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Vittorio Emiliani
Quell’albergo sull’Ermo Colle
10 Novembre 2005
In giro per l'Italia
Continua la dissipazione delle risorse per il futuro (e il godimento del presente) costituite dai beni comuni. Da l’Unità del 2 novembre 2005

L’«ermo colle» dell' Infinito, tanto caro a Giacomo Leopardi, non sarà più protetto dal vincolo della Soprintendenza? È possibile, anzi probabile. Il ricorso, abbastanza anomalo, alla Presidenza della Repubblica di una signora recanatese - che vorrebbe costruire un albergo nei pressi - ha purtroppo avuto un avallo, per irregolarità formali, dalla IV Sezione del Consiglio di Stato, in sede consulente. Parere favorevole alla eliminazione del vincolo, che rischia di giovare pure ad altri ricorsi marchigiani: per esempio, a quelli inoltrati da quattro Comuni su cinque del Parco del Conero (e cioè Ancona, Sirolo, Numana e Porto Recanati).

Un vincolo che era stato formalizzato nell'aprile 2004 per ragioni non soltanto paesistiche, ma anche storico-monumentali. La VI Sezione del Consiglio di Stato (Sezione giudicante), presso la quale pendono i ricorsi dei quattro Comuni nonché quelli soliti degli Ordini dei geometri, degli ingegneri, dei geologi, e via elencando, potrebbe essere influenzata, in senso negativo, da quell'avallo della IV Sezione. Un grimaldello. Ma, si obietterà, il promontorio del Conero non è già protetto da un Parco? Sì, ma, coi tempi bui sopravvenuti grazie al governo Berlusconi, si tratta ormai di un mini-ombrello. Negli ultimi anni la tutela naturalistica è stata molto indebolita dalle sub-deleghe delle Regioni ai Comuni in materia paesaggistica (così i peggiori sono indotti a fare come gli pare) e dal Codice Urbani il quale prevedeva l'insediamento di apposite commissioni paesistiche sin qui mai insediate (dovevano funzionare dal maggio scorso). Quindi, se un Comune vuoi "valorizzare" il Parco del Conero con alberghi e palazzine, lo può fare. A meno che non intervenga un altro tipo di vincolo. Quello, per l'appunto, di carattere storico-monumentale apposto con queste motivazioni: il Conero è stato scalo dorico, approdo di coloni provenienti da Siracusa, era sovrastato dal tempio di Venere, è luogo sacro a più religioni con le chiese millenarie di San Ciriaco e di Santa Maria di Portonuovo, con gli eremi, col cosiddetto "campo degli Ebrei" (la comunità anconetana è ancora importante), con scavi significativi come quello della Tomba della Regina. Insomma, oltre alle ragioni paesaggistiche, vi sono sacrosanti motivi di natura storica, archeologica, culturale, religiosa per salvaguardare l'intero promontorio, davvero unico nell'Adriatico.

Ma già il Tar delle Marche ha bocciato questo vincolo su richiesta di Comuni, privati e associazioni professionali. "Italia Nostra" regionale, allora, ha fatto ricorso al Consiglio di Stato. Ma, intanto, le costruzioni si stanno diffondendo sul Conero. E nessuno può fermarle se il Consiglio di Stato non ripristina i vincoli bocciati dal Tar. Il direttore regionale del Ministero, architetto Mario Lolli Ghetti, si era detto disposto a riesaminare i vincoli stessi, ma da posizioni di forza, cioè difendendo l'operato dell'Amministrazione. Purtroppo la sua proposta si è subito arenata nelle sabbie mobili di un Ministero sempre più impantanato e latitante. Essa non è stata neppure trasmessa all'Avvocatura di Stato, né ha ricevuto una qualche risposta. Del resto, alle ultime udienze della causa, la.stessa Avvocatura di Stato non si è neppure costituita, spingendo i ricorrenti (privati e Comuni) ad osare di più, cioè a chiedere pure il risarcimento danni per non aver potuto cementificare il Conero. O meglio, per averlo potuto cementificare... con qualche ritardo. Sull'intera materia la stessa Commissione regionale marchigiana per i Beni e le Attività culturali (Stato-Regione) ha espresso, non a caso, una allarmata valutazione.

Il ministro Rocco Buttiglione ha detto più volte di non voler accettare la scure della Finanziaria sulla cultura, sulla tutela e sullo spettacolo. Lo aspettiamo alla prova dei fatti. Anche questi del Colle dell'Infinito e del Conero sono fatti. Altro che se lo sono.

Per l'occasione, rileggetevi la bella poesia di Leopardi

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