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Simone Paoletti
Roma a sacco
30 Gennaio 2008
Nella corrispondenza per eddyburg, una documentata denuncia del malgoverno urbanistico di Roma. Allegato il documento delle associazioni

Fatti e cifre impressionanti sono riportati nella prima conferenza stampa di denuncia sulla politica urbanistica romana, promossa nella mattinata del 22 gennaio da Italia Nostra, Polis e dalla Rete dei Comitati cittadini. Si afferma senza giri di parole che un nuovo “sacco urbanistico” si sta compiendo ai danni di Roma, per certi versi peggiore di quello che l’aggredì negli anni del boom economico, quando il mattone selvaggio ne trainava l’arretrata economia. La maggiore gravità non viene misurata solo sulla base della quantità abnorme di metri cubi riversati su tutto il territorio comunale, ma anche sull’assenza di una giustificazione di carattere demografico e soprattutto sull’odierno atteggiamento degli organi d’informazione, i quali a differenza di quanto accadeva negli anni sessanta e settanta, rifiutano di testimoniare, di prestare ascolto alle proteste dei cittadini, che sempre più numerosi stanno denunciando questo scempio.

Dunque da un lato l’aggressione all’ambiente ed alla qualità della vita degli abitanti, dall’altro l’emergenza democratica che vede l’affermazione senza precedenti di una politica “autocratica ed affaristica” - come la definisce l’urbanista Paolo Berdini, primo relatore della conferenza - che stravolge perfino le previsioni del Piano Regolatore, approvato nel marzo 2006 ed ancora non ratificato in Regione, negoziando direttamente con i costruttori, proprietari dei terreni, ai quali concede aumenti ingiustificati di cubature e guadagni.

Gli stessi costruttori peraltro detengono un controllo sempre più coercitivo sulla politica e sull’opinione pubblica, attraverso la proprietà delle maggiori testate giornalistiche della Capitale, che guarda caso, hanno assicurato a Veltroni un considerevole appeal, coniando e diffondendo il suo presunto “modello Roma”, basato sui miti di crescita economica, efficienza e solidarietà, che proprio della partecipazione dei cittadini avrebbe fatto il suo fiore all’occhiello.

Al contrario, in questa sede si denuncia quella partecipazione come un bluff, citando come prove inconfutabili sia la vicenda del Regolamento sui processi partecipativi, votato in Consiglio Comunale nei primi mesi del 2006 e rimasto completamente lettera morta, sia le diverse proposte di delibere di iniziativa popolare, depositate in Comune dai cittadini su argomenti “sensibili” come inquinamento e mobilità, rimasti ignorati.

Oppure la vicenda della Bufalotta, su cui una delibera di Giunta, decisa nelle stanze chiuse del Campidoglio, autorizza un cambio di destinazione di oltre un milione di metri cubi, che da servizi ed attività di pregio, forieri di 15.000 posti di lavoro, diventano residenze private, assicurando guadagni moltiplicati ai costruttori e un quartiere dormitorio ai cittadini.

I rappresentanti dei comitati e delle associazioni si chiedono dove sia l’interesse pubblico negli accordi di programma che trasformano ex depositi Atac in nuove residenze e centri commerciali; che permettono all’interno di aree pubbliche vincolate di edificare sedicenti “musei del giocattolo”, per cui vengono spesi preliminarmente 23 milioni di euro di denaro pubblico, come nel caso di Villa Ada.

Così come sfugge la comprensione del pubblico interesse per i nuovi complessi residenziali che distruggono o compromettono parchi già esistenti, come quello delle “Acacie” a Pietralata, o quello di Tor tre teste, vicino l’Acquedotto Alessandrino; o per speculazioni private su 10 ettari del parco regionale di Veio-Inviolatella; o ancora per i 300.000 metri cubi residenziali nell’area della ex Fiera di Roma, chiamandola peraltro “città dei bambini”, che porrà un ulteriore tappo a quartieri già densi come Tor Marancia e San Paolo; o ancora che trasformano la collina del Pincio in una groviera da 700 posti auto.

Per non parlare della “cura del ferro”, altro cavallo di battaglia della giunta Veltroni, divenuta “cura dell’asfalto”, con la realizzazione del passaggio a nord-ovest e delle complanari sulla Roma-Fiumicino, a cui si aggiungeranno quelle sulla Roma-L’Aquila e le varianti sulla via Tiburtina e Prenestina, inondando così di auto una città già al collasso.

Parlando di mobilità su ferro una menzione a parte merita la vicenda dei quartieri incrociati dal tracciato cittadino della TAV, un’opera costosissima, scandita da un’inquietante impatto ambientale e da un’escalation di raggiri e truffe consumate, attraverso contratti di risarcimento mai onorati, ai danni dei cittadini, spinti in alcuni casi alla disperazione nel totale silenzio dei media.

Per queste ed altre innumerevoli previsioni aberranti i comitati e le associazioni chiedono una moratoria generale o quanto meno la loro immediata discussione pubblica, secondo quanto stabilisce il Regolamento della Partecipazione dei cittadini ai processi di trasformazione della città. Intanto si preparano a dare battaglia attraverso la stesura di un libro bianco sul sacco di Roma (il sito è www.piazzablog.it) e di una mappa interattiva, realizzata sul web dagli Amici di Beppe Grillo, anch’essi tra i promotori della conferenza, dove ogni giorno s’infittiscono, grazie alle segnalazioni dei cittadini, i punti esclamativi delle opere incriminate. Per il prossimo V-day, che si terrà il 25 aprile, dicono di avere in serbo una mappa del potere sull’informazione a Roma. Prevediamo che gli attori protagonisti siano gli stessi del sacco della città.

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