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Tomaso Montanari
Quello spot che sembra un cosmetico
27 Gennaio 2015
Beni culturali
Ci siamo già vergognati di avere per compatriota questo ministro, proprio per questa storia. Ce ne vergogniamo ancora.

La Repubblica, 26 gennaio 2015

Nella scorsa notte il sito verybello.it — il portale degli eventi culturali visitabili nel periodo dell’Expo, presentato due giorni fa dal ministro Dario Franceschini — ha subìto due seri attacchi di pirati informatici: sarebbe bello (ma temo improbabile) pensare che a sferrarli siano stati i seri professori dell’Accademia della Crusca, infaticabili custodi fiorentini della lingua italiana.

Già, perché è il titolo (da film di Natale, da pizzeria a domicilio di Melbourne o da serial americano sulla mafia) ad aver colpito l’immaginario collettivo. Nessuno parla dei contenuti del sito, mentre da due giorni dilaga sulla rete una colossale ondata di prese in giro, domande retoriche, reazioni indignate su quell’imbarazzante verybello.

Certo, se l’Expo deve presentare l’Italia al mondo, questa sfiducia nella lingua nazionale appare un pessimo inizio: si fa davvero fatica ad immaginare la Francia alle prese con un verybeau. I più depressi sono apparsi gli insegnanti: che cercano di liberare i loro giovani allievi dai tic indotti dagli sms, dalle chat e dal diluvio di jobsact e simili, e che ora si sentono sparare alla schiena anche da un ministero “della Cultura” tanto arreso e sbracato. Questa botta di provincialissima esterofilia è, poi, apparsa ancora più ridicola perché nel sito manca proprio la versione inglese, annunciata come coming soon: il 7 febbraio, pare. E sarà moltobeautiful, c’è da giurarlo.

Quanto al sito stesso, Riccardo Luna ha scritto che «ha una quantità imbarazzante di errori di progettazione». Ma sono i contenuti a lasciare allibiti: nessuno ha notato che l’Italia del bello viene presentata solo attraverso i mille eventi che cadono nell’arco temporale di Expo. Un grande luna park a pagamento, insomma: e forse era destino, perché in fondo anche luna park è un’espressione italo-inglese. Un baraccone (per dirla con la Crusca) che mette in ombra e nasconde tutto il patrimonio diffuso gratuito e permanente, sul quale non si spende una parola. Insomma, la più commerciale e diseducativa delle scelte.

Si è notato che il titolo del sito riprende (plagia? cita?) quello di una linea di cosmetici per bambine, e del suo sito: verybella.it. E quando un governo mette il patrimonio storico e artistico della nazione sullo stesso piano degli educativissimi trucchi per bambine: beh, allora gli anglismi e gli ammiccamenti pseudogiovanilistici sono il minore dei nostri problemi.

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