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Gian Antonio Sergio; Stella Rizzo
Quelle pale eoliche come grattacieli davanti alla piccola Pompei dei sanniti
22 Luglio 2012
Beni culturali
Un intricato e scandaloso caso di pessima e colpevole gestione del patrimonio paesaggistico nazionale, dove qualcuno non fa proprio il suo mestiere. Corriere della Sera, 22 luglio 2012

Riuscite a immaginare 16 pale eoliche più alte del grattacielo Pirelli piantate su un'antica strada romana a corona del magnifico sito archeologico di Saepinum? Eppure il sovrintendente, poi sconfessato dai superiori e inquisito dal giudice penale e dalla Corte dei Conti, disse sì. E quel «sì» pesa maledettamente. Ponendo un problema generale: fino a che punto la firma di un solo funzionario, magari infedele, può impegnare lo Stato?

Ma la storia non è tutta qui. Sulla trincea opposta, a difesa delle rovine, c'è un altro dirigente che per affermare il rispetto della legge è andato a beccarsi una richiesta danni di 23 milioni di euro, che mai nella vita potrebbe pagare, da parte dei costruttori dell'impianto. E chi risulta essere padrone per metà della società pronta a investire decine di milioni di euro? Un terzo funzionario pubblico.

Ma partiamo dall'inizio. E dal cuore del problema: i resti di Saepinum, una città sannitica e poi romana adagiata nella valle del fiume Tammaro, vicino all'odierna Sepino, in provincia di Campobasso. Scavate a partire dagli anni 50, le rovine hanno una caratteristica: i contadini della zona hanno costruito qua e là delle abitazioni con le pietre a vista recuperate dalle macerie dell'antico insediamento. E tutto l'insieme, i colonnati della Basilica e il Foro e le grandi porte di accesso e le case coloniche offrono un colpo d'occhio che non dev'essere molto diverso dalle visioni che avevano nei secoli scorsi, visitando i nostri siti archeologici, i grandi viaggiatori come Thomas Coryat, Wolfgang Goethe o Alphonse de Sade. Massimo esempio di questa meravigliosa commistione, il Teatro. La cui cavea è circondata da una corona di case in pietra. Luogo di fascino straordinario. Indimenticabile.

È impossibile che chi vuole costruire una palizzata di pale eoliche alte 130 metri sulla cresta delle colline che dominano la valle abbia visitato Saepinum. A meno che, ovvio, non se ne fotta delle bellezze naturali e dei tesori archeologici. Ma ancora più stupefacente è che un sovrintendente addetto a tutelare quel patrimonio sia stato di manica così larga. Per non dire dell'indecente appoggio al progetto della Regione di Michele Iorio.La storia puzza fin dall'inizio. Occhio alle date: la società «Essebiessepower» invia alla Sovrintendenza per i beni archeologici del Molise il progetto per tirar su la gigantesca palizzata eolica sul crinale collinare mercoledì 11 maggio 2005. E il 18 maggio, nonostante il weekend di mezzo, in soli 7 giorni, il sovrintendente Mario Pagano dà la risposta: ok. Un prodigio prodigioso di efficienza. Fatto sta che, nella fretta di concedere il permesso, il funzionario «dimentica» che da un quarto di secolo, dal 1982, lo studio «Saepinum — Il museo documentario dell'Altilia» del professor Maurizio Matteini aveva documentato che proprio lì dove andranno le pale c'è un'antica strada sannitica «risalente ai secoli V-IV secolo a.C. sopravvissuta come callis romana» sicché, scriverà il procuratore regionale della Corte dei Conti Francesco Paolo Romanelli, era fuori discussione «la sua qualificazione come area archeologica».

Poche settimane e appena il superiore diretto del disinvolto funzionario, il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Gino Famiglietti, viene a sapere della cosa, si mette di traverso, rivendica d'avere per legge l'ultima parola e avverte la Regione di voler imporre un vincolo per «salvaguardare l'incontaminato contesto paesaggistico che incornicia il gioiello archeologico monumentale e paesaggistico di Sepino-Altilia».

