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Alessandra Paolini
Quelle finte colonne trasparenti come un calamaro
2 Ottobre 2007
Beni culturali
Dopo le critiche degli esperti, quelle dei cittadini. Continua la protesta, rimangono i residui delle Valentiniadi. Da la Repubblica, ed. Roma, 2 ottobre 2007 (m.p.g.)

«Le colonne in vetroresina? Sono semplicemente orribili, specie in alcune ore del giorno quando la luce le rende semitrasparenti come un calamaro». Arnax, così si firma il lettore internettiano, usa un paragone alla "Ventimila leghe sotto i mari" per rispondere al quesito lanciato dal sito di roma repubblica.it ai suoi lettori. E cioè: «Le false colonne sopra il Tempio di Venere - quelle utilizzate per la coreografia della cena di gala durante la festa di Valentino a luglio, e ancora non rimosse - vi piacciono o no?». Una domanda che ha scatenato un vortice di critiche tra il popolo del blog. Ultima coda di una polemica cominciata già dai primi giorni dopo la loro installazione. Con l’ex soprintendete ai Beni archeologici Adriano La Regina, che aveva definito tutta l’operazione «un modo sciatto e incolto di gestire i monumenti»; il successivo ordine dell’attuale soprintendente Angelo Bottini, di togliere subito le finte colonne a festeggiamenti finiti. Poi, il contrordine. Quello della dottoressa Silvana Rizzo, consigliere culturale del ministro Francesco Rutelli: «Rimarranno lì sicuramente fino ai primi di ottobre».

E lì stanno a tutt’oggi. Fotografate dai turisti, mal sopportate dai romani. Romani che sul blog si sono scatenati: «A me le colonne non piacciono, sono un pugno ad un occhio. Lì dove il tempo si è fermato vedere «quelle cose di plastica» fa veramente un brutto effetto», scrive sul sito una lettrice dal nome in codice Maxgala. E d’accordo è anche Lamalmedy che alle 8,20 manda in rete il suo verdetto: «Assolutamente da togliere e al più presto!». Anche Robecas2007 non le manda a dire: «Le colonne hanno lo stesso impatto visivo degli scarabocchi sui muri». E giù a dissertare sul senso dell’opera, firmata dal premio Oscar Dante Ferretti che si erge su un sito archeologico come il Tempio di Venere, bisognoso di consolidamento. E dove invece, hanno banchettato in 400 brindando ai 45 anni della maison dello stilista: «Non riesco a capire il senso di trasformare il Foro Romano in una sorta di Caesar´s Palace nostrano - scrive Moniq - Mi sfugge il significato di una colonna di cartapesta accanto a ricordi della storia del mondo... «. Critica a tutto campo per l’internettiana Ele02: «Sono invasive, riducono le rovine ad una pista circense e avrei molte altre cose da dire rispetto all’esposizione di Valentino all’interno dell’Ara Pacis. Scandalosa».

Ma non tutti sono d’accordo. Come Lamuzazie, un po’ cybernauta un po’ poeta, che sulla rete esprime la sua: «E invece, le colonne in vetroresina sono interessanti perché si trovano lì in quello scenario rimasto immobile nel tempo, E loro se la ridono, gaie. Tendono al cielo pure loro. Perché non dovrebbero farlo? Perché sono di plastica? O solo perché a Roma le uniche scenografie concesse sono quelle che hanno smesso di respirare da tempo. Poveri capolavori del passato, se guardate bene, i fori sono contenti di queste nuove intruse, hanno familiarizzato, il contrasto sottolinea ancor di più il loro splendore. E rende anche meno monotona e ripetitiva ogni visita in blocco dei turisti. Io passo lì davanti e mi incuriosisco, mi volto, rifletto, reagisco. Le colonne non sono finte, sono più che reali, e diverse. Per questo vi danno fastidio».

Sulle "Valentiniadi" in eddyburg

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