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Renato Soru
Qualche colpa di Cappellacci e degli altri uomini di B.
21 Novembre 2013
Sardegna
Un'intervista di Giorgio Meletti a Renato Soru e un'articolo di Antonella Brianda e Alessandro Ferrucci.

Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2013

RENATO SORU: «ILLUSI DAI METRI CUBI E ADESSO SI PIANGONO I MORTI»
intervista di Giorgio Meletti,

Esattamente cinque anni fa, a fine novembre del 2008, Renato Soru si dimise da governatore della Sardegna dopo essere stato mandato sotto dalla sua maggioranza di centrosinistra su un emendamento della nuova legge urbanistica. Un mese prima l'alluvione di Capoterra, pochi chilometri da Cagliari, era costata quattro morti. “Avevano costruito case e strade sul letto del rio San Girolamo”, borbotta Soru. Il copione si ripete. Ora come allora la conta dei morti fa da prologo alla campagna elettorale. Ora come allora il governatore berlusconiano Ugo Cappellacci chiede il voto per liberare la Sardegna dalle “regole talebane” fissate da Soru con il piano paesaggistico regionale del 2006.

Scusi Soru, l’hanno attaccata anche i potenti del centrosinistra sardo, lei alla fine sulla difesa del territorio ha perso le elezioni di febbraio 2009. Non è che alla maggioranza dei sardi il cemento piace?
Non lo so se ho perso su questo o su altre cose. Posso solo dire che la coscienza ambientale dei sardi è matura, e le mie regole le hanno accettate, ma la forza della speculazione si impone sulla coscienza dei cittadini quando rimane silente.

Cappellacci pochi giorni fa ha varato una delibera che smonta il suo piano paesaggistico.
Ha notato? E praticamente nelle stesse ore ci tocca contare i morti. Sono anni che attaccano a testa bassa il nostro lavoro. Abbiamo messo sotto tutela le coste, bloccando la cementificazione, abbiamo dato alla regione un piano idrogeologico, mai fatto prima, proprio per prevenire frane, inondazioni e disastri.

Vi hanno accusato di uccidere l'economia.
Sì, con i vincoli a costruire sul greto dei fiumi, con le distanze minime dai corsi d'acqua anche se apparentemente secchi. Ci hanno scatenato contro polemiche infinite. E adesso tra le nuove norme c'è la possibilità di dimezzare le distanze dai corsi d'acqua, quelle fissate da noi con il piano idrogeologico. Sono anni che ci provano.

A fare che cosa?
Sto pensando a quella famiglia, quattro persone morte in uno scantinato della ricchissima Arzachena.

Ricchissima?
Sì, ricca di cemento, così ricca da far dormire le famiglie negli scantinati.

Che c'entra con Cappellacci?
Sa quante volte hanno cercato di far passare la sanatoria per rendere abitabili gli scantinati? Fa una bella differenza vendere una villetta al mare di 100 metri quadrati, se si possono aggiungere 40 metri di scantinato. Ma gli scantinati non sono fatti per farci vivere esseri umani, e nemmeno per farceli morire. Eppure hanno cercato in modo sistematico di smontare le tutele del paesaggio attraverso le deroghe previste dai “piani casa”. Ne hanno fatto uno all'anno, siamo già a quattro, con la previsione di costruire 50 milioni di metri cubi di case. Si calcola che equivalgano a diecimila palazzi di sei piani.

Ma chi li dovrebbe comprare?

Aspetti. Prima le parlo della legge sui campi da golf. Hanno previsto di fare 25 campi da 18 buche, con la possibilità di costruirci intorno 3 milioni di metri cubi.

Ma che c'entrano i metri cubi con le buche del golf?
Effettivamente potevano chiamarla legge sulle case da fare vicine ai campi da golf. Era talmente fuori da ogni regola che è stata impugnata dal governo Monti.

Torniamo al punto. Per chi sono tutte queste case? Il popolo sardo ha veramente questa voglia di mattone?
Siamo fuori del mondo, le speculazioni immobiliari non sono più leve di crescita, ma motivo scatenante della crisi finanziaria. Anche in Sardegna l'invenduto è enorme. Solo a Olbia ci sono 15 mila appartamenti in cerca di acquirenti. Il mio piano paesaggistico ha salvato un sacco di immobiliaristi, impedendo loro di rovinarsi. Qualcuno è venuto addirittura a ringraziarmi.

Però Cappellacci insiste.
Quella delibera del 25 ottobre è una grida manzoniana, dice “liberi tutti”, ma è illegittima. C'è il rischio che qualcuno si lasci ingannare, che magari spenda soldi in progetti e procedure per niente. Il procuratore della Repubblica di Oristano ha dovuto fare una lettera richiamando sindaci e privati sul rischio di commettere addirittura reati.

