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Paola Somma
Porto Marghera: "rigenerazione" di lusso = speculazione
6 Agosto 2015
Vivere a Venezia
E’ appena stato pubblicato il progetto di un “grattacielo del lusso”, che un gruppo di investitori immobiliari intende costruire a Marghera. Non si tratta di un’idea isolata, ma di un tassello... (continua a leggere)
E’ appena stato pubblicato il progetto di un “grattacielo del lusso”, che un gruppo di investitori immobiliari intende costruire a Marghera. Non si tratta di un’idea isolata, ma di un tassello... (continua a leggere)
E’appena stato pubblicato il progetto di un “grattacielo del lusso”, che ungruppo di investitori immobiliari intende costruire a Marghera. Non si tratta di un’idea isolata, ma diun tassello del disegno del territorio che sta prendendo forma nell’areaveneziana, grazie alla comunità di intenti e alla sinergia operativa fraspeculatori privati e pubbliche istituzioni.
Nel2010, quando venne presentata alla Biennale di architettura, l’immagine di una coronadi grattacieli attorno a Venezia, con vista sul campanile di San Marco, fuconsiderata poco più di una bizzarria, il prodotto di cattive scuole, dove manuali e libri di testo sembranoessere stati sostituiti dalle istruzioni di Sims City e dalle trame di TrueDetectives (nella serie televisiva, però, il city manager corrotto che trafficain terreni inquinati e soldi pubblici viene ammazzato e non se la cava conqualche giorno ai domiciliari).
Il Palais Lumière.

Poi,nel 2012, Cardin “regalò allacittà” il progetto per il Palais Lumière - 60 piani su una base a terra di 30mila metri quadrati- che con i suoi 250 metri (100 in più di quelli consentiti nella zona dalle normedell’ente di sicurezza aeroportuale) sarebbe dovuto diventare il grattacielopiù alto d’Italia, e fu chiaro che il partito della verticalizzazione dellagronda lagunare era agguerrito e intenzionato a vincere.
Il progetto fufortemente appoggiato dal sindaco Orsoni (“sarebbe folle perdere questaoccasione”) e dal governatore Zaia, che con spirito umanista non esitò aparagonare Cardin a Lorenzo il Magnifico. Anche l’ex sindaco Cacciari sidichiarò favorevole, perché sebbene l’edificio non gli piacesse, avrebbe portato vantaggi economici (“è brutto, ma a caval donato”). In verità, e come sempre avviene con isedicenti mecenati osannati dai nostri governanti, il dono non era gratis. Neimateriali di progetto, infatti, si spiegava chiaramente che la maggior parte degli oneri di costruzioneincassati dal comune avrebbe dovuto essere usata per far passare il tram ai piedi del Palais di Cardin.
Unapartita di giro fra lor signori, quindi, più che un’opera utile per Marghera e per il territorio veneziano,attorno alla quale, però, la propaganda del potere ha saputo organizzare un ampiomovimento contro i soliti professorie intellettuali, che per salvare il paesaggio vogliono affamare il popolo; edha usato cinicamente la disperazione di una comunità devastata dalla chiusura delle fabbriche e dalcolpevole abbandono da parte delle istituzioni, più interessate a far pagare aicontribuenti le bonifiche per rimediare al disastro ambientale provocato daipadroni lasciati scappare con la cassa, che al benessere degli abitanti. Si ècosì costituito un comitato di cittadini, esercenti, rappresentanti sindacali,che hanno visto nel grattacielo un “faro per il futuro”, per il miraggio di postidi lavoro che portava con sé, e solo un imprevisto diniego da parte del Ministerodei Beni Culturali ha provocato il blocco del progetto.

Mail blocco del Palais Lumière non ha fermato i piani per la rigenerazione delwaterfront di Marghera né l’intenzione di trasformarla nella sponda banchinatadella laguna destinata a diventare una replica della baia di Dubai, con attracchi per le grandi navi cariche di turisti diretti a “fare shopping” neipiani bassi dei grattacieli dai quali poi, esausti perla caccia ai buoni affari, potranno salire per rilassarsi nelle piscine e neiristoranti con vista mozzafiato su Venezia Vecchia. Non è escluso che quellipiù “colti”, i turisti di qualità cari al ministro Franceschini, vadano anche afarsi un selfie in Piazza San Marco, mentre per quelli più goderecci è consigliabile raggiungere rapidamente il casinò, chesi intende costruire in adiacenza all’aeroporto, e da qui, speriamo dopo essersigiocato tutto il denaro risparmiato al centro commerciale, reimbarcarsi. Ovviamentesi può fare anche il percorso inverso, sbarcare all’aeroporto e salpare in nave;che siano truppe aerotrasportate o scendano da mezzi da sbarco, quello che conta è che i turisti disposti a spendere sianotanti e sempre di più.

Il grattacielo della Nave de Vero.

Il grattacielo appena presentato sui giornali locali, oltre ad inquadrarsi perfettamente in questo scenario, offre alcuni altri interessanti elementi di riflessione, più che per il plauso scontatodelle istituzioni, per la forza degli investitori coinvolti.
Descrittodai progettisti con abbondanza di metafore che cercano negarne l’impatto, “una grande scultura di Venere più cheun edificio”, il grattacielo - 20 piani su 12 mila metri quadrati, alto 100metri come il campanile di San Marco con cui “dialoga”- dovrebbe sorgere inadiacenza al centro commerciale Nave de Vero (115 negozi e 15 punti di ristoro),così denominato perché la sua forma vorrebbe evocare la prua di una nave. La Nave de Vero è stata costruita eaperta nel 2014 dal gruppo olandese Corio, che di recente è stato acquisito daKlépierre, gigante dei centricommerciali in Europa e posseduto per il 30% da Simon Property Group che hasede a Indianapolis. Non un piccolo speculatore della campagna veneta, quindi,ma il più grande gruppo mondiale del real estate che ha interessi in 337immobili commerciali con una superficie complessiva di 245 milioni di metriquadrati e che realizza enormi profitti. Nel 2013, l’amministratore delegato,David Simon ha ricevuto come bonus oltre 137 milioni di dollari, cifra che èsembrata esagerata ad alcuni azionisti, tra cui il fondo pensioni del Delaware che gli hafatto causa.
Il signor David Simonè molto ricco, molto generoso ed ama molto Venezia. Così è diventato direttoredel Venetian Heritage Council, una delle tante organizzazioni benefiche chevogliono salvare la città, e che ha di recente destinato 12 milioni di dollariper il restauro e la valorizzazione del Museo ebraico e delle sinagoghe delghetto di Venezia. Un mecenate, quindi, del quale ancora poco si parla, ma chele autorità non mancheranno di ringraziare per i suoi doni, speriamo non concorsie speciali e procedure snelle per i suoi grattacieli.
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