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Vezio De Lucia
Più 40 per cento di superficie urbanizzata
8 Aprile 2006
Roma
Il nuovo PRG di Roma: poco di nuovo e molto di sbagliato. Da Carta QUI, n. 13, 3-10 aprile 2006 (m.p.g.)

Intervista di Anna Pacilli

L’abnorme consumo di suolo è uno dei punti più negativi e ingiustificati del nuovo Piano regolatore generale [Prg] di Roma, ma nessun dato o numero è stato fornito in proposito, nonostante la gran mole di documentazione che ne ha accompagnato tutta la preparazione. Lo ricorda l’urbanista Vezio De Lucia, che i calcoli ha deciso di farli da solo già nel 2003 per documentare le effettive dimensioni dell’espansione prevista dal nuovo Piano.

«Con il nuovo Prg, la città di Roma si ingrandisce di 15 mila ettari, con un incremento di circa il 40 per cento rispetto alla superficie già urbanizzata. Un dato impressionante se si considera che l’intero comune di Napoli occupa una superficie di circa 11 mila ettari» dice De Lucia, che accetta di commentare il nuovo Prg della capitale licenziato il 22 marzo dal consiglio comunale. A De Lucia non piace per niente questo Piano, come non gli va giù l’accordo praticamente unanime che, alla fine, ha portato alla sua approvazione e poi lo ha incoronato. Con anche il manifesto, sottolinea con amarezza, a cantare nel coro di giubilo dei media.

Che cosa non va nell’esperienza urbanistica romana?

Diciamo innanzitutto che questo Piano regolatore è una sorta di registrazione di cose già fatte e successe nel corso degli ultimi dieci anni e la stima che lo dà attuato al 70 per cento probabilmente è per difetto. Basta ricordare che per il Giubileo del 2000, è stato calcolato, sono stati autorizzati 40 milioni di metri cubi di nuove edificazioni. E il consumo di suolo è stato un argomento tabù, che infinite volte si è tentato di portare anche nelle sedi istituzionali. Molto diverse sono invece le esperienze in Europa in materia di crescita urbanistica e di riduzione, o addirittura arresto, del consumo di territorio. In Germania, per esempio, un indirizzo governativo dell’epoca di Kohl è noto con lo slogan «30 ettari al giorno» a indicare il limite di consumo di suolo consentito complessivamente nel paese. Facendo i calcoli, vuol dire che ogni cittadino tedesco ha, diciamo così, una dotazione di suolo agricolo da consumare di 1,3 metri quadrati l’anno. Mi sono divertito a fare i conti con il nuovo Piano della capitale, che invece «autorizza» ogni romano a consumare 6 metri quadrati.

Eppure, Roma è da sempre considerata un laboratorio.

Dal dopoguerra Roma è stata un positivo laboratorio dell’urbanistica. Gli standard urbanistici, introdotti nel ’68 nella normativa nazionale, erano in qualche modo già stati anticipati nel Piano regolatore di Roma del 1962. Oggi, purtroppo, Roma è un laboratorio che anticipa soluzioni non positive, per usare un eufemismo. Per esempio, nella filosofia del nuovo Piano continuano a essere sottintese manovre di perequazioni e compensazioni, come mette chiaramente in evidenza Paolo Berdini nel testo pubblicato sul sito di Edoardo Salzano www.eddyburg.it .

Qual è lo stato di salute della pianificazione?

L’Italia è spaccata in due. Ci sono regioni come Toscana, Marche, Umbria e Emilia Romagna dove tutti i comuni sono dotati di strumenti urbanistici che si rinnovano con notevole frequenza. Dal Lazio in giù, l’urbanistica sparisce; si salva forse un po’ la Basilicata e speriamo si salvi la Puglia con la nuova amministrazione. I dati sul Lazio sono sconfortanti. Su 378 comuni, 89 sono ancora senza Piano regolatore a 64 anni dalla legge urbanistica. Altri 135 hanno Piani vecchi di almeno venti anni, che equivale a dire che non li hanno perché sicuramente massacrati da varianti, modifiche... Forse si tratta soprattutto di piccoli comuni. Ma, ad aggravare la situazione, ci sono i dati regionali sugli accordi di programma, in crescita continua: erano 31 nel 2001, almeno 100 nel 2005. Stiamo parlando di atti che servono a derogare dagli strumenti urbanistici.

La «controriforma» dell’urbanistica della proposta di legge Lupi, rimasta al palo in questa legislatura, è solo rimandata alla prossima?

L’archiviazione della Lupi, vero cavallo di Troia della rendita immobiliare, è stata una grande soddisfazione. Né vanno trascurati alcuni segnali: quest’estate Prodi, a differenza della sinistra, mi pare abbia avuto una posizione chiara verso i cosiddetti immobiliaristi, distinguendo fra rendita e profitti. Sempre Prodi ha sostenuto che bisogna rimettere mano alla questione urbanistica, cosa confermata nel programma dell’Unione che propone un fatto inedito per la cultura italiana, il contenimento dell’espansione urbana. Spunti che inducono all’ottimismo. D’altronde, siamo obbligati a essere ottimisti alla vigilia delle elezioni.

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