Da quel momento (vi risparmiamo i dettagli giuridico-burocratici) si apre una commedia surreale. Di qua la direzione regionale insiste nell'opporsi al progetto eolico, annulla l'autorizzazione concessa dal sottoposto, dà battaglia su tutti i fronti legali e amministrativi per bloccare lo stupro di quelle colline e dell'antico tratturo. Di là, mentre dilaga la rivolta degli ambientalisti appoggiati da un furente Vittorio Sgarbi, Mario Pagano va avanti come niente fosse nel suo rapporto diretto con la «Essebiesse». Un rapporto anomalo, accusa la Corte dei Conti. Soprattutto in due momenti. Il primo è l'impegno a versare 50 mila euro l'anno per 29 anni di sponsorizzazione in favore del parco archeologico da parte dei costruttori che chiedono (sbalorditivo, per uno sponsor) «la massima riservatezza».

Il secondo è l'ok del funzionario, a dispetto delle diffide dei superiori, alla nuova richiesta della società: vuol coprire l'antico tratturo nel quinto secolo a.C. «con misto di cava al fine di preservarlo dal passaggio degli automezzi». Una presa in giro. Ma lui dice sì all'istante. Una scelta che convince infine il magistrato contabile sulla «buona +fede» o no del sovrintendente. Al punto che l'accusa con cui gli chiede 1.147.127 euro di danni archeologici e paesaggistici gronda d'indignazione: «aperto dispregio alle regole», «macroscopica negligente condotta di servizio», «assoluta e inspiegabile arrendevolezza»… Parallelamente, va avanti un'altra partita. Quella avviata dal Tar che, avendo dato la Regione l'ok all'impianto (che importa, ai giudici amministrativi, dei resti archeologici?) decide su ricorso della società di accelerare nominando un commissario ad acta, Vincenzo Caprioli. Il quale, convinto evidentemente che sia la prima parola di Pagano quella che conta, a prescindere dall'annullamento disposto dai suoi superiori, tira diritto: la palizzata eolica s'ha da fare. Anzi, «gli attuali impianti eolici possono costituire anche un ornamento del paesaggio naturale». Sic… Fatto sta che passano i mesi e gli anni. E la battaglia per difendere Saepinum vede entrare in campo, oltre alla Corte dei Conti (udienza il 9 ottobre prossimo) e al ministero, che infine sposta il funzionario a Perugia (mica male, come realtà artistica e paesaggistica, per un uomo così «attento» ai beni da tutelare…), anche la magistratura ordinaria. Che rinvia a giudizio il sovrintendente (processo il 27 settembre) per «danno a bene immobile aggravato dal fatto che si tratta di bene vincolato».

Qualche settimana, insomma, e vedremo come va a finire. Un'ultima curiosità: di chi è questa «Essebiessepower» che sembra avere così buone conoscenze in Regione e non solo? Di un signore di nome Gennaro Spasiano, che in certe carte figura anche come direttore dei lavori a Sepino, e di sua moglie Antonella Del Gaudio. I quali, insieme, da soli o coi figli sono presenti con quote di maggioranza o di partecipazione importante, in altre 11 imprese che si occupano di energia rinnovabile. Un piccolo impero eolico, collegato tramite società in comune a un impero ben più grande: quello di «Fortore energia», gruppo alleato di un big tedesco dell'energia, finito mesi fa, a ragione o a torto, nelle intercettazioni dell'inchiesta sulla cosiddetta P3 del faccendiere Flavio Carboni.

Tutto ciò presuppone tanti soldi di contributi e tanti d'investimento. Ogni pala eolica di quelle progettate a Sepino, per capirci, costa secondo Legambiente intorno ai tre milioni di euro. Tre milioni per 16 uguale 48.

Ma chi è questo Spasiano, un milionario? Macché: è un funzionario della Provincia di Caserta, già sub commissario delegato all'emergenza rifiuti per il Casertano negli anni più controversi e oggi «esperto delle energie rinnovabili» (così dice il sito ufficiale) con uno stipendio lordo di 80.606 euro e 93 centesimi. Tolte le tasse, per comprare una sola pala dovrebbe risparmiare 60 anni.

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