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Ilvo Diamanti
Quel viaggio di Visetti nel paese smarrito
28 Maggio 2009
Recensioni e segnalazioni
Presentazione di un libro, Ex Italia, che racconta comne città e regioni hanno perso la loro identità. La Repubblica, 28 maggio 2009

Anticipiamo la prima parte dell´introduzione di al libro Ex Italia di Giampaolo Visetti (Baldini Castoldi Dalai, pagg. 256, euro 17). Il volume contiene anche un testo di Michele Serra

on è facile raccontare l´Italia, anche se molti viaggiatori – più o meno illustri – l´hanno fatto in passato e in tempi più recenti. Non è facile perché è un «Paese di paesi», una collezione di contesti e di realtà locali di cui è sempre stato difficile trovare il denominatore comune. Anzi, in modo più insistente, negli ultimi due decenni, è cresciuta la tentazione – e sono aumentati i tentativi – di dichiarare, una volta per tutte, improduttiva la ricerca di un punto di riferimento unitario per il Paese. Affermando implicitamente (e talora esplicitamente) che l´Italia non esiste. È una espressione geografica priva di fondamento. E sarebbe, dunque, meglio accettarne e, anzi, accentuarne le divisioni. Anche se non è chiaro neppure quante Italie dovremmo ricavare da questo Paese accidentalmente unitario. E stabilmente provvisorio. Anche la Padania, di cui la Lega rivendica l´indipendenza, non è chiaro dove cominci e dove finisca. Sopra o sotto il Po? E poi, quali territori comprenderebbe? Anche il Piemonte o la Valle d´Aosta? L´Alto Adige e il Friuli? Non so se gli interessati (sudtirolesi, valdostani, piemontesi ecc.) ne sarebbero felici oltre che convinti. E non so se il Veneto, dove è sorta la prima Lega e dove la lega continua a ottenere i risultati migliori, sarebbe disposto davvero a recitar la parte della provincia di Milano.

Per cui è difficile ricavare una rappresentazione unica e unitaria dell´Italia. E anche coloro che la vorrebbero dividere scontano la stessa difficoltà. Creare nuove patrie senza che il medesimo problema si ripresenti in seguito, uguale a ora. Dove, cioè, le ragioni di identità comune risultino effettivamente condivise dalla popolazione. Evitando che emergano successivamente altre pretese di separazione, scissione, secessione. Per cui conviene, forse, rassegnarsi. E vedere in questo stesso aspetto – la pluralità, la differenza – non tanto un problema o un limite, ma, al contrario, un motivo unificante dell´Italia. Uno dei pochi, forse il principale. Come ebbe a sostenere anni fa l´allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. L´Italia unita dalle diversità. Dove coabitano città, regioni, province tanto diverse e distinte eppure attratte da un legame di reciprocità.

D´altra parte, le ricerche confermano questa tendenza dei cittadini a definirsi «…e italiani». A concepire l´Italia come una patria di complemento. Un´appartenenza di secondo livello. Prima veneti, siciliani, romagnoli, abruzzesi. Prima ancora: vicentini, torinesi, baresi, fiorentini, napoletani, catanesi. E quindi, tutti italiani. «E» italiani, appunto. L´Italia, per questo, è sempre apparsa un «collage» piuttosto che un ritratto dai lineamenti e dai colori definiti. E piuttosto che un quadro: una cornice. Si tratta, peraltro, dell´unico modo e dell´unica soluzione possibile per tenere insieme tante identità e tante realtà locali – municipali, provinciali, regionali – così forti. Dotate di tradizioni storico-culturali e di caratteristiche socioeconomiche specifiche e diverse. Impossibile vincolarle a regole troppo forti e a condizioni troppo esigenti.

Questa stessa ragione – la molteplicità, il particolarismo – rende singolare l´esperienza narrativa del «viaggio». Un genere letterario largamente sperimentato, in Italia. E che ha prodotto opere talora nobili, in tempi passati e recenti. Eppure ogni volta appare originale. Perché restituisce l´impressione di attraversare non i mille volti diversi di un Paese, ma mille Paesi diversi. Soprattutto in questi anni, in quest´epoca di cambiamenti profondi, che hanno investito la società e quasi stravolto il territorio. Tanto più se, come ha fatto Giampaolo Visetti in questa collezione di inchieste, si va alla ricerca – quasi programmatica – delle tensioni più violente ed estreme che agitano i diversi punti del Paese. Anzi: i diversi paesi che coabitano sotto lo stesso tetto, nello stesso Paese. Il nostro. Non per deformare la rappresentazione della realtà, ma per delinearne gli scenari. Per cogliere i segni e i segnali del cambiamento, che corre veloce. Per immaginare meglio cosa possa diventare l´Italia nel futuro prossimo. Peraltro, è probabile che la sensibilità di Visetti sia, in parte, acuita dalla «distanza». Visetti, infatti, ha attraversato e visitato a lungo e a fondo molti luoghi esemplari del Paese – per mesi e mesi – dopo esserne stato lontano per anni. Inviato nei luoghi difficili del pianeta. In Russia, in Asia, in Africa. E ciò ne ha, sicuramente, condizionato lo sguardo. Per due ragioni. Anzitutto perché ha, ormai, assunto, per deformazione professionale, l´abitudine quasi automatica a cercare e a scrutare le tragedie. A cogliere i segni critici disseminati nella realtà. Per un altro verso, la distanza fisica ma anche temporale dal nostro (e suo) Paese ha reso più evidenti, ai suoi occhi, i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Nel paesaggio, nei modi di vita e nella cultura. Per questo il viaggio – ma forse è meglio parlare di «viaggi» – di Visetti attraverso i luoghi tipici e critici dell´Italia offre uno specchio fedele e attendibile di ciò che è capitato intorno a noi negli ultimi anni. Senza che riuscissimo ad accorgercene fino in fondo.

È capitato, anzitutto, che le vecchie contraddizioni del nostro sviluppo siano riemerse, più laceranti di prima. In particolare, la distanza fra Nord e Sud, tornata a essere una frattura quasi incolmabile. È capitato, inoltre, che accanto ai problemi antichi, e mai risolti, ne stiano affiorando di nuovi. Disseminati un po´ dappertutto. A causa di un ipersviluppo distorto, associato a una modernizzazione incompiuta.

Visetti ne offre una raffigurazione efficace e al tempo stesso inquietante perché sceglie i suoi luoghi – uno per regione – in modo da spiazzarci. Perché ne evidenzia aspetti inattesi (...).

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