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PRG Roma: Un peana e molti dubbi
21 Marzo 2006
Roma
Alla vigilia dell’approvazione da parte del Consiglio comunale delle controdeduzioni alle osservazioni al PRG, un’intervista all’assessore Roberto Morassut su l’Unità del 21 marzo 2006 e una nota di Paolo Berdini per eddyburg.it

L’Unità

“Ecco il Prg che tutela l’ambiente”

intervista di Jolanda Bufalini

Nella sala Giulio Cesare si votano gli emendamenti di minoranza. Una campanella come quella delle scuole suona a lungo per richiamare l’attenzione dei consiglieri. È ormai rilassato Roberto Morassut. Si è da poco conclusa la riunione di giunta. Già ieri sera il testo è andato in votazione in Consiglio. Esprimono soddisfazione Legambiente e Prc. An voterà contro ma - dice Morassut - è normale che non ci sia una scelta ostruzionistica «anche perché le richieste che abbiamo accolto rientrano nella filosofia del piano».

E' possibile tenere insieme i tagli delle cubature e le “centralità” delle periferie?

Il ridimensionamento delle cubature riguarda tutta l’area del Prg mentre nelle centralità, anche se vi è una riduzione, vi è una massa critica adeguata per servizi di qualità, infrastrutture, oneri concessori anche a carico dei privati.

Facciamo qualche numero?

Ad Acilia-Madonnetta la riduzione è di 300mila mc, ad Anagnina-Romanina il taglio è di 200mila.Ripartiti a circa il 50% fra pubblico e privato (il taglio della quota pubblica ad Acilia è del 55,23%, alla Romanina del 57,95%, ndr). A Torre Spaccata dei 600mila metri cubi tagliati, 500mila sono di privati. Miriamo ad allargare la base produttiva della città in un patto chiaro col mondo dell’economia: l’obiettivo strategico di questo piano è spostare in periferia grandi funzioni di pregio di servizi pubblici e privati. È necessario garantire la contemporaneità di trasformazioni urbane e realizzazione delle infrastrutture e, attraverso i concorsi, la qualità urbanistico-architettonica.

A quali interventi pensa?

L’Amministrazione, insieme ad altre amministrazioni pubbliche, sta conducendo l’operazione dei tre campus universitari. Nei prossimi giorni approveremo la delibera che assegna le aree Sdo di Pietralata alla Sapienza (dove sulla base di un’iniziale lavoro di Franco Purini si farà un concorso), a Tor Vergata siamo già partiti con la città dello sport su progetto di Calatrava (il 22 l’architetto presenterà i primi bozzetti). Ad Acilia, dove l’area è privata(Pirelli), stiamo lavorando alla realizzazione del campus di Roma tre con Gregotti.

Torre Spaccata ha suscitato molte discussioni

A ragione, perché è un’area fra due grandi quartieri popolari, Torre Spaccata-via dei Romanisti e Subaugusta. In mezzo a questi realtà molto intensiva sorgerà la centralità che è una eredità del vecchio Sdo. Noi abbiamo ridotto e vincolato le funzioni che dovranno secondo me dialogare con i due grandi poli vicini: l’università di Tor Vergata e Cinecittà, con un museo dell’audiovisivo e quello del cinema. Lì si potrebbe insediare il Dams di Tor Vergata ed anche residenze per studenti. L’opportunità, con la realizzazione della centralità, è ottenere dai proprietari dell’area (la società Quadrante) circa metà del parco di Centocelle, un parco che - per quel che riguarda l’area già espropriata - verrà inaugurato fra aprile e maggio.

Passiamo alla questione dell’edilizia residenziale pubblica?

Il Prg ha individuato le aree, il Comune poi deciderà quanti dei 7000 alloggi previsti saranno edilizia sovvenzionata dal Comune e dall’Ater e quanti saranno invece gli alloggi delle case in cooperativa.

In che proporzioni?

Siamo in fase di discussione, si parte da un minimo del 30 per cento per l’edilizia sovvenzionata, stabilito dalla delibera sulla casa votata l’estate scorsa.

Quali sono le aree ?

I piani di zona futuri sono individutai su aree edificabili previste dal Prg, per ridurre l’impatto su aree agricole e di verde pubblico.

Sembra una grande novità, ma il comune pagherà a prezzi di mercato?

Pagheremo a prezzi di mercato. Anche se è chiaro che ormai la politica della casa non si può fare con il solo strumento invecchiato della 167. Con l’assessore al Patrimonio Minelli abbiamo concordato in 15 aree cambi di destinazione d’uso per ottenere alloggi di edilizia pubblica in cambio delle varianti ottenute dai proprietari delle aree. Un altro strumento è il ripristino del buono casa da parte del governo nazionale. C’è la vendita del patrimonio immobiliare del comune e c’è un quinto strumento previsto dal Prg. Bisogna unire la politica della casa e la riqualificazione della periferia: con gli interventi di ristrutturazione urbanistica si portano servizi, si fanno operazioni di demolizione e ricostruzione, si valorizzano aree oggi dismesse e degradate. È chiaro che così il valore immobiliare delle aree cresce e qui interviene un patto fra costruttori e amministratori. Una parte delle aree resta ai proprietari l’altra viene ceduta. Noi finora abbiamo usato questo strumento per le compensazioni che ci hanno consentito di realizzare i parchi (nel Prg sono previsti i tre nuovi parchi agricoli comunali di Casal del Marmo, di Arrone Galeria e di Rocca Cencia) ma nell’arco di due anni l’amministrazione potrà “spendere” questa riserva di edificabilità per l’edilizia pubblica.