Magari rivince le elezioni.
Lui ne è convinto, pensa che le due promesse sullo stile del suo maestro Berlusconi facciano ancora presa.

Due promesse?
La prima è a livello di reato di abuso della credulità popolare: la zona franca, niente più tasse in tutta la Sardegna. Come a Livigno, ma per un milione e mezzo di persone. La seconda è il cemento.

Magari funziona ancora.
A Roma la cattiva politica si nutre di debito pubblico, a Cagliari, non potendo fare debito, si stampano metri cubi. Ma no, non funziona più. Nel 2009 Cappellacci ha vinto perché così era l'Italia del tempo, c'era Berlusconi trionfante, è venuto qui a fare la campagna elettorale e ha promesso tutto a tutti: Porto Torres, Alcoa, Carbosulcis, Eurallumina. Molti si sono fidati. Ha promesso 100 mila posti di lavoro con l'edilizia, invece ne abbiamo persi 70 mila. E adesso c’è un livello di disoccupazione non dico mai visto, ma neppure mai pensato.

LA CURA DEL CENENTO DEL MEDICO DI B.
di Antonella Brianda e Alessandro Ferrucci

Il futuro era lì, vicino, a portata di mattone. Settimo Nizzi, ex sindaco, aveva anche fissato la data: “Nel 2025 Olbia sarà una città da centomila abitanti con un’area urbana estesa fino alla tangenziale”. Di fatto la strada sopraelevata sarebbe diventata un moderno muro di cinta. E ancora zone agricole edificabili, un milione di metri cubi dedicati alla zona costiera, la più pregiata. Alberghi, ville. Ancora alberghi. Altre ville.

Era il 2004 e il professor Nizzi credeva di poter dire, fare, attuare ogni scempio in Costa Smeralda, in fin dei conti era l’ortopedico di Silvio Berlusconi. Fedele alla Casa delle libertà, la politica dell’ex primo cittadino era improntata sull’idea delle “mani libere”, del laissez-faire. A tanti, troppi è andata bene. Come il Caimano, anche lui amava mostrarsi in varie vesti, da medico, a politico, fino a operaio con tanto di caschetto giallo in testa e foto-ricordo sulle ruspe.

Più erano originali, per non dire fuori legge, le proposte di edificazione, più lui dava il via libera ai lavori. “Sono posti di lavoro!”, il classico mantra attira consensi. Ed ecco la selva di gru nella città dal 1997, gli anni dell’ebbrezza da cemento, della santificazione di massa per la Sardegna. Dello status symbol. Dei gommoni in acqua a caccia di vip sugli yacht. Dei Briatore a brindare a champagne. Pronunciare le parola “piano” associata a “regolatore” equivaleva a una bestemmia carpiata. L’ultimo risale al 1960 quando Olbia aveva appena 18 mila abitanti (diventati 60 mila). Solo nel 1984 il sindaco Giampiero Scanu lancia l’impianto per la nascita di un piano regolatore generale, piano che per i dieci anni in cui è stato a capo della città, non si è potuto realizzare . Ci si opponeva sempre e comunque. Nel frattempo Berlusconi e il principe Karim Aga Khan decidono di puntare su alcune aree di Olbia e presentano due programmi, di 2,5 milioni di metri cubi ciascuno, per edificare in zone da distribuire sia a nord della città in località Razza di Juncu, che a sud verso Capo Ceraso. Il valore complessivo degli investimenti era esorbitante : 5 mila miliardi di lire. Niente da fare, il piano non passa. Per fortuna c’è lui, caschetto-Nizzi, eletto per la prima volta proprio nel 1997, e tutto cambia: ecco diciassette piani di risanamento, 23 nuovi quartieri, vuol dire l’emergenza portata a sistema senza nessuna strategia strutturale.

E ancora il via libera alla costruzione di abitazione a Santa Mariedda e Pozzuru, quindi gli agognati alberghi da cinque e oltre stelle come l’Hilton e il Geo Village, sorti in zone un tempo industriali e magicamente diventate edificabili.

Il procuratore capo a Tempio Pausania, Domenico Fiordalisi, ha sulle sue scrivanie pile di documenti, carte relative ad alcune costruzioni di dubbia regolarità. Dubbia per la legge, non per i suoi abitanti. Nizzi nella zona è ancora considerato un personaggio di spessore, ha ancora il suo cerchio magico, dirige il Cipnes, un consorzio di industriali che gestisce milioni e milioni di euro, con la facoltà di approvare piani edilizi e assegnare licenze nelle zone di sua competenza. Quali zone? Esattamente dove Olbia dovrebbe espandersi, ovvio, dove lui, in fin dei conti, è di casa.

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