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Giorgio Frasca Polara
Più cemento nel parco
27 Marzo 2010
Veneto
Storie venete. Quando gli schei vincono sul verde anche per colpa dei difensori del verde. La Terra, 27 marzo 2010

Uno scempio ambientale nel cuore del Parco naturale del Sile, istituito dalla Regione Veneto vent’anni fa su un territorio di oltre quattromila ettari a cavallo delle province di Padova, Treviso e Venezia? La denuncia, partita dall’associazione Un’altra Treviso, è stata raccolta dai sei deputati radicali che ne hanno fatto oggetto di una interrogazione alla ministra dell’Ambiente Prestigiacomo sottolineando che è la seconda volta che si tenta di trasformare l’area degli ex mulini Mandelli in un complesso di edifici residenziali (condomini e villette) e ricavando nella circostante zona verde un giardino per i nuovi abitanti. Che cosa è il Parco del Sile? Nel sito del parco si sottolinea che “il clima mite dell’area, la navigabilità delle acqua, la vicinanza con il mare, la copiosità di risorgive e la ricchezza boschiva del territorio”, senza contare i “numerosi reperti di una importante cultura palafitticola”, fanno del parco stesso la mèta di tanti visitatori ai centri visita per la scelta degli itinerari, per l’educazione ambientale, per recarsi nei punti di maggiore interesse ambientale e faunistico.

Ebbene, invece di “proteggere, salvaguardare, valorizzare, mantenere e tutelare il suolo e il sottosuolo, la flora e la fauna del Sile” (scopo dichiarato nella legge istitutiva), l’Ente Parco avvia “progetti di recupero” che in realtà sono piani di edificazione veri e propri: il caso degli ex mulini Mandelli ne è la prova. Sottolinea ancora l’associazione Un’altra Treviso: «Siamo indignati nel constatare che ad avviare l’iter per la cementificazione delle rive del Sile non siano state le richieste dei costruttori ma lo stesso Ente Parco attraverso lo strumento della variante al piano ambientale che a tutto dovrebbe servire meno che a portare a nuove edificazioni lungo le sponde del fiume». Ma il bello è che, come si è accennato, quello in corso è il secondo tentativo di fare degli ex mulini il trampolino per scempiare proprio le rive dello fiume. Già allora, quattro anni fa, si sostenne trattarsi di un “progetto di recupero”.

Ma allora si era fatto di peggio: nella richiesta avanzata dall’Ente Parco alla regione Veneto – è scritto nell’interrogazione – si affermò che il percorso tecnico-amministrativo era stato “individuato di concerto con il Comune di Treviso”. Tuttavia l’assessore all’urbanistica Marton e il presidente della commissione urbanistica Zampese hanno sostenuto che l’amministrazione comunale non sapeva nulla del progetto. Eppure in quel tentativo la giunta di Treviso dimostrò zelo e solerzia degni di miglior causa: la richiesta dell’Ente Parco, infatti, era stata protocollata in municipio il 10 agosto 2006 e inoltrata allaregione appena una settimana dopo, proprio sotto ferragosto! E allora due domande dei parlamentari alla ministra Stefania Prestigiacomo: di quali elementi dispone il suo dicastero? E quali iniziative intende assumere anche in considerazione della presenza, in prossimità dell’area del Parco naturale del Sile, di siti di interesse comunitario e di zone di protezione speciale?

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