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Elizabeth Rosenthal
Riscaldamento globale: adattarsi alla nuova realtà
3 Dicembre 2007
Clima e risorse
Come in un film di fantascienza, gli scienziati dalla Liguria alla Scandinavia raccontano il riscaldamento globale. International Herald Tribune, 11 settembre 2005 (f.b.)

Titolo originale: Global warming: Adapting to a new reality – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

ROMA – Quando il dottor Giancarlo Icardi, direttore sanitario per il comune di Genova, ha saputo per telefono che il suo nipotino aveva febbre, mal di testa, e occhi lacrimosi dopo una giornata in spiaggia, la prima cosa che gli è venuta in mente come diagnosi non è stata certo il riscaldamento globale. Pensava a un’influenza fuori stagione.

Ma poi è saltato fuori che c’erano altri 128 frequentatori della spiaggia negli ospedali di Genova che presentavano sintomi simili in quel fine settimana di luglio, obbligando alla chiusura di tutte le spiagge della zona nel bel mezzo di un’ondata di caldo. Anche se tutti i problemi di salute si sono risolti in una giornata, gli studiosi hanno presto denunciato il colpevole: un’alga velenosa che si sviluppa nelle acque sempre più calde del mare Mediterraneo, e che prima non si era mai sviluppata così tanto, né tanto a nord.

”Questa è la prima volta che abbiamo un problema del genere in Liguria” spiega Icardi, riferendosi alla regione dell’Italia settentrionale che comprende Genova. Ma gli analisti “hanno scoperto rapidamente di cosa si trattava” dice, perché negli anni recenti le alghe che possono causare disturbi erano state rilevate nelle regioni italiane Toscana e Puglia, oltre che in Spagna.

Mentre le nazioni di tutta Europa riducono la produzione di gas-serra per combattere il mutamento climatico, scienziati e cittadini cominciano a scoprire che gli effetti del riscaldamento sono già tra noi. L’aumento irreversibile delle temperature è in corso, si dice, e continuerà per un secolo anche controllando le emissioni inquinanti secondo il Protocollo di Kyoto, il trattato internazionale finalizzato a contenere i gas-serra.

Perciò, dicono gli scienziati, governi e cittadini devono prepararsi per un futuro bollente, adattarsi a un clima più caldo e tempestoso.

”Oltre a contenere il riscaldamento de clima, dovremmo anche pensare a come adattarci” dice Richard Klein dell’Istituto per le Ricerche sugli Impatti del Clima di Potsdam, in Germania. “Negli ultimissimi anni le persone hanno capito che il mutamento climatico avverrà effettivamente. L’adattamento non ha alternative: è qualcosa che dobbiamo fare”.

I primi segni di riscaldamento globale sono evidenti: un incremento dei decessi estivi a causa delle ondate di caldo in Europa; lo spostamento verso nord delle alghe tossiche e dei pesci tropicali nel Mediterraneo; la diffusione di zecche portatrici di malattie nelle prima inospitali zone della Svezia e Repubblica Ceca.

Gli scienziati sostengono che è il riscaldamento globale il responsabile del numero crescente di forti uragani, come Katrina, o delle alluvioni, come quelle che hanno colpito parti del centro Europa quest’estate.

Il riscaldamento globale è stato anche collegato ai ricorrenti incendi estivi del Portogallo, dato che la penisola iberica è diventata molto più calda e secca che in passato.

È difficile provare il ruolo del riscaldamento globale nel generare una certa alluvione, o incendio, o diffusione di una malattia, dato che c’entrano anche le variazioni di temperatura annue o altri fattori. Ma il numero medio di eventi estremi per anno legati al clima, negli anni ’90 era il doppio di quello degli anni ’80, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente di Copenaghen.

Come risposta a questa tendenza, nazioni e politici stanno iniziando a riflettere sulle azioni da intraprendere. I coltivatori francesi si stanno orientando verso nuove colture che tollerino meglio le temperature più elevate, ad esempio.

Le località sciistiche austriache che non possono più contare sulla neve stanno predisponendo percorsi a piedi e campi da golf.

La città italiana di Brescia fornisce condizionatori agli anziani, cosa rara nel paese. I progettisti della nuova sotterranea di Copenaghen hanno rialzato tutte le strutture per prepararsi a un innalzamento di mezzo metro del livello del mare, previsto a causa del riscaldamento globale entro i prossimi 100 anni.

La maggior parte dei modelli scientifici prevedono che, anche con le emissioni ridotte fissate dal protocollo di Kyoto, le temperature saliranno da 2 a 6 gradi Celsius in Europa entro il prossimo secolo: un po’ di meno nel resto del mondo. E la gente in gran parte non è preparata.

La nostra resilienza è piuttosto bassa rispetto al mutamento climatico” dice Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, che ha pubblicato un rapporto, Impatti del Mutamento Climatico in Europa, che cataloga le zone di vulnerabilità e suggerisce come l’Europa possa adeguarsi.

