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Pompei: un anno da dimenticare
23 Dicembre 2011
Beni culturali
Per il nostro sito archeologico più importante il 2011 si chiude così come era iniziato: fra i crolli e nell'impotenza del Mibac. L’Unità e Corriere della Sera, 23 dicembre 2011 (m.p.g.)

Pompei, l’anno orribile

Vittorio Emiliani – l’Unità

Un anno orribile per l’antica Pompei, che si chiude con un nuovo crollo: nella domus di Loreio Tiburtino, una delle più visitate perché posta all’ingresso delle scolaresche. Un dramma della manutenzione ordinaria e straordinaria, che non sembra finire mai. E qui, caso raro, non sono stati i fondi a mancare quanto le competenze dopo il pensionamento dell’ottimo soprintendente Piero Guzzo, anni or sono. Pompei è una delle Soprintendenze “speciali” (accorpata, assurdamente, con quella, importantissima, di Napoli). Non le mancano i fondi, visto che incassa circa 20 milioni l’anno (per un 30% dirottati altrove). Ma, dopo Guzzo, si sono succeduti, a velocità grottesca, ben tre soprintendenti (ad interim) e due commissari: un prefetto in pensione e un funzionario della Protezione Civile. Che hanno delegittimato nei fatti il soprintendente, cioè l’esperto vero. Dei 79 milioni disponibili, il commissario Fiori ne ha investiti pochi, un po’ più della metà, nella indilazionabile messa in sicurezza di una città esposta al consumo di massa, alle intemperie, al dissesto idrogeologico. Il resto? Finito in “valorizzazioni” discutibili, a partire dal Teatro Grande, rifatto in tufo contemporaneo.

Mi par di sentirli i lai di chi invoca la creazione di una Fondazione Pompei e l’intervento salvifico, soprattutto gestionale, dei privati. Sciocchezze. Ignoranti o maliziose. Bisogna invece rafforzare i poteri, anche gestionali, certo, dei soprintendenti, formarli meglio a tali compiti, dotarli di uffici amministrativi e tecnici efficienti, ricostituire la rete, lasciata sfibrare, dei presidii della tutela. A Pompei i soldi non mancano. Altrove ci vogliono anche quelli. Disperatamente.

Pompei. Crollo nella Domus da restaurare

Alessandra Arachi - Corriere della Sera

Questa volta è toccato alla Domus di Loreio Tiburtino. Ad un pilastro del pergolato esterno, per la precisione, quello che si affaccia sul giardino maestoso e imperiale, nel pieno centro della città antica di Pompei, ad un passo dall'Anfiteatro. E venuto giù ieri, il pilastro, ed era mattina, e non è un dettaglio per una Domus che, tra le altre, è aperta alle visite del pubblico. La Domus di Octavius Quartio, detta di Loreio Tiburtino, è tra le più belle e importanti degli scavi di Pompei. Conserva un impianto originario e anche quello splendido giardino immerso tra verde e specchi d'acqua. L'area del crollo ieri è stata sequestrata, i carabinieri stanno indagando le cause. Ma questa volta sarà difficile trovare spiegazioni a quello che appare come un crollo annunciato. Sono anni, infatti, che la Domus di Loreio Tiburtino è stata inserita nella lista delle case che avevano bisogno di restauri e di supporti. Da quando è cominciata la gestione commissariale negli scavi, perlomeno. Era il 2008 quando l'allora commissario Renato Profili stanziò quasi 460 mila euro per il restauro degli apparati decorativi. Non ci fu mai il bando per quella gara. Nel luglio 2010, però, la soprintendenza si lanciò in un annuncio ben più decisivo: 3 milioni e mezzo di euro per il restauro di sette Domus importanti, quella di Loreio Tiburtino in prima linea, deciso dall'altro commissario, Marcello Fiori. A fine luglio sarebbero dovute partire le gare. A settembre i lavori.

Ieri mattina il crollo. E la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro che si affannava a dire che «il pilastro non era portante né decorativo», che «l'area è stata scavata negli anni Cinquanta da Amedeo Maiuri, poi ha avuto restauri negli anni Ottanta e da allora più nulla, i lavori del commissariamento non hanno interessato questa parte». Non l'hanno interessata, ma era stato deciso di sì. E anche con urgenza. Ma nulla di fatto. E Pompei continua a sbriciolarsi. E il terzo crollo di quest'anno. E il più importante dopo quello della Schola Armaturarum, del 6 novembre 2010.

«Un crollo che non stupisce, anzi. Mi stupisco che non sia successo di peggio», commenta Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore Beni culturali. E annuncia: «L'allarme non è affatto concluso, ci saranno altri crolli». Il neoministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha fatto sapere che per attivare i 105 milioni di euro stanziati per i restauri degli scavi di Pompei dall'Unione Europea bisognerà aspettare l'autunno prossimo. Ci sono gare d'appalto da fare, di tipo europeo, appunto. E nel frattempo? «Il degrado va fermato subito impegnando squadre per la manutenzione ordinaria», implora Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio patrimonio culturale. E aggiunge: «Gli interventi straordinari sono molto spesso tardivi. E la domanda che in tanti si fanno è: di chi è la responsabilità del vergognoso stato di conservazione di Pompei?». Anche l'Associazione nazionale archeologi lancia un grido di allarme per gli scavi che tutto il mondo ci invidia e che sono patrimonio dell'Umanità per l'Unesco: «Continueremo ancora per molto a pagare gli errori prodotti dal lungo commissariamento degli scavi. L'unica possibile cura per salvare la città romana sono assunzioni subito».

I precedenti

1 La Schola

Il 6 novembre 2010 nella città antica di Pompei, sulla via dell'Abbondanza, crolla la Schola Armaturarum, la scuola dei gladiatori, restaurata nel 1947

2 Il Moralista

Il 30 novembre del 2010 cede il muro perimetrale che circonda la Casa del Moralista, situata a una ventina di metri dalla Casa dei gladiatori.

Il lupanare

Il primo dicembre 2010, in via Stabiana, crolla una parete di accesso a un ambiente della vicina casa del «lupanare piccolo», chiusa al pubblico.

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