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Vittorio Emiliani
Perché va difeso il paesaggio
29 Maggio 2009
Il paesaggio e noi
Considerazioni sullo stato del nostro paesaggio a margine di un’iniziativa romana. Da l’Unità, 29 maggio 2009 (m.p.g.)

Fra 1996 e 2005 i Comuni – spesso delegati alla tutela paesaggistica dalle pigre Regioni – hanno autorizzato 3,2 miliardi di metri cubi di nuova edilizia, con consumi folli di suoli e di paesaggi. Così l’Annuario Istat. Che ci racconta di un cemento ormai ininterrotto fra Veneto e Lombardia. Dove si stanno varando Piani Casa, ben prima di un testo nazionale che non contrasti con l’art. 9 della Costituzione (“La Repubblica tutela il paesaggio”). L’assessore lombardo Davide Boni giura che consentirà interventi anche nei centri storici e nei parchi infischiandosene delle Soprintendenze.

Il ministro Bondi le sa queste cose? Cosa intende fare dell’articolo 9? Ha accettato tagli mortali ed ha voluto una riorganizzazione del Ministero, che crea un super-direttore generale destinato a «fare profitti» coi beni culturali e indebolisce proprio ora la direzione generale per la tutela del paesaggio. Forti le critiche in commissione Cultura della Camera (non soltanto da un battagliero Pd) e dimissioni del relatore, on. Fabio Granata, ex An. Alla fine un “sì” molto sofferto, con la presidente, on. Valentina Aprea, ad invocare, un tragicomico voto di fiducia.

Se ne è parlato mercoledì, a Roma, nell’incisivo convegno di Assotecnici dopo la riuscita, compatta protesta degli archeologi romani contro il commissariamento. Leit-motiv della riunione aperta da Irene Berlingò e da Giuseppe Chiarante: «Ridare centralità alla tutela e all’articolo 9».

Pienamente condiviso dallo stesso on. Granata («La difesa del paesaggio viene prima di tutto»), dall’on. Giulietti («La commercializzazione ha già devastato la tv»), dall’on. Melandri («Minacciato lo stesso Ministero»), dal giurista Giuseppe Severini («Desolante la corsa regionale ai piani-casa»). Nasce un progetto trasversale di difesa attiva del paesaggio, della Costituzione. Ne parleranno i giornali? In maggioranza, fateci caso, sono in mano a grandi costruttori.

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