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Marco Palombi
Renzi tiene buona la stampa: nel 2016 regalo milionario
2 Gennaio 2016
2014-2018 Renzi e il renzismo
«Il premier rinvia al 2017 l’obbligo di pubblicare i bandi di garasolo online (vale 120 milioni). Tutti i favori del Milleproroghe». Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2016 (m.p.r.)

l Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2016 (m.p.r.)

Scena uno. Aprile 2014.Matteo Renzi, nella salastampa di Palazzo Chigi,annuncia il decretosugli 80 euro di bonus Irpef e irelativi tagli di spesa per finanziarlo:una slide dice che ibandi di gara dal 2015 sarebberostati pubblicizzati solo online- e non più con (l’obbligatoria) “pubblicità legale”sui giornali di carta - e così loStato “risparmierà 120 milionidi euro l’anno”. In realtà la Ragioneriagenerale, dopo, avrebbeparlato di “risparmio zero” per via di una legge diMonti che caricava sul vincitoredell’appalto il costo della“pubblicità legale” attraversouna sorta di tassa occulta.

Gli editori, comunque, nonla presero bene: 120 milioni diincasso non sono pochi, specialmentein tempo di crisi,specialmente se si è un grandegruppo editoriale - come ad esempioil Gruppo Espresso -che ha un sacco di quotidianilocali che drenano i bandi dienti locali e regioni. Le pressionisu Palazzo Chigi e Parlamentosi sprecarono e così siarriva alla scena due. Giugno2014: arriva l’emendamentocon cui tutto viene rinviato al1° gennaio 2016. E siamo allascena tre. Giugno 2015. Un emendamentinofirmato dai relatoriin Senato (uno del Pd euno di Forza Italia) al nuovocodice degli appalti cerca dicancellare l’obbligo di pubblicizzarei bandi di gara solo online:prima viene approvato,poi – e siamo a ottobre 2015 –bocciato. Insomma, gli editoristanno per perdere una tortache nel 2014 gli ha fruttato 120milioni.

La scena quattro è l’ultima.Siamo al 30 dicembre 2015 e inGazzetta Ufficiale arriva il solitodecreto Milleproroghe.Tra le altre mille, come il lettoreavrà già capito, c’è anchela proroga per il passaggio della“pubblicità legale” on line:gli editori, per tutto il 2016,continueranno a incassare.Non solo: viene pure prorogatodi un anno l’obbligo di passaggioal sistema di tracciabilitàdigitale di vendite e resedei giornali (e pure il relativocredito d’imposta). Il cartaceosarà anche in crisi, ma il premier- e il fido Luca Lotti, chegestisce i rapporti con gli editori- non vogliono guastare lerelazioni con l’ingegner DeBenedetti o la famiglia Agnelli(La Stampa e Corriere della Sera,con relative edizioni locali).

Prorogato di un anno pure ildivieto di incroci stampa quotidiana-tv:in sostanza, SilvioBerlusconi e Urbano Caironon possono avere un giornale.A spulciare il decreto di fineanno, però, ci sono anche altrecosette notevoli. Slitta ancoradi un anno, per dire, l’entrata aregime del sistema di tracciabilitàdei rifiuti chiamato “Sistri”(era previsto da un decretodel 2013 e se ne parla da moltoprima). Viene prorogato al31 dicembre 2016 pure il contrattodi servizio tra Stato eFerrovie, come pure il tempolimite per il ministero delloSviluppo per emanare un decretolegislativo che sistemi laquestione Uber, taxi e Ncc.

Certe proroghe, poi, denuncianoquanta distanza cisia tra le parole e i fatti. Ben trenorme, ad esempio, riguardanol’edilizia scolastica, uno deicavalli di battaglia di Renzi: èprorogato al 30 aprile 2016 iltermine per l’affidamento deilavori di messa in sicurezzadegli edifici scolastici (il chevuol dire, se ci si pensa, che nonli hanno affidati nei tempi stabiliti,nonostante la solita “cabina di regia”a Palazzo Chigi);conseguentemente slitta al 31dicembre 2016 il termine ultimoper spendere i fondi stanziatiper le “scuole belle”, le“scuole sicure” e via propagandando. Deliziosa l’ultima:slitta al 31 dicembre 2016 il terminedi attuazione delle disposizioniin materia di prevenzioneincendi per l’ediliziascolastica.

Altre proroghe, invece, sonouna delizia per come raccontanolo stato di confusionedel dibattito pubblico - gestitoanche da quelli che si godonola “pubblicità legale”– e dellastessa attività di governo. Comesi sa, infatti, c’è l’emergenza smog e si tengono i riscaldamentibassi e si deve andare inauto a passo d’uomo: inveceper i grandi impianti industrialianteriori al 2006 il termineper l’applicazione dei valorilimite di emissione (cosìcome definiti nel codicedell’ambiente) è prorogato al1° gennaio 2017. Mica per tutti,però: gli impianti in questionedevono avere presentato regolarmentele istanze di deroga(cioè aver richiesto il permessodi inquinare). Un caso pertutti, è l’Ilva. Equitalia, infine,che era la sentina di ogni vizioe che nessun sindaco volevapiù usare, è autorizzata a lavorareper i Comuni (cosa chenon vorrebbe fare, perché nonconviene) altri sei mesi: se cosìnon fosse, gli enti locali non saprebberocome recuperaremulte e tasse non pagate.

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