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Lidia Menapace
Patriarcato e femminismo
25 Marzo 2016
Donna
Un'argomentata critica alla persistenza del patriarcato nella nostra società (sia pure divenuto "gentile"), del grave vulnus che ciò rappresenta

per la democrazia, e alla scarsa attenzione al problema da parte della sinistra. Rifondazione.it newsletter, 24marzo 2016)


Sonosolita dire da un po’ che se il femminismo non cerca trova altri punti di partenza, non può resistere alla recente, non ancora del tutto consolidata,vittoria del Patriarcato; ma che ciò non blocca la crisi capitalistica, la qualeanzi, con l’appoggio del “patriarcato gentile” va sempre più non già verso l’uscitadalla crisi, con una nuova gloriosa socialdemocrazia, detta pure“riformismo”, bensì a capofitto nella barbarie che ha il nome proprio di“guerra”.
Vogliocercare di spiegarmi bene: che cosa sia il patriarcato è noto e qui non ho da inventare nulla. Che il patriarcato stia vincendo si vede dall’ininterrottoe non risolutivo dominio della finanza in economia. Che la sua incipiente“vittoria” sia una sciagura, si vede dalle vicende greche; dallaperdita di significato della parola “classe”; dalla trasformazionedel sindacato in corporazione (cioè dal “progresso” verso il Feudalesimo!), dall’emergere di una emancipazione ottusamentemimetica, che produce persino le ragazze “bulle”, nonché le ministre adoranti, come quelle del governo Renzi o le parlamentari come la Moretti chesvolgono benissimo la parte di altoparlante del “capo”. E mi spiace molto didover mettere in elenco pure la vicesegretaria nazionale del Pd, che è una donnaintelligente, la quale non può non capire quel che fa.
Citroviamo dunque in una fase - che non credo sarà lunga, ma non è nemmeno un attimo fuggente - di regresso e di caduta. Da qualche tempo, sia purein modo apparentemente casuale emergenziale e non organizzato, nè analizzato a dovere, si palesano alcune “maglie rotte” nella rete della barbarie del capitalismoin crisi strutturale globale e -credo- finale (crisi, non crollo). Mentre ciòsuccede, sembra che ciò che viene chiamato “sinistra” non se ne accorga nemmeno, non ne abbia coscienza e provi a fare del riformismo,senza nemmeno riuscire, proprio nei paesi dove la socialdemocrazia europeafu più gloriosa e consolidata, a contenere le crescenti spinte razziste, guerrafondaiee neocolonialiste, cioè fascisteggianti.
Collocoqui il fenomeno che chiamo “patriarcato gentile”, cioè quello “di sinistra”, che usa persino a volte il linguaggio inclusivo, dice “ministra” o“sindaca”, che non dice più “porca Eva”, anzi persino avanza analisisulla “democrazia imperfetta per le donne”. Qui è il possibile aggancio nuovo. Prendo in considerazione una dichiarazionedelle N.U. (da alcuni decenni si chiamano Nazioni Unite e non più ONU) fontenon sospetta di posizione preconcetta progressista, ma abbastanza attendibile,che suona: “Le donne sono ormai stabilmente la maggioranza della popolazionedel pianeta e di ogni paese che lo compone e occupano ovunque gli stratipiù modesti”. Se volessi tradurre subito in politichese sinistrese direi:dunque noi donne siamo il nuovo proletariato mondiale o almeno la sua stabilemaggioranza.

Milimito ad osservare che se le donne sono ormai la stabile maggioranza della popolazione,“una democrazia imperfetta per le donne” è “una democrazia imperfetta” e basta. Toccherebbe a tutte e tutti rispondere correttamenteal conseguente “che fare?” A destra si accetta sia pure di malavogliae col contagocce di mollare un po’ di potere (bisogna dire che socialmente la destrane ha di più e il sacrificio é minore). Ma a “sinistra” il niente. Nonsono disposta a considerare “sinistra” una cosa così. Ripartiamoin ogni circostanza col ricordare che noi siamo la maggioranza e che chi non loriconosce, non può di conseguenza dichiararsi se non conservatoreo addirittura reazionario. E avanti tutta!
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