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Stefano Fatarella
Qualcosa di umano
8 Dicembre 2006
Recensioni e segnalazioni
Un’affettuosa recensione del “libretto arancione” , in corso di distribuzione, di Lodovico Meneghetti, assiduo “opinionista” di eddyburg.it e maestro di molti

Qualcosa di umano. Apro la finestra e vedo in lontananza le cime delle montagne verso la Slovenja, tra loro e me una torre piezometrica e più a destra le strutture in elevazione dell’ospedale (Azienda ospedaliera, pardon), poi attorno una piccola selva di case e casette a due, quattro, sei appartamenti. Bifamiliari, schiere, lo scatolone del supermercato, seguiti da condomini e condominioni verde pistacchio. Giù per strada trovare un buco per il parcheggio è un casino. Se potessero parcheggiare sul muso della macchina di fronte lo farebbero. Per fortuna ci sono le assicurazione che ti chiedono più soldi se cagioni un danno. Le piste ciclabili sono larghe anche troppo, a volte inutili perché casuali e prive di senso. Se perdi l’autobus ti tocca aspettare sotto la pioggia per altri venticinque minuti. I giardini del secolo scorso (per me è ancora l’800, non mi capacito di essere nel 2000) erano belli, studiati e pensati. Oggi sono la mano del vivaista e del geometra dell’ufficio comunale del verde pubblico. Quella coppia di signori in età avanzata coltiva un orticello che è un campionario ricchissimo di varietà eduli: radicchi, insalate, carote, piselli, melanzane, pomidoro, peperoni, fragole, cipolle, cavoli, verze, albicocche, pere, susine e fiori, tanti fiori coloratissimi. Una manna, un pezzo di paradiso terrestre da altrove. Quasi un triangolo di Sud Tirolo in città. Tra me e quelle montagne c’è la bruttezza e un po’ di umanità.

Mi domando perché, se siamo stati capaci di ricostruire muri e campanili dopo quel grande evento disastroso, il resto non ha funzionato. Eppure quell’epopea ricchissima di speranze ma anche di concrete attese era lì: 765, 167, 865, 10, 457 e poi anche la Galasso. Numeri e nomi di leggi e norme statali che nel corso degli anni sessanta e settanta hanno qualificato in senso civile non solo una parte importante del ceto politico delle Camere, ma pure quelle amministrazioni locali che hanno applicato quelle leggi con coraggio e saggezza, migliorando la qualità della vita di tanti cittadini. Eppure non è bastato. Era tutto lì a portata di mano, la città potevamo farla meglio: più bella, più giusta, più felice per chi ci vive, ci lavora, si innamora, si cura, ci gioca, ci studia, ci cammina e ci muore. Anche fuori dalla città, la campagna, poteva essere più campagna e invece è quella cosa lì, spesso inscatolata, sfregiata, consumata, abbandonata, più spesso privatizzata. Sembrava che il progresso – ebbene si, quello che però non si esprime solo con la materialità del possesso individuale di soldi e di cose – fosse davvero a portata di mano, per tutti i cittadini. Era lecito attenderselo.

Scandalo. Lo scandalo è qui davanti a noi, attorno a noi, sicuramente dentro di noi.

Ci sono quelle persone che hanno dato tutta la propria vita, sin dentro il sangue, perché hanno creduto – si, proprio: creduto, sperato – di riuscire a far stare meglio le persone, i lavoratori, le donne, gli anziani, i bambini. Case giuste: accoglienti, sicure, semplici, sane, eque. Che hanno pure creduto che non bisognava scordarsi da dove si veniva e che anzi la strada percorsa doveva essere conservata, che i muretti in pietra a secco dovevano essere conservati, che le strade bianche tali dovevano restare, che un fiume è un fiume e non un opportunità da sfruttare, un albero un albero, una spiaggia una spiaggia in sè, un palazzo un palazzo per ciò che rappresenta e che porta impresso. Non so se tutto questo è ismo, comun-ismo, romantic-ismo, ideal-ismo. Di certo non è a favore del consumismo degli uomini sugli uomini, della terra su cui viviamo, delle città in cui siamo nati. Per me è civismo, è civile, è buono, è giusto. Ci sono ancora persone che vogliono, nonostante tutto, continuare a discutere, a comunicare, a ragionare, a scandalizzare, a mantenere viva e salda la memoria. Sono educati, non alzano la voce, non strillano. E anche se lo facessero il clangore attorno è così assordante talvolta che pare proprio sia un coro sapientemente diretto da un unico direttore d’orchestra. Eppure non è solo così. Spesso basta sollevare il coperchio e si scopre un mondo nascosto che ribolle e dal basso sale un brusio, un coro sempre più forte.

Il libretto di Lodovico Meneghetti ci riprova, fa il bis. Ci propone una serie di interventi apparsi tra il 2005 e il 2006 su www.eddyburg.it, sito che ha una sua affezionata e affatto piccola clientela, di addetti ai lavori, di politici, amministratori, intellettuali, curiosi, studenti. Ed è uno dei pochi posti rimasti a ben pensare in cui si possa fare informazione sulle malefatte a danno delle città, del nostro patrimonio culturale e paesaggistico, ma anche propugnare la difesa delle istituzioni repubblicane e perfino della democrazia. Lì, sul quel sito, da quel sito quotidianamente lo scandalo si fa proposta, sempre quella in fondo: il buon governo pubblico della città, il rispetto del prossimo e di se stessi. Quella trentina di interventi che Meneghetti ha selezionato ci trasmettono una vivacità intellettuale, una capacità di scandalizzarsi ancora, di non demordere, ma pure una grande voglia di proposta. Perché dum spiro spero, finché c’è vita c’è speranza. La speranza di vivere in città più giuste, più eque, più belle e più umane; perché la campagna sia più bella, rispettata e conservata, perché le pietre restino a testimoniare da dove siamo venuti. Lodovico Meneghetti, che ha ricoperto prestigiose cariche presso il Politecnico di Milano dove è stato apprezzato, rispettato e amato dai suoi allievi, e che ha sostenuto anche grandi responsabilità nell’amministrare la cosa pubblica in qualità di assessore all’urbanistica della città di Novara, è uomo di profonda cultura, di umana sensibilità, di generosità sincera e di rara capacità nel trasmettere valori, responsabilità e sapienza. Tanto attento, scrupoloso e severo, quanto ancora più sensibile e onesto intellettualmente. Non è poco, anzi, grandi valori per tutti. Gli interventi da lui scelti ben rappresentano lo stimolo e la decisa voglia di battagliare che ancora contraddistinguono la sua vis polemica.

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