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Edoardo Salzano
Procuratie - La memoria di D'Agostino
21 Agosto 2005
Vivere a Venezia
La Nuova Venezia, 30 agosto 2001.

A metà agosto 2001 le Assicurazioni Generali, proprietarie di gran parte delle Procuratie vecchie di Piazza San Marco, hanno presentato al Comune un progetto per la realizzazione di 25 appartamenti di gran lusso, in regola col vigente PRG. Subito esponenti di rilievo della maggioranza comunale (dal sindaco Paolo Costa al’ex capogruppo dei DS Marino Folin, dall’asssessore all’urbanistica Paolo Sprocati al presidente del Consiglio Mara Rumiz, dall’ex sindaco Massimo Cacciari al direttore dei Musei civici Domenico Romanelli) hanno espresso disappunto e contrarietà. Altri, come l’ex assessore al Turismo Gianfranco Mossetto, hanno ritenuto l’iniziativa commendevole: visto che non si è fatto il museo che si voleva, i proprietari facciano come vogliono.

Luigi Scano ha dimostrato, con una nota dell’associazione Polis, che il PRG del centro storico impostato dalla giunta di sinistra (sindaco Rigo, assessore Salzano), concluso dalla giunta rosso-verde (Casellati, Boato), adottato dalla giunta di centro-destra (Bergamo, Salvagno) avrebbe rigorosamente evitato lo scempio, il quale era invece permesso grazie alle modifiche deregolatrici introdotte dalla maggioranza di centro-sinistra (M. Cacciari, D’Agostino). Dopo un tentativo di D’Agostino di salvare le sue responsabilità (erroneamente sostenendo che la precedente stesura del PRG non garantiva nulla perché avrebbe permesso di realizzare alberghi, che non sarebbero meglio), sono intervenuto a mia volta con la lettera che pubblico qui di seguito (è sulla Nuova Venezia del 29 agosto).

Nel frattempo si è “scoperto” che, nella disattenzione generale, il Consiglio aveva approvato pochi mesi fa un provvedimento, in adempimento a una disposizione regionale sugli standard urbanistici, che reintroduceva alcuni vincoli per attrezzature collettive ad alcuni edifici, tra cui le Procuratie. Queste, perciò, sembrano essere salve. Ma il nodo che è venuto al pettine è che cominciano a vedersi, platealmente, gli effetti della deregulation promossa, a Venezia e altrove, dai partiti e dalle personalità della sinistra. Le recenti elezioni dimostrano però che assumere i comportamenti della destra berlusconiana, come sostanzialmente si è fatto dal 1994 a oggi, porta acqua al mulino dell’avversario.

Caro Direttore, ho lavorato al PRG del centro storico prima come assessore, poi collaborando con gli uffici fino alla sua presentazione (1990) e adozione (1992). È a questo titolo che le chiedo di intervenire nella discussione sulle Procuratie nuove.

In quel piano regolatore le Procuratie erano regolate da due norme. L’una riguardava le utilizzazioni compatibili, si riferiva a intere categorie di unità edilizie, e comprendeva le seguenti utilizzazioni: “abitazioni specialistiche [case per anziani, disabili e simili]; abitazioni collettive [collegi, convitti, studentati, ospizi, ricoveri e simili]; attività ricettive; ospedali, cliniche, case di cura, ospedali diurni; attività direzionali; erogazioni dirette di servizi [uffici delle pubbliche amministrazioni, uffici giudiziari, sportelli bancari e assicurativi, e simili]; centri di ricerca; musei, sedi espositive, biblioteche, archivi; strutture associative”. L’altra assegnava a un certo numero di unità edilizie precise e specifiche destinazioni d’uso, essenzialmente pubbliche, o per utilizzazioni collettive e d’interesse pubblico: ciò ricorreva ovviamente anche per le Procuratie Vecchie, che, conseguentemente, non avrebbero potuto essere utilizzate per attività ricettive né per altri usi non d’interesse generale.

Nel piano rielaborato dall’assessore D’Agostino e dal consulente Benevolo, consule Massimo Cacciari, per liberare la città dai “lacci e lacciuoli” che l’avvolgevano, si sono rozzamente tagliuzzate le norme, semplificando e liberalizzando. Si è eliminata la distinzione tra utilizzazioni compatibili e destinazioni d’uso, e quella tra “abitazioni specialistiche” e “abitazioni collettive”, compatibili, e “abitazioni ordinarie”, non compatibili. Così, in definitiva si sono consentite utilizzazioni private alle Procuratie e, tra queste, anche le residenze individuali.

Dov’erano gli amici Paolo Costa, Marino Folin, Paolo Sprocati, che oggi giustamente dissentono dal progetto delle Assicurazioni generali, quando D’Agostino e Benevolo massacravano il piano già approvato dal Consiglio comunale? E quanto veniva respinta l’osservazione dell’associazione Polis, illustrata su queste pagine da Luigi Scano, che pioveva in evidenza questo errore (e altri)? (E varrebbe la pena di ricordare numerosi altri episodi di “liberalizzazione selvaggia” delle destinazioni d’uso promossi della giunta Cacciari - D’Agostino, con consenso larghissimo del Consiglio comunale: ma questo è un altro discorso).

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