo, che a me ricorda «Sulle scogliere di marmo» di Ernst Junger, l'élite assediata dalla plebe. Il narcisismo della rassegnazione è il peggiore. Bisogna sfidare la fidelizzazione pro Berlusconi operata dai Tg Rainvest, rientrando dentro la politica, spiegando le conseguenze dell'amore proclamato.

La parte del programma di Emma Bonino per il Lazio forse più debole è (purtroppo) quella per la cultura. Poiché penso sia centrale - in generale e soprattutto nel Lazio - vorrei provare a migliorarla, impegnandomi fin da ora a collaborare alla sua realizzazione. Bisogna partire da un'intenzione chiara che la riassuma. Roma non è mai riuscita ad affermarsi come capitale effettiva d'Italia. «Capitale corrotta nazione infetta», o «Il Marziano a Roma» o «La Dolce vita» piuttosto. In che modo Roma può finalmente assumere questo ruolo (sarebbe necessario contro il vento leghista)? Già Quintino Sella parlava di Università principalissima. La capitale dovrebbe essere il valore aggiunto fondamentale per la cultura del paese. Questo significa tutt'altro che unificarla, piuttosto bisogna promuovere la diversità e il conflitto delle opinioni dentro la Costituzione.

Oggi l'Italia, al contrario, è spaccata tra senso comune orientato dalla tv controllata da Berlusconi e la strisciante depressione sgomenta delle élite culturali che scoprono la perdita di autorevolezza. Roma ha oggi tre Università pubbliche e numerose private; è la sede del Cnr; di un'azienda fondamentale per la formazione culturale italiana come la Rai. Se questa ricchezza oggettiva facesse sistema con il resto del Lazio (e, perché no, con le regioni confinanti, come l'Abruzzo e l'Umbria). E soprattutto con la Campania; penso al possibile passaggio di Bagnoli dall'Italsider all'industria dell'audiovisivo, ad un terzo polo televisivo...).

Condizione fondamentale è l'autonomia, dallo stesso potere politico, delle istituzioni culturali (Teatro di Roma, Teatro dell'Opera, Auditorium, Festa del Cinema, Sistema Bibliotecario, Azienda Palaexpò, Macro, Maxxi, Rai, editoria, etc.). La cultura, settore ad alta intensità di occupazione e insieme segmento alto, immateriale per definizione, della domanda di servizi, legato a questioni fondamentali come lo spazio pubblico e la governance delle grandi città, all'integrazione ed all'uguaglianza dei diritti degli immigrati, della formazione e dell'innovazione, può dimostrare, come e anche più di una diversa gestione della sanità pubblica, i vantaggi una democrazia fondata sulla separazione dei poteri, rispetto al presidenzialismo. Si tratta di due culture diverse: una che persegue il controllo e la fusione (Rainvest, basta quest'esempio), la chiusura dei piccoli e la censura; l'altra che ritiene essenziale essere sempre sottoposta alla libera critica di tutti. Se considerassimo cinema, tv, teatro, libri, audiovisivi, rete, università, centri di ricerca come le tante parti di un unico progetto nel segno della produzione di immaginario, esteso fino ai musei, ai musei aperti che sono le città del Lazio - tutte, per ragioni diverse, fino alle città di bonifica del fascismo, città d'arte; all'altro, il grande museo aperto che è il territorio; ai paesaggi del Lazio (coinvolgendo altre figure professionali come gli architetti, gli storici, i paesaggisti, i sociologi, gli urbanisti, nuove forme di comunicazione come i flash mob o il teatro di paesaggio), che grande possibilità di sviluppo avrebbe il Lazio! Quanti nuovi posti di lavoro, così, si potrebbero creare!

Questo sogno -come i sogni di tanti altri che seguitano a credere che politica e cultura siano due facce dello stesso progetto - passa per il voto di domenica e lunedì di Emma Bonino, che ha la bella faccia di una che almeno ti sta a sentire. Forse non lo sa, ma l'ascolto è il requisito fondamentale della democrazia, secondo Sofocle dell'Edipo a Colono. Mi fido davvero; e mi auguro che a fidarci saremo la maggioranza.

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