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Mario Pirani
Pecoraro Scanio, il Mose e l'animale da salvare
27 Gennaio 2006
MoSE
Se qualcuno facesse leggere al bravo giornalista la relazione conclusiva della Commissione ministeriale per l’impatto ambientale, magari sul MoSE starebbe zitto. La Repubblica, 23 gennaio 2006

Evidentemente questa volta Pecorario Scanio conta di vincere le sue spericolate battaglie con l´arma impropria dell´uccello selvaggio. Proprio così: stando alla informazione da lui trasmessa in anteprima l´altro giorno ai giornali, l´Unione europea avrebbe aperto una procedura d´infrazione contro l´Italia per bloccare la costruzione del Mose, il sistema di paratie mobili per proteggere Venezia dalle acque alte anomale. Un´opera osteggiata dai Verdi fin da quando venne ideata a metà degli anni Ottanta ma oggi in fase di attuazione. Non è mai detta, però, l´ultima parola: così i Verdi, che si erano rivolti a Bruxelles denunciando l´ennesima volta le conseguenze a loro avviso negativissime dell´odiato Mose, annunciano ora che la Commissione europea sarebbe del loro stesso avviso e, addirittura, avrebbe messo sotto accusa il governo italiano per inadempienze ambientali.

Quindi stop ai cantieri e intimazione a Prodi perché inserisca nel programma dell´Unione un No esplicito al Mose, in caso di vittoria del centro-sinistra.

Questa "svolta storica", come i suoi esaltatori l´hanno definita, consiste peraltro in una lettera di un direttore generale dell´Ambiente della Commissione europea, il signor Julio Garcìa Burgués, che annuncia la «messa in mora» dell´Italia per non aver ancora posto in essere le misure necessarie ad evitare «perturbazioni dannose agli uccelli» in relazione ai lavori sul bordo lagunare, non ottemperando così «alla direttiva 79/409 del Consiglio Cee del 2 aprile 1979 sulla conservazione degli uccelli selvatici». Il governo italiano ha due mesi di tempo per avanzare le sue osservazioni.

Tutto qui, poiché, come afferma il Magistrato alle Acque in una sua messa a punto, «la Commissione non ha espresso alcun giudizio sul Mose... ma si è limitata a chiedere una verifica sulle procedure di rispetto o meno della direttiva sugli uccelli selvatici». Non c´è, quindi, alcuna condanna poiché se, dopo la verifica, la Commissione si ritenesse ancora insoddisfatta essa dovrà trasmettere il dossier alla Corte di Giustizia di Lussemburgo, la sola autorizzata ad emettere una sentenza d´infrazione.

È però più che probabile che il Consorzio Venezia Nuova, responsabile della costruzione del Mose, garantirà la sua sensibilità ornitologica con altre pagliarelle e schermature anti rumore, così da assicurare la tranquilla nidificazione del fraticello (sterna albifrons), un gabbianello col cappuccio nero che si nutre di pesci con abili tuffi in laguna e in mare, diffuso nella zona.

Si tratta di una storia che, per il modo con cui è stata raccontata e presentata, supera nettamente la soglia del ridicolo. Pur tuttavia se Pecoraro Scanio ha pensato di farvi ricorso con tanta azzardata enfasi il motivo non è banale. Con ogni probabilità i Verdi reputano utile, per ragioni di visibilità, di riesumare quella strategia che praticamente impedì ai governi di centro sinistra (Prodi, D´Alema e Amato) di attuare tante opere infrastrutturali indispensabili, dal passante di Mestre al raddoppio dell´Autosole tra Firenze e Bologna. Il che nulla toglie alla giusta opposizione al ponte di Messina o a qualche altra iniziativa inutile e iper costosa. Non è, però, il caso del Mose, a fronte del pericolo che la città potrebbe correre se si ripetesse una marea delle dimensioni del 1964. Se mai un controllo e un monitoraggio attento andrebbero attuati per verificare il contestuale avanzamento di tutti gli altri interventi indispensabili per l´equilibrio e la salvezza della Laguna e della città (manutenzione urbana, traffico petrolifero, portualità commerciale e turistica, disinquinamento e miglioramento delle acque, ecc.) laddove il sistema delle dighe mobili sarebbe di per sé insufficiente.

Sapranno i Verdi elaborare una politica capace di contemperare la difesa dell´ambiente e le ragioni dell´ecologia con le esigenze di un paese moderno, bisognoso di infrastrutture grandi e piccole in buona parte vetuste o manchevoli? O andremo di nuovo incontro alla opposizione ad ogni iniziativa, ai veti su scala nazionale e locale, al proliferare, di fronte ad ogni concreto progetto, di fantasiose «alternative», inventate per perdere tempo e parodiare una «critica costruttiva»? Solo la disposizione a compromessi ragionevoli tra i valori della natura e quelli del progresso umano può fare della politica «verde» un lievito proficuo per la coalizione dell´Unione. Non la difesa a oltranza del fraticello che mi spinge a far proprio quell´aforisma di Oscar Wilde che suonava pressappoco così: «La natura, quel luogo orribile dove gli uccelli volano crudi».

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