Veniamo alle richieste di An e al declassamento di Corviale dalla città storica.

Questi complessi popolari unitari che Alemanno chiama «collettivisti» restano nella carta delle qualità e nella città consolidata.

Ma la carta delle qualità quanto tutela, le famose torri di Ligini sono in quella Carta...

È uno strumento importante perché l’Amministrazione se deroga e demolisce deve avere delle motivazioni fortissime. La carta delle qualità è uno strumento che potenzialmente può portare a un vincolo da parte delle soprintendenze. E non riguarda solo Corviale ma anche le borgate degli anni Trenta, Primavalle, Quarticciolo , Trullo, Acilia. D’altra parte gli incentivi volti alle operazioni di demolizione-ricostruzione ritengo che vadano indirizzati al vero «brutto» della città, l’edilizia privata a carattere intensivo realizzata fra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta nei grandi quartieri popolari come Marconi, Tiburtino, Tuscolano, Prenestino.

eddyburg.it

Non c’è più alibi

di Paolo Berdini

L’approvazione del nuovo piano regolatore di Roma toglie finalmente alibi alla grande operazione mediatica cui siamo da qualche anno sottoposti. E ci sarà spazio per ragionamenti più distaccati. Anche nell’intervista dell’assessore all’Urbanistica all’Unità di oggi ricorre sempre l’immagine di una città che migliorerà il suo assetto grazie al nuovo piano. Rispetto molto questo atteggiamento ottimistico. Faccio solo notare che esso è quanto meno fuori luogo per un motivo e per un’esplicita ammissione.

Il motivo che non consente ottimismi di facciata sta nel fatto che l’approvazione di questa sera è solo un suggello formale. In realtà dei 65 milioni di metri cubi previsti (una quantità mostruosa e di cui non si mai dimostrata la necessità) almeno 50 milioni (e cioè il 75%) è già stato realizzato o è in corso di realizzazione. Nessun osservatore della realtà romana sostiene che la città sia migliorata da quando è stata sottoposta a questa sconsiderata cura di cemento, tutti dicono che la città è oggettivamente peggiorata. Come si fa allora ad evocare un futuro radioso quando la realtà, proprio in virtù dell’attuazione del piano, afferma l’esatto contrario?

Nell’intervista si afferma poi che nelle “centralità” verranno trasferite importanti funzioni dello Stato ed in questo modo si riqualificherà la periferia. Attendiamo fiduciosi e ci limitiamo a riportare una parte della relazione alle controdeduzioni dell’assessore Morassut dove implicitamente si denuncia il fallimento dell’urbanistica romana per aver fondato tutte le speranze per una città migliore sulle magnifiche sorti e progressive del mercato.

A pagina 16 della relazione che verrà approvata questa sera si legge infatti: “Dall’adozione del Prg, sono stati presentati gli schemi di assetto preliminare per diverse “centralità da pianificare”. L’istruttoria predisposta dagli uffici comunali ha evidenziato da un lato le difficoltà da parte dei progetti presentati a garantire la subordinazione alla preventiva e contestuale realizzazione delle infrastrutture ferroviarie; mentre dall’altro lato, ha evidenziato una tendenza ad impoverire il contenuto di servizi ed attrezzature delle centralità a scapito delle funzioni più solvibili sul mercato immobiliare (residenze e attrezzature commerciali)”.

Si confessa insomma che le centralità definite nel Prg non sono collegate dalla rete del ferro e che i privati intendono costruire residenze e supermercati infischiandosene delle altre funzioni “non solvibili”. Gli apprendisti stregoni si accorgono che il tanto mitizzato mercato fa i suoi interessi. Se ne accorgono, ma continuano a parlare di “allargare la base produttiva della città in un patto chiaro col mondo dell’economia”: dove la base produttiva è quella del mattone, e il patto è con i Ricucci.

Alcuni particolari significativi. Si sottolinea che si porterà qualità attraverso la “realizzazione di campus universitari”: ma non si tratta di campus, sono soltanto alloggi per studenti. Si afferma che la legge 167è uno strumento invecchiato” e che le aree perl’edilizia pubblica sarà pagata “a prezzi di mercato”, e concordando in 15 aree cambi di destinazione d’uso per ottenere alloggi di edilizia pubblica in cambio delle varianti ottenute dai proprietari delle aree”!.

Una postilla. Alleanza nazionale ha ritirato centinaia di emendamenti in cambio dell’accettazione di qualche localizzazione di edilizia residenziale pubblica e di un gravissimo cedimento culturale cui allude la stessa intervista (ma a cui non viene fornita convincente risposta). E’ stata infatti accettata l’ipotesi che alcuni interventi di edilizia residenziale pubblica degli anni ’80 (in particolare Corviale, ma si chiede la testa anche del Casilino di Quaroni) siano da demolire. La risposta di alla domanda della giornalista de l’Unità si riferisce infatti alla “carta delle qualità”, che è un mero elaborato d’analisi e che non comporta alcun vincolo. Significa dare una risposta possibilista a un’offensiva “culturale” dei neofascisti, finalizzata a mettere sul banco degli accusati lo stesso concetto di modernità. Si può certo discutere la qualità dell’esito di alcuni di questo interventi. Ma se si dimentica il contesto in cui questi interventi sono stati ideati e realizzati e si accetta che debbano essere demoliti, si compie un’operazione di revisionismo storico. Ed è grave che un’amministrazione progressista abbia accettato di mettere in discussione i valori e le esperienze che hanno segnato l’intervento residenziale pubblico nel momento più alto del dopoguerra.

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