loader
menu
© 2022 Eddyburg
Luca Del Fra
Quei cani di Pompei per giustificare le ricche prebende
14 Febbraio 2010
Beni culturali
Come funziona la Protezione Civile nei beni culturali: l’esempio di Pompei. Da l’Unità, 14 febbraio 2010 (m.p.g.)

Nella Relazione annuale dell’Ispettorato della Guardia di Finanzadel 2008si legge che nelle attività della Protezione civile si possono riscontrare numerose irregolarità e incrementi del costo degli interventi. Delle irregolarità si sta occupando la magistratura: passiamo agli «incrementi del costo». Per far digerire a Regioni ed Enti locali i commissariamenti viene fatto balenare l’arrivo con la Protezione civile anche di «risorse aggiuntive» del governo, che poi sfumano. Gianni Alemanno si è fatto commissariare l’intera soprintendenza archeologica di Roma e Ostia e perfino l’Opera di Roma ma in entrambi i casi è rimasto a bocca asciutta. Allora la strategia qual è? Dove sono i soldi veri, lì si getta famelica la Protezione civile: le soprintendenze autonome e ricche (Napoli-Pompei e Roma- Ostia), i lavori straordinari già dotati di fondi (Uffizi, Pinacoteca di Brera), la ricostruzione post terremoto. Alla strategia segue la tattica: dopo il prefetto Profili a Pompei come commissario è arrivato Marcello Fiori della Protezione civile e il costo dello staff commissariale è lievitato da 200mila agli attuali 800mila euro. Il commissario all’area archeologica di Roma è Roberto Cecchi: come funzionario del ministero dei Beni culturali prende solo una indennità. Il principe di questa tattica? Bertolaso stesso: dopo aver dichiarato che non voleva lo stipendio da sottosegretario poiché gli bastava quello della Protezione civile, avrà il 3,75% del budget dei lavori per la prossima Vuitton Cup (come da art. 2, comma 9 dell’Ordinanza del presidente del consiglio 3838 del 30-12-2009), una percentuale maggiore di quella percepita dal commissario Mario Resca per i lavori di Brera che dovrebbe aggirarsi intorno al 3%. Tutta roba affidata alla Protezione civile.

Assicurate le ricche prebende, qualcosa si dovrà pur fare, e a Pompei di fronte alla cinquantina di pacifici cani che abitavano le rovine dell’antica città flegrea Fiori ha lanciato la campagna «(C)ave Canem» (sic!) per la loro adozione, con tanto di sito internet e poderoso lancio stampa. Spesa in tre mesi 86mila euro, cani finora adottati 4. Non costava meno alloggiare i randa getti all’Hotel Hilton? Inoltre è stata stipulata una convenzione con la Croce Rossa e la Asl per il pronto intervento nel caso di malori per i turisti: costo 300mila euro, una volta lo faceva solo la Asl per 8mila euro al mese. Potevano mancare gli eventi? C’è già un preventivo di un milione di euro di spesa per un ciclo di spettacoli estivi del San Carlo da allestire nel teatro grande di Pompei, che sarà sottoposto a ulteriori «restauri ad hoc» su cui farebbe meglio a vigilare la direzione generale all’archeologia del Ministero. Non è la prima volta che si fanno spettacoli a Pompei, ci sono state le Panatenee su cui però il sito guadagnava e non spendeva. C’è da chiedersi se sia giusto investire una parte degli scarsi fondi destinati all’archeologia in spettacoli.

ARTICOLI CORRELATI

© 2022 Eddyburg