Prevede che, se non si farà nulla, le persone nel nord e soprattutto nel sud Europa, dove ci si aspetta che gli effetti siano più marcati, diventeranno “profughi climatici”, migrando verso il centro del continente.

”Nei paesi artici e nell’Europa meridionale” dice la signora McGlade, “sarà sempre più difficile mantenere gli attuali modelli di vita e consumi”.

Le prove del riscaldamento ora sono incontestabili, e quasi tutti gli scienziati sono convinti che sia stato prodotto – o almeno ampiamente accelerato – dalle emissioni connesse alla produzione industriale.

Gli anni ’90 sono stati il decennio più caldo della storia. Le annate 1998, 2002 e 2003 le più calde da sempre. Entro il 2080, secondo il britannico Hadley Center for Climate Prediction and Research, un’estate su due sarà altrettanto o più calda di quella arroventata del 2003, quando in Europa si registrarono 20.000 morti in più.

L’Europa meridionale probabilmente si riscalderà prima, entro i prossimi due decenni, prevede l’Agenzia per l’Ambiente. Gli inverni gelidi, che si verificavano almeno una volta ogni dieci anni nelle tre scorse decadi, sono previsti in quasi totale scomparsa, continua McGlade.

Gli scienziati hanno già scoperto alcune prove concrete del cambiamento. “Fino a dieci anni fa avevamo a che fare per la maggio parte con previsioni e scenari” racconta Roberto Bertollini, direttore del Programma Speciale Salute e Ambiente all’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. “Ora, purtroppo, negli ultimi anni siamo in grado di vedere e misurare gli effetti concreti”.

Alcuni degli esempi più studiati sono in Svezia, dove gli scienziati hanno documentato la diffusione delle zecche portatrici di malattie associata al riscaldamento delle temperature. Gli insetti – che trasportano il morbo di Lyme e una forma di encefalite – necessitano di caldo e inverni brevi per sopravvivere.

”Le variazioni del clima hanno effetti notevoli” dice Elisabeth Lindgren del dipartimento di ecologia dei sistemi all’Università di Stoccolma. “Vediamo malattie in zone dove non c’erano mai state prima, e più casi in quelle dove già esistevano”.

Negli anni ‘90, agli abitanti della Svezia del nord era stato comunicato che non erano vulnerabili rispetto a queste malattie, e non prendevano precauzioni inoltrandosi nei boschi. Ora, ad ogni primavera, le autorità svedesi distribuiscono carte con segnate le aree – in costante espansione – di rischio.

A causa degli inverni più caldi, i laghi svedesi contengono più batteri e detriti, con influenze sia sugli usi del tempo libero che sulla disponibilità idrica, dice Gesa Weyhenmeyer dell’Università Svedese di Scienze Agricole a Uppsala.

Nonostante il paese abbia fatto grandi sforzi per ripulire il lago Malaren, poco fuori Stoccolma, negli anni ’60 e ‘70, il mutamento del clima ha “annullato gli effetti della nostra gestione” prosegue Weyhenmeyer, aggiungendo: “Le autorità controllano certo la qualità dell’acqua, ma non ci si può più nuotare se non raramente per via delle alghe e dei batteri”. Le autorità italiane stanno considerando programmi simili per le spiagge mediterranee.

Con le temperature invernali in Svezia salite di 3 gradi negli anni ‘90, molte parti del paese hanno perso la coltre di ghiaccio e neve negli ultimi vent’anni, con effetti ecologici drammatici.

Con i terreni attorno al lago Malaren non più gelati nei mesi invernali, particelle marroni scivolano nell’acqua, facendo diventare quella potabile di Stoccolma sgradevolmente brunastra.

”Tutti vogliono risolvere il problema, ma è difficile capire come” dice Weyhenmeyer.

Qualche volta adattarsi al cambiamento risulta semplice. Il governo svedese incoraggia gli operatori forestali a piantare nuove specie di alberi che creascno meglio in un clima leggermente più caldo, per esempio. A Amburgo e Rotterdam, si stanno costruendo nuovi moli adatti al probabile innalzamento di livello dei mari.

In altri casi gli adattamenti sarebbero tanto costosi che le autorità preferiscono lasciare che la natura faccia il suo corso. Lungo le coste britanniche, Norfolk e Essex, i governi locali stanno prendendo in considerazione la possibilità di lasciare che le zone agricole già interessate da allagamenti, semplicemente affondino nel mare man mano si alza il livello.

”La cosa più sensata è che l’uomo si sposti, e che cambi la linea di costa” dice Klein.

”Non ci sono da pagare indennizzi. E questi campi probabilmente diventeranno ottime paludi salate, anziché cattivi terreni agricoli”.

Nota: il test originale al sito International Herald Tribune (f.b.)

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