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Paolo Baldeschi
Proposta: una "corte costituzionale" per il buon governo del territorio
1 Aprile 2007
Toscana
L'articolo di uno studioso serio del paesaggio a proposito del PIT e delle sue interpretazioni. Da la Repubblica del 31 marzo 2007, con una postilla

Il Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana (il PIT in corso di adozione) come descritto da Massimo Morisi è tutto collocato in una sfera di politica alta, tanto alta da rischiare di perdere il contatto con la realtà. Ad uno scienziato come Morisi certamente non sfugge il corposo intreccio di interessi per cui molti Comuni continuano ad inseguire uno sviluppo senza qualità, promuovendo edificazioni che non corrispondono a nessuna esigenza sociale. Di fatto il PIT è pieno di esortazioni a ben fare, ma l’attuale dispositivo dei poteri e competenze è tale che i Comuni, ottemperando ad una legislazione ambigua e sempre aperta a deroghe, possono fare quello che vogliono. Pensare che sia sufficiente una «coerenza politica» ad assicurare la coerenza dei fatti con gli obiettivi dichiarati è l’ipotesi che la Regione Toscana ha perseguito in questi anni, con i risultati che sono di fronte a tutti e che muovono le proteste dei comitati.

Cosa fare dunque? La proposta che viene da vasti settori del mondo universitario non è di tornare indietro ad un sistema di controlli gerarchici, bensì di procedere verso un reale trasferimento di poteri ai cittadini. Questo può essere fatto distinguendo gli aspetti statutari e invarianti del Piano da quelli programmatici e contingenti, così come nell’ordinamento giudiziario le norme costituzionali sono distinte dalle leggi ordinarie. Si faccia dunque, con un’ampia partecipazione, uno statuto regionale articolato in tanti statuti locali in cui siano definite le regole condivise di conservazione e trasformazione del territorio, regole rispetto alle quali ogni piano deve essere coerente: lasciando la possibilità ai cittadini di ricorrere ad una «corte costituzionale del territorio» laddove ritengano che i piani violino tali regole. Il resto, le norme del PIT citate da Morisi come esempi di buona amministrazione vanno benissimo, ma sono solo dispositivi di salvaguardia. Per perseguire uno sviluppo in cui la qualità faccia aggio sulla quantità ci vuole ben altro. Le critiche che da più parti sono rivolte al governo del territorio in Toscana non sono contro le istituzioni, ma significano al contrario volontà di partecipazione alla vita istituzionale. Sapere ascoltare, essere aperti al confronto, e disponibili a cambiare, non è politica tout court: è buona politica.

Postilla

La sintetica valutazione del PIT ci sembra totalmente condivisibile, così come le preoccupazioni sollevate e la sostanza della proposta formulata. È opportuno precisare (e crediamo di interpretare anche il pensiero di Baldeschi) che quando, nella sua proposta, si parla di “regole condivise di conservazione e trasformazione del territorio, regole rispetto alle quali ogni piano deve essere coerente”, non ci si riferisce a chiacchiere o principi, ma a precise regole precisamente riferite a specifici territori adeguatamente cartografati: regole valide erga omnes, che favoriscano trasformazioni coerenti con le esigenze di conservazione e ostacolino quelle distruttive o degradanti